TEATRO/ Silvia Gallerano all’Auditorium di Roma: un monologo devastante

 

di FEDERICO BETTA – Una volta, Nino D’Angelo ha raccontato che da ragazzo viveva a pochi passi dal teatro San Carlo di Napoli e che sognava di potersi esibire in quel luogo così importante. Gli ci sono voluti 50 anni di vita (e 36 di carriera in giro per il mondo) per poter finalmente salire su quel palco vedendo riconosciute le sue capacità dall’istituzione teatrale della sua città.

Anche se con tempi più ridotti, lo stesso destino è capitato a La merda, spettacolo scritto da Cristian Ceresoli e interpretato magistralmente da Silvia Gallerano. Dopo il debutto con la premiére italiana al Teatro I di Milano nel 2012, il lavoro di Ceresoli e Gallerano ha avuto infatti un crescente successo all’estero prima di riapprodare nel 2018 al Teatro dell’Auditorim Parco della Musica di Roma, dove ha festeggiato la cinquecentesima replica.

Da subito, il gruppo formato dall’autore, dall’attrice e dalla producer Marta Ceresoli ha deciso di lavorare a un livello internazionale, organizzando la traduzione e la presentazione dello spettacolