Aggredito in carcere dagli altri detenuti l’uomo accusato di aver ucciso la piccola Fortuna Loffredo. COMMENTO di Ernesto Caffo*

fortuna-loffredoREDAZIONE – Raimondo Caputo, l’uomo accusato di aver violentato e ucciso la piccola Fortuna Loffredo, di 6 anni, (foto a lato) a Parco Verde di Caivano (Napoli) il 24 giugno 2014, è stato aggredito nel carcere di Poggioreale da altri detenuti nella cella in cui si trovava. Lo si apprende dal procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco, che precisa che Caputo “presenta i segni dell’aggressione, ma nulla di grave”. Caputo è stato quindi trasferito in cella di isolamento per motivi precauzionali per la sua incolumità. L’uomo, nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, si era difeso dicendo: “Non ho ucciso Fortuna, non ero lì quando lei è caduta, né ho mai commesso abusi sessuali”. Ma il procuratore Greco ritiene che l’intercettazione di una sua telefonata lo accusi e confermi la testimonianza di una bambina, figlia della sua convivente. Una testimonianza che giustifica l’orrore suscitato dagli sviluppi della inchiesta sulla morte della piccola Fortuna Loffredo, di 6 anni, il cui corpo senza vita venne raccolto sul selciato antistante un palazzo del Parco Verde di Caivano il 24 giugno del 2014.

Raimondo Caputo,  43 anni, quando gli è stata notificata l’accusa era già in carcere perché indicato come responsabile di tentata violenza ai datti della figlioletta della convivente.  Ora è accusato di averla uccisa gettandola dal balcone dopo aver tentato di usarle violenza: è stato raggiunto da un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord per l’omicidio della bimba. Ascoltato nel corso dell’interrogatorio di garanzia, condotto dal gip Alessandro Buccino Grimaldi, presente il pm di Napoli Nord Claudia Maone,  all’interno del carcere di Poggioreale, ha respinto gli addebiti mossi nei suoi confronti dai magistrati. “Non ho ucciso Fortuna, non ero lì quando lei è caduta, né ho mai commesso abusi sessuali”, dice. Invece la madre di Fortuna, Domenica Guardato, in un’intervista a SkyTg24, ha dichiarato: “Finalmente ho avuto giustizia, anche se lo sapevo dall’inizio che me l’avevano ammazzata”.

Oggi, inoltre, due inquiline di quello che ora è stato ribattezzato “il palazzo degli orrori” sono indagate dalla Procura di Napoli Nord per l’ipotesi di reato di false dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria per coprire le responsabilità di quell’uomo. Una delle due è la donna che gli investigatori ritengono abbia raccolto la scarpa persa da Fortuna precipitando nel vuoto.

L’arrestato, con le accuse di violenza sessuale e omicidio, è compagno di una vicina di casa di Fortuna, abitante sullo stesso pianerottolo. Questa donna, a quanto pare, è la madre di Antonio Giglio, il bimbo di 3 anni che morì circa un anno prima della piccola Fortuna in circostanze analoghe, precipitando da un balcone.

L’esame autoptico disposto dalla Procura di Napoli Nord sul corpo della bambina due anni fa svelò gli “abusi sessuali cronici” ai quali era sottoposta. Le lesioni agli organi interni rilevate dai periti nell’autopsia erano inoltre compatibili “con una caduta da oltre 10 metri”.

Secondo l’ipotesi della Procura di Napoli Nord, l’uomo incriminato ieri avrebbe costretto la bambina a salire sul terrazzo all’ottavo piano dello stabile nel quale entrambi abitavano. Da qui l’avrebbe lanciata nel vuoto, probabilmente a seguito del rifiuto della piccola di subire l’ennesima violenza sessuale. L’uomo, secondo gli investigatori, avrebbe costretto Fortuna a subire ripetuti atti sessuali; inoltre avrebbe abusato sessualmente di altre due minori, una delle quali compagna di gioco di Fortuna. Nell’ambito della stessa indagine sia l’uomo sia la compagna sono stati già raggiunti da provvedimenti cautelari personali per violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di 12 anni.

Dunque non sono stati gli adulti – cioè chi sapeva e non ha parlato – ad aiutare gli inquirenti a fare luce sull’uccisione di Fortuna Loffredo: sono state le sue amichette a raccontare la tragedia di Chicca, come veniva chiamata Fortuna, e mettere gli investigatori sulla giusta strada con le loro parole e i loro disegni, una volta allontanate dai magistrati dal degrado familiare in cui vivevano. Così è stato scoperto l’ “orco”.

Secondo la Procura della Repubblica di Napoli Nord, a violentare e uccidere Chicca sarebbe stato il vicino di casa, appunto Raimondo Caputo, disoccupato e pluripregiudicato, già in carcere per abusi sessuali ai danni di un’altra bimba di tre anni, figlia della sua compagna. Fortuna venne uccisa perché si era rifiutata di subire l’ennesimo tentativo di violenza sessuale. Un “no” pagato con la vita. Raccapriccianti ma, secondo il gip, “assolutamente illuminanti e inoppugnabili” le informazioni raccolte nel corso di un colloquio con l’amichetta di Chicca lo scorso mese di marzo, nella casa famiglia dove, insieme alle sorelline, era stata trasferita dopo l’allontanamento dalla mamma (anche lei accusata di violenza sessuale in concorso) e dal convivente di quest’ultima. Eloquente e dirimente, anche secondo una psicologa, è un disegno in cui la bimba raffigura l’orco, a cui dà un nome e un cognome, con delle strisce sul volto, assimilabili a dei serpenti.

