Pio XI, il Papa della Conciliazione. Con i Patti dell’11 febbraio 1929, Stato e Chiesa definiscono i confini

di GIACOMO CESARIO*/ Una data storica il 7 giugno 1929, giorno di nascita dello “Stato della Città del Vaticano”, il più piccolo del mondo. Quella mattina, infatti, nel palazzo del Laterano, da parte del re d’Italia e del pontefice avvenne la ratifica dei cosiddetti Patti Lateranensi cioè del Trattato e del Concordato sottoscritti l’11 febbraio 1929 dal cardinale segretario di Stato, Pietro Gasparri, e dal capo del governo italiano, Benito Mussolini. Dopo lunghe e complicate trattative più volte interrotte e riprese, intercorse negli anni precedenti al 1929, si arrivò alla stipula del famigerato accordo che tanto premeva al Duce e al Papa. Il momento è solenne: nel luogo prescelto, l’austera sala dei papi, si firma l’atto con il quale veniva risolta la ormai non più sostenibile “questione romana”, sorta con l’annessione di Roma al Regno d’Italia nel 1870 e che per sessant’anni aveva irrigidito le relazioni tra Stato e Chiesa. I Patti comprendono un Trattato che regola “le condizioni della Religione e della Chiesa in Italia” e un Concordato che riconosce, tra l’altro, alla chiesa personalità giuridica, l’insegnamento religioso nelle scuole, il ruolo chiave delle associazioni cattoliche. Quanto alla Santa Sede, oltre a riconoscere gli “effetti civili” al matrimonio cattolico consentiti dall’articolo 34 del codice di diritto canonico, si precisa la linea di confine del nascente Stato vaticano, ovvero quel poco di territorio sufficiente a garantire alla Chiesa la propria libertà e indipendenza all’interno dell’umiliante regime. La stampa internazionale diede grande risalto all’avvenimento, elogiando Mussolini e pure il Pontefice regnante, Pio XI (Achille Ratti), che, per vie segrete, riuscì a trattare con il governo italiano, così risolvendo l’antica questione, un’opera sicuramente difficile che prima altri uomini auspicavano e attendevano: la “conciliazione” dell’Italia con la Santa Sede. Pontefice dal 1922 al 1939, nel periodo tra le due guerre mondiali, ricevendo i parroci di Roma, affermava tra l’altro: “Proprio in questo giorno si sottoscrivono un Trattato e un Concordato. Un Trattato inteso a riconoscere, e per quanto hominibus licet, ad assicurare alla Santa Sede una vera e propria e reale sovranità territoriale (non conoscendosi nel mondo, almeno fino ad oggi, altra forma di sovranità vera e propria se non appunto territoriale) e che evidentemente è necessaria e dovuta a Chi, stante il divino mandato e la divina rappresentanza ond’è investito, non può essere suddito di alcuna sovranità terrena..”. Si apre così l’epoca nuova con alle spalle una storia secolare di dominio temporale dei papi, in cui lasciò segni notevoli il dotto e intraprendente Pio XI: la pace è il primo traguardo che si pone. Governa per 17 anni, tra lotte e antagonismi, durante i quali si batte per la realizzazione della “Pax Christi in Regno Christi”, come recitava il suo motto. Già nella prima enciclica “Ubi arcano Dei” del 1922 sembra voler placare gli animi lacerati, da un secolo, per il conflitto tra Chiesa e Stato. Diceva che “l’Italia nulla ha ed avrà da temere dalla Santa Sede, e che il Papa, avrà sempre pensieri di pace e non di afflizione, di pace vera e perciò stesso non disgiunta dalla giustizia…”. Achille Ratti si pone contro l’ideologia fascista inaccettabile perché in contrasto con i principi cristiani; mal sopporta le insidie del regime, che sta monopolizzando la vita sociale, contestando alla chiesa il diritto di associazionismo cattolico, da lui rilanciato come strumento di formazione cristiana e di collaborazione laicale, ma anche come organizzata presenza nella società. Tormentato per quello