Il caso Alfano, nato dalla maxi indagine sulla corruzione, crea imbarazzo e timori nella maggioranza di governo

Alfano e RenziMovimento 5 stelle e, da altre sponde, Lega Nord,  Fratelli d’Italia, i capigruppo di Possibile e Alternativa Libera, Pippo Civati e Massimo Artini,  chiedono che Angelino Alfano,  ministro dell’Interno e leader di AP (cioè Ncd+Udc), si dimetta dal governo dopo ciò che è emerso dalle intercettazioni della maxi indagine della Procura di Roma sulla cricca dedita a corruzione e riciclaggio. Sono intercettazioni di conversazioni tra persone coinvolte nella inchiesta, le quali tra loro parlano di 80 curricula che il padre del ministro avrebbe spedito per raccomandare l’assunzione  di amici e conoscenti in una società informatica che lavora per le Poste, dopo che ieri era emerso che anche il fratello del ministro è stato assunto, con un compenso di 126mila euro annui, nell’azienda Postecom. Cosa che era stata denunciata dai Cinquestelle già nel 2013.

Gli esponenti dei gruppi parlamentari del Pd, di fronte al rischio che eventuali dimissioni del ministro dell’Interno possano far perdere il sostegno della sua formazione politica al governo Renzi, negano che vi siano gli estremi perché Alfano debba compiere questo passo, dal momento che non vi è alcune reato contestato ai suoi familiari e meno che meno a lui stesso. Renzi, l’uomo dal tweet facile, in questo caso invece tace, come al solito quando si trova di fronte a situazioni imbarazzanti. I gruppi di opposizione gli ricordano che il ministro Lupi, dello stesso partito di Alfano, fu costretto a dimettersi per molto meno da ministro delle Infrastrutture (un orologio regalato a suo figlio da un imprenditore).

Alfano comunque reagisce duramente, affermando che non intende dimettersi per “il riuso politico degli scarti di una inchiesta giudiziaria“. “Oggi la barbarie illegale – dice ancora Alfano parlando di suo padre – arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant’anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto ‘pressioni’ presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni”.

E aggiunge che è “indegno” dare credito a “due signore che parlano, anche insultandomi” e “non so chi siano”. “Le due signore che parlano, anche insultandomi – rileva Alfano, riferendosi all’intercettazione in cui la segretaria di Raffaele Pizza parla di 80 curriculum per Poste Italiane inviati dal padre del ministro – non so chi siano, ma quell’uomo lo conosco bene perché è mio padre ed è indegno dare credito e conto a ciò che i magistrati avevano scartato dopo avere studiato”. “Nel frattempo – aggiunge – il contenuto reale dell’inchiesta giudiziaria passa in secondo ordine in spregio ai tanti uomini dello Stato che a quella inchiesta si sono applicati”.

L’inchiesta.  Ieri davanti al gip Giuseppina Guglielmi sono sfilati alcuni indagati, nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia, tra cui Maurizio Lanari (amministratore di una società), Sergio Rossi (amministratore società informatica) , Claudio Crognale (amministratore di società), Marco Nobile e Armando Baldini (funzionari della Agenzia delle Entrate).

 

Accertamenti su diverse nomine in società apparse nell’inchiesta della Procura di Roma, compresa quella sull’assunzione del fratello di Angelino Alfano a Postecom, sono stati eseguiti dalla Procura di Roma e dai finanzieri del Nucleo di Polizia Valutaria prima dell’operazione culminata nell’emissione di 24 misure di custodia cautelare tra carcere e domiciliari.

Le verifiche in questione non hanno determinato formali contestazioni di reati. Il tutto, secondo quanto si è appreso, per verificare l’attendibilità di Raffaele Pizza, considerato al vertice dell’organizzazione specializzata nel condizionare nomine presso società private e influenzare appalti pubblici. Lo spunto per questi accertamenti è scaturito anche da un’intercettazione del 9 gennaio 2015 in cui Pizza, fratello dell’ex sottosegretario Giuseppe, rivendica di essere stato lui a far assumere Alessandro Alfano.

Nell’ ordinanza citati anche Sarmi e Boeri –  Si parla anche di una proroga di un mega appalto Inps ad un consorzio di imprese nelle carte dell’ inchiesta della Procura di Roma su mazzette e riciclaggio: una proroga sul cui esito positivo il faccendiere Raffaele Pizza (fratello dell’ex sottosegretario Giuseppe) rassicura il referente del consorzio, Roberto Boggio, sottolineando le sue ottime “entrature”. In particolare, scrivono gli inquirenti nell’ordinanza, “Pizza tranquillizzava Boggio circa il positivo esito anche della proroga, facendogli intendere di poter influire favorevolmente in ordine alla decisione grazie alle sue altolocate conoscenze nell’ambiente, citando espressamente Sarmi (Massimo Sarmi, ex ad di Poste italiane spa) come persona in grado di ‘arrivare’ a Boeri, attuale direttore dell’Inps”. E quando Boggio gli dice di aver sentito Boeri, Pizza replica: “A Boeri ci penso io quand’è il momento, è amico di…ma siamo a livelli altissimi….con Sarmi se gli dico una cosa la fa….capito, non rompesse il c. … quand’è il momento, io sono in grado di intervenire, amico amico suo proprio….è anche una persona di grandi qualità…”.

 

1 Commento

  1. Alfano, i tuoi familiari al momento sono accusati di accaparrarsi posti con le raccomandazioni; poi si vedrà. Ma come? Prima ancora del processo hai accusato Bossetti di essere un assassino e adesso ti lamenti che tuo padre è uno che chiedeva posti? Avete rotto: in galera fate finire solo i morti di fame mentre voi vi sistemate famiglia e famigliari con le raccomandazioni evviva i 5 stelle che vi ha sgamati! E poi che c’entra che il padre è malato?! Allora tutti gli accusati diranno che sono dei poveri malati e stiamo a posto. Intanto le indagini vadano avanti, poi la magistratura deciderà quali provvedimenti prendere.

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