ORA DI PUNTA

Basta con

i "tribunali

spettacolo"

di Ennio Simeone

Speriamo che dal pestaggio della sorella genella di Bossetti traggano insegnamento le direzioni giornalistiche, i curatori e i conduttori dei vari talk show televisivi, che continuano con quotidiana, assillante insistenza ad occuparsi della uccisione di Yara Gambirasio (come hanno fatto per circa due anni con quella di Sarah Scazzi ad Avetrana) dando spazio, oltre che a servizi ripetitivi di giornalisti o pseudo tali armati di microfoni e di telecamere, ad improvvisati "esperti" ed "esperte" in cerca di pubblicità e di notorietà (anche per le loro attività private) che rimbalzano da uno studio televisivo all'altro emettendo giudizi e sentenze che influenzano l'opinione pubblica, ma anche l'opinione degli inquirenti. 

E nessuno venga ad ergersi a tuore della libertà di informazione perché questa non è informazione, ma cinico sfruttamento a fini commerciali di vicende umane su cui la magistratura e le forze dell'ordine devono indagare in serenità e con serietà. Finalmente lo ha ammesso e vigorosamente sottolineato, in uno dei programmi televisivi del poneriggio appena qualche giorno fa, anche il professor Meluzzi, che pure è un frequentatore assiduo di questi biechi "tribunali popolari" dove non c'è limite allo sconfinamento dei diritti degli imputati, della privacy e del segreto istruttorio. E' mai possibile che nessuno di coloro che hanno il dovere di intervenire per porre fine a questo scempio della correttezza, del buon gusto e dei codici (sia penale che etico) si decida ad intervenire? 

PS - In coerenza con quanto abbiamo scritto qui sopra e ripetiamo da tempo, abbiamo pubblicato con scarsa evidenza, e per puro dovere di cronaca, la notizia dell'avviso di garanzia inviato al padre di Matteo Renzi, anche se qualche giornale ha avanzato il sospetto che il "rottamatore a fasi alterne" sapesse già della vicenda giudiziaria paterna prima dell'ultimo attacco alla magistratura. 

  Venerdì 19 Settembre 2014
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ORA DI PUNTA

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La piazza

del quorum

di Alessandro Cardulli

Ancora in piazza, in quella grande, storica, di Roma. San Giovanni  è l’azzardo tentato dal  “popolo dell’acqua” che si mobilita per garantire che resti un bene pubblico, insieme al popolo che vuole abrogare il decreto del governo per costruire quattro centrali nucleari, insieme al popolo che si dovrà pronunciare anche sull’illegittimo impedimento per sottrarre Berlusconi ai  processi.  I  comitati che si sono costituiti per affrontare la tornata elettorale - che il governo ha deciso per l’ 11 e 12 giugno rifiutando l’accorpamento con  le amministrative di maggio - hanno avuto un primo riscontro per quanto riguarda l’obiettivo determinante, il quorum,  circa 25 milioni di cittadini che votano. Un quorum che da circa venti anni non si raggiunge. L’azzardo giocato dai Comitati ha avuto un primo riscontro da Piazza San Giovanni. La piazza si è riempita, decine di migliaia hanno sfilato in corteo. Una bella piazza, ironica e festosa, ma vicina al popolo giapponese, solidale con la gente che ha pagato un prezzo enorme, come quello di Chernobyil, al nucleare.

Certo ben più difficoltoso è riempire le urne con tanti milioni di votanti cui affidare i “sì” necessari per vincere i referendum. Ma, come si dice, chi ben comincia è a metà dell’opera. Dalla piazza è venuta una indicazione precisa: si può vincere questa battaglia, la mobilitazione può diventare un’ondata, uno “tsunami buono”  di milioni di voti. Non solo: la presenza degli esponenti dei partiti, dall’Idv, che è stato fra i promotori, al Pd, a Sel, alla Federazione della sinistra, ai Verdi, quella di grandi organizzazioni come  Cgil, Arci, Acli, di una miriade di movimenti ambientalisti, grandi e piccoli, della Federconsumatori e dell’Adusbef, di associazioni di giovani, degli studenti, è il segno di un paese vivo, che non si arrende, che vuole contare. Una bella piazza, vicina e solidale con il popolo giapponese, che ha pagato un prezzo enorme, come quello di Chernobyl.

 

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