che vede un po’ ovunque nella società civile come in politica, nel 1931 emana l’enciclica “Quadrigesimo anno” in cui, riaffermando e sviluppando la dottrina sociale di Leone XIII, sente la necessità del più ampio rapporto della chiesa con la società nella quale cristiani e laici sono chiamati a contribuire più direttamente alla “restaurazione sociale cristiana”. Molto più nette furono le sue opposizioni alle teorie e alla prassi del nazismo “nuovo paganesimo” e la stessa enciclica “Mit brennender Sorge” (con ardente preoccupazione) del 1937 costituiva in effetti un deciso rifiuto e una dura condanna dell’ideologia nazista. È lui a volere il giubileo del 1925, il centenario della morte di San Francesco d’Assisi nel 1927, che più tardi Pio XII proclamerà “patrono d’Italia”, il ritorno del Crocifisso nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali. Allo studio e ai mezzi di comunicazione aveva dedicato grande attenzione ed è risaputo il suo impegno nel promuovere la scienza e la cultura con pari zelo e passione tanto che decide di nominare Guglielmo Marconi presidente della fondata Accademia Pontificia delle Scienze e di inaugurare ufficialmente la stazione della Radio Vaticana. Scelte audaci, quelle di Pio XI, prese allo scopo di assicurare il buon funzionamento del nascente Stato, la cui sovranità è necessaria, e non potrebbe essere altrimenti, perché diceva: “Una qualunque sovranità territoriale è condizione universalmente riconosciuta indispensabile ad ogni vera sovranità giurisdizionale: dunque almeno quel tanto di territorio che basti como supporto della sovranità stessa. Quel tanto di territorio senza del quale questa non potrebbe sussistere, perché non avrebbe dove poggiare”. Imponente, negli anni successivi agli accordi, l’opera di realizzazione delle imprese architettoniche nello Stato, assai singolare per le sue dimensioni, 45 ettari di territorio, per la sua natura e missione religiosa, per la sua finalità di Stato sovrano volta a garantire autonomia e pienezza dei poteri del Pontefice, uno dei luoghi più fotografato al mondo, dove arte e natura si fondono in un concentrato di storia che di secolo in secolo l’ha visto protagonista e reso particolare. Con grande sensibilità culturale, Pio XI intese risistemare gli edifici già esistenti apportandovi adeguate modifiche e trasformazioni, coadiuvato, nelle scelte, da architetti e urbanisti di fama e comunque rispettoso di quelle sopravvissute memorie, in piedi da secoli, a dominare il territorio, di cui il tempo proprio qui ha lasciato tracce. Mostra il suo volto antico un complesso di palazzi storici, ideati da grandi architetti dell’Umanesimo e del Rinascimento, con cappelle fastose e belle sale di rappresentanza e stanze mirabilmente affrescate di solito chiuse al pubblico. Da qui sono passati Michelangelo, Raffaello, Bramante, lo scultore Benvenuto Cellini, il pittore fiorentino Sandro Botticelli, che dipinse le pareti della Cappella Sistina. Con vista su Roma e affaccio su piazza San Pietro è il bel palazzo papale eretto attorno al 1500, dimora sontuosa di diversi papi, da Sisto IV a Giulio II della Rovere, è lui a volere la volta della Cappella Sistina, a Pio IV e Leone X della famiglia Medici, solo per citarne alcuni. Accanto la basilica di San Pietro con la facciata del Maderno e la grande cupola michelangiolesca, il colonnato costruito dal Bernini a metà del ‘600, cui va l’attenzione maggiore. Altra rarità d’arte è l’antica chiesa di San Pellegrino, una vera chicca, che è stata per secoli cappella della Guardia svizzera pontificia, unica rimasta dopo lo scioglimento, nel 1970, dei corpi armati pontifici. È avvenuto ciò per volontà di Paolo VI, non per pura ritualità, ma per dar seguito alla riforma del 1968 che sancisce