L’impropria assimilazione tra estremismi austriaco, polacco e ungherese

di GIOVANNI PEREZ – Questa settimana su tutti i mass media italiani sono apparsi articoli ed interviste sul voto in Austria, voto che ha visto vincente il giovane Kurz, leader dei Popolari, ed una affermazione dell’ultradestra. Unanime la preoccupazione per la virata dell’elettorato austriaco verso posizioni estremiste, posizioni che vengono assimilate a quelle dei governi di Polonia ed Ungheria. Ma i movimenti estremisti sono forse uguali nei tre governi? In realtà, guardando al passato ed alle origini, esistono dei presupposti diversi alla base dello spirito xenofobo riscontrabili nei tre popoli.

Per quanto riguarda l’Austria, infatti, è opportuno ricordare che nel 1938 Hitler fece il suo ingresso trionfale a Vienna interpretando il sentimento antiebraico che già covava sotto le ceneri ed esaltato dalla propaganda che dipingeva i popoli di lingua tedesca di “razza superiore” e gli ebrei invece da eliminare come parassiti.

Oggi il posto di  “non gradimento” lo hanno preso coloro che fuggono dall’Africa o dall’Asia in fiamme. Necessario quindi, secondo questa teoria isolazionista ed egocentrica, erigere barriere come al Brennero e schierare l’esercito a guardia dei confini.

Diverso il discorso per la Polonia. Guardando sempre al passato, anche la Polonia era animata da uno spirito antiebraico, ma con una differenza rispetto all’Austria: mentre Hitler induceva i tedeschi a ritenersi una razza superiore destinata a dominare il mondo, ad alimentare nel  popolo polacco lo spirito antisemita non era stato il mito della “razza superiore”, ma la Chiesa cristiana che indicava gli ebrei come deicidi. Una convinzione che aveva indotto una larga parte della popolazione polacca ad assistere allo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, spesso vicini di casa, senza muovere un dito, anzi ad uccidere quegli ebrei che riuscivano a sfuggire ai tedeschi nascondendosi nelle campagne polacche.

Aveva fatto eccezione una ristretta cerchia di polacchi che avevano combattuto assieme agli ebrei durante la rivolta di Varsavia. In sostanza il popolo polacco, animato da sempre da un forte spirito nazionalista basato su una religiosità cattolica da Inquisizione, non ha mai sopportato che il suo territorio fosse calpestato da “diversi”, fossero nazisti, ebrei o comunisti. Da qui l’insofferenza verso i popoli provenienti dall’Africa o dall’Asia. Un “razzismo”, quello polacco, che non guarda al colore della pelle, come accade nell’Austria di Kurz e di Strach, ma all’appartenenza etnico-religiosa.

Discorso diverso, ma simile a quello fatto per l’Austria, va fatto per l’Ungheria.  Sempre rapportandosi  al passato, ricorderemo le crudeltà commesse dalle legioni Frecciate, milizie ungheresi alleate dei nazisti, durante l’ultima guerra, a loro volta animate da uno spirito di superiorità razzista che le aveva spinte in quegli oscuri anni ad uccidere migliaia di ebrei ungheresi gettandoli legati nel Danubio. Oggi, non potendo più eliminare fisicamente i “diversi” che chiedono aiuto ai confini, si limitano a respingere donne e bambini erigendo muri di filo spinato.

 

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