Sul caso è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella auspicando “un’inchiesta rapida, ampia e severa”.

“La giustizia non deve avere alcuna pietà”, ha detto Angelo Pisani, che con Sergio Pisani assiste i nonni della piccola Fortuna. “Fin dai primi sopralluoghi con i consulenti della difesa – spiega Pisani – era emersa con chiarezza l’ipotesi di un atroce movente a sfondo sessuale. Oggi finalmente arriva giustizia grazie al grande lavoro della Procura di Napoli Nord, che ha operato in un contesto fra i più terribili del Paese. In memoria di Fortuna è nostro dovere salvare tanti altri bambini come è già stato fatto durante le indagini, la giustizia non deve avere alcuna pietà”, conclude.

L’arresto del presunto omicida della piccola Fortuna “è una notizia che abbiamo accolto con grande sollievo”, ha detto don Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo Apostolo nel Parco Verde di Caivano (Napoli), commentando all’Adnkronos la svolta nelle indagini. “Per noi, per tutta la comunità, sono stati due anni di angoscia – spiega don Patriciello – abbiamo sospettato di tutti, ci siamo guardati in cagnesco, nessuno sapeva chi fosse il vicino di casa. Tutto questo ha pesato tantissimo, terribilmente, in un quartiere già difficile come il Parco Verde. E’ stato come trovarsi in un campo minato, dove non sai dove sono sepolte le mine antiuomo”.

In una nota il fondatore dell’associazione antipedofilia Meter, don Fortunato Di Noto, scrive: la morte della piccola Fortuna, che ha svelato il terribile dietro le quinte del giro di pedofilia di cui era vittima, “sia monito e impegno a lottare contro la pedofilia e gli abusi”.

Per il segretario federale della Lega Nord e presidente Ncs Matteo Salvini per l’omicida di Fortuna “la galera non basta”. “Castrazione chimica e lavori forzati, fino alla fine dei suoi miseri giorni”, scrive su Facebook.

Le indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord e condotte dai Carabinieri si sono poi concentrate anche su una presunta rete di pedofili attiva nella zona.

Una bottiglia incendiaria è stata lanciata contro l’abitazione nella quale è agli arresti domiciliari la compagna del presunto omicida di Fortuna. Il fatto è accaduto oggi a mezzogiorno. La molotov ha causato leggeri danni a una finestra.

IL COMMENTO

IL CORAGGIO DEI BAMBINI 

PIU’ FORTE DEL SILENZIO DEGLI ADULTI

Caffo Ernestodi ERNESTO CAFFO* –  Due anni di silenzi, indifferenza, omertà. Due anni, troppo lunghi, di indagini delicate, ostacolate dall’egoismo e dalla paura. Oggi più che mai, il grido di dolore di Domenica, mamma della piccola Fortuna Loffredo, sola, davanti al terribile dramma che ha colpito la sua bambina, non può essere ignorato. “Pensavo che, almeno oggi, qualcuno di questo maledetto parco venisse da me per dirmi qualcosa, un abbraccio, ed invece niente. Qui c’è sempre stato e sempre ci sarà il silenzio”, dice la giovane mamma, dopo l’arresto di un uomo accusato di aver gettato dal balcone il corpo della bambina, più volte abusato.

 Sono parole dure, che raccontano, oltre all’immenso dolore per la tragedia della piccola vittima, scenari sociali drammatici, allarmanti. Raccontano di un’infanzia negata, di bambini e ragazzi privi della libertà che meritano. Raccontano, però, anche di adulti freddi e impassibili. “Omertosa indifferenza e colpevole connivenza”, l’ha chiamata il procuratore aggiunto di Napoli. Adulti che non solo non hanno collaborato a far venir fuori la verità, terribile e dolorosa, ma hanno addirittura ostacolato le indagini, calpestando ancora di più la sofferenza già incolmabile di una mamma.

 La cronaca, però, ci dice anche un’altra cosa e ci offre un motivo di speranza. La svolta nelle indagini avvenuta adesso è grazie a loro, ai bambini, agli amici della piccola Fortuna. Lei, probabilmente, è stata uccisa perché si era rifiutata di subire l’ennesimo abuso. Loro hanno dato voce al suo dolore e, circondati dal silenzio degli adulti, hanno aiutato gli investigatori, ribellandosi, con la forza della loro innocenza, al mondo degli adulti. Il contesto in cui vivono questi bambini e ragazzi è un problema davanti al quale non possiamo chiudere gli occhi ed è opportuno che tutti i servizi sul territorio si mobilitino affinché qualcosa cambi e in fretta.

 Questo episodio dimostra quanto l’ascolto dei bambini sia fondamentale nella lotta alla pedofilia. Solo con l’ascolto è possibile raccogliere gli elementi di rischio prima che si verifichino episodi come quello di Fortuna. Dobbiamo riservare ai bambini una grande attenzione, perché possano sempre più rompere il silenzio degli adulti, che spesso nasce da una cultura in cui non c’è rispetto delle vite umane. La pedofilia va contrastata con azioni concrete ed è quello che Telefono Azzurro, con il suo Centro Nazionale di Ascolto, fa ogni giorno rispondendo alle richieste di aiuto di bambini e adolescenti.

* ERNESTO CAFFO docente di Neuropsichiatria infantile all’Università di Modena e Reggio Emilia e Presidente di Telefono Azzurro Onlus

Commenta per primo

Lascia un commento