la fine dei “servizi decorativi ed esteriori, con cui la Corte pontificia è divenuta casa pontificia”. E ancora, nell’arco di pochi anni, tra le opere intraprese e portate a termine -frutto di sinergie e oggetto di frequenti riunioni dei delegati per i pubblici lavori, si notano i diversi edifici destinati alle varie attività di servizio: dai palazzi del Governatorato e del Tribunale a quelli di Radio e Poste, alla Pinacoteca inaugurata nel 1932. Man mano e abbastanza velocemente anche i lavori per dotare lo Stato di una stazione ferroviaria, di nuove porte d’accesso, di fontane, statue, cortili, giardini ricchi di alberi secolari e piante rare, di un colore verde intenso, ebbero l’approvazione e la benedizione di Pio XI, la cui morte non giunse improvvisa. Nei primi giorni di febbraio del 1939, proprio nel decimo anniversario dei Patti Lateranensi, Pio XI è grave, una malattia gli impedisce di parlare ma sente che l’Italia è sull’orlo di una nuova guerra e prega per scongiurarla. C’era un fervore e un clima di grande attesa per un suo discorso che si supponeva polemico per la ripresa della persecuzione da parte del fascismo contro le organizzazioni cattoliche accusate di intervenire anche in campo sociale: un discorso che il Papa non poté pronunciare per la morte sopravvenuta il 10 febbraio, il giorno prima. Tutto è condensato in una porzione di territorio dove anche ciò che è noto mostra i suoi aspetti inediti. A fare da guida, da un luogo all’altro, sono aneddoti storici, immagini, curiosità. Anche misteri. Storie di spiriti inquieti, di memorie remote, mai dimenticate, di suggestioni antiche ma che in esso sono ancora ben vive, tutte da cogliere, passo dopo passo. Benché piccolo, come tutti gli Stati, non è privo, nella sua organizzazione giuridica, dei servizi di sicurezza svolti dal Corpo della Gendarmeria che all’interno delle mura assolve funzioni di controllo del territorio. Fondato nel 1816 da papa Pio VII col nome di “Carabinieri Pontifici”, modificato nel 1849 da Pio IX in “Gendarmeria Pontificia”, fu Paolo VI a stabilire l’istituzione di un analogo organismo civile chiamato “Ufficio Centrale di Vigilanza”, divenuto successivamente Corpo di Vigilanza dello Stato della città del Vaticano. Nel 2003, Giovanni Paolo II approvò la denominazione di Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, che si avvale, nel servizio, del pronto intervento dei Vigili del fuoco già esistenti nello Stato pontificio con il nome di “pompieri”. Il Corpo opera su un tracciato viario millenario, in collegamento con la Guardia Svizzera Pontificia, l’esercito fondato da Giulio II, il “Papa guerriero” dal 1506 impegnato alla difesa della “sacra persona” del Papa, e che oggi sembra avere meno appeal tra i giovani elvetici: in calo nei sondaggi il numero delle reclute che giurano fedeltà al Pontefice ogni 6 maggio schierate sul Cortile di San Damaso a ricordare il “Sacco di Roma” del 1527 quando 147 guardie caddero a difesa di Papa Clemente VI. Tra le guardie, che sfoggiano spettacolari divise, nessuna donna, almeno per ora. Munite di corazza e alabarda, risiedono nella caserma dello Stato, che ha il suo ingresso in via di Porta Angelica, uno dei luoghi d’accesso più frequentati. Ma nessuna apertura alle donne da parte del Pontefice attuale, che risiede a Casa S. Marta, nel piccolo Stato, uno dei luoghi più ambiti, dove natura e storia rendono il massimo. Conserva ancora delle particolarità, a cominciare dalla sua collocazione nel territorio italiano, mai dimenticando però la finalità della sua missione primariamente spirituale essendo qui la tomba dell’apostolo Pietro, Petros eni, primo Papa, meta per pellegrini di ogni nazione.

*Vaticanista

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