Dal pasticcio d’Egitto alle pretese del paladino di Sicilia

di NUCCIO FAVA* -In un paesino della Tuscia, Artena di Castro, c’è stato un gran parapiglia per la festa di san Rocco in calendario il 16 agosto. Parrocchiani e cittadini esigevano che si rispettassero giorno e orario tradizionali mentre il parroco – con avviso pubblico comunicato per tempo – aveva annunciato l’anticipo della processione alla sera del 15 a causa del gran caldo e dell’afa, asfissiante specie per i più anziani. E’ scoppiato un putiferio con cartelli di “vergogna” per le strade e l’accusa di non rispetto delle tradizioni e dei valori religiosi e civili della popolazione.

L’episodio può far riflettere sul bisogno irresistibile di protestare e comunque reagire temendo di subire una imposizione, una ingiustizia, né motivata né comprensibile.

In contesti ben più gravi ed inquietanti è comprensibile il modo con cui gli italiani hanno accolto la decisione del ritorno del nostro ambasciatore al Cairo nonostante il dramma della famiglia Regeni continui a rimanere senza risposta. Si assiste all’eterno gioco di “tirare il sasso e nascondere la mano” quando invece un governo democratico dovrebbe sempre dire con chiarezza e assumersi la responsabilità dei suoi atti. Specie se un giornale come il N.Y.Times sostiene che i servizi Usa avevano comunicato la tragica fine di Giulio Regeni ai nostri servizi che dipendono direttamente dal presidente del Consiglio (al tempo Matteo Renzi).

Anche l’ operazione Libia presenta non pochi lati problematici e preoccupanti. Non sono certo di per sè rassicuranti i dati sulla diminuzione degli sbarchi, causati dagli sbarramenti delle navi che abbiamo destinato alla guardia costiera libica. Forse con troppa disinvoltura in stile Macron abbiamo ignorato del tutto le condizioni disumane in cui vengono rinchiusi e sfruttati questi disperati non più soccorsi in condizioni estreme dalle Ong sempre meno disposte a sottostare al codice del Viminale. In questo contesto anche il precipitoso ritorno del nostro ambasciatore in Egitto può servire a migliorare i rapporti anche con Tobruk e ottenere maggiore comprensione ed eventuale collaborazione per la nostra complicata missione. Una pagina comunque non bella per la politica italiana nel suo insieme, addolcita in parte da un miglioramento dei nostri conti che restano purtroppo tra gli ultimi in Europa.

In compenso il nostro ministro degli esteri è più che mai attivo anche in politica interna. Giocoliere principale sullo scacchiere Sicilia, che rappresenta terreno di confronto per le alleanze e per misurarsi con i 5stelle, da tempo ai blocchi di partenza, certi di risultare la forza più accreditata per una vittoria nell’isola, passaggio obbligato per il successivo assalto a palazzo Chigi.

Il segretario Pd invece è stracarico di problemi, avendo subìto la presidenza Crocetta e le lacerazioni interne al partito. In qualche modo ora si trova davanti anche di fronte al ricatto del partito di Alfano che chiede due cose non da poco: la designazione di un proprio esponente per il governo della Regione e un qualche accordo sulla nuova legge elettorale che assicuri un ruolo centrale per gli alfaniani anche alle legislative.

Neanche l’ex Cavaliere è in posizione favorevole per resistenze interne al suo stesso partito e per l’espressa volontà di Salvini e della Meloni che non vogliono avere alcun rapporto con gli uomini di Alfano. Insomma un classico pasticcio siciliano che avremo modo di seguire  come un grande tormentone nelle prossime settimane.

*Nuccio Fava è stato direttore del Tg1 e del Tg3 e delle Tribune politiche Rai

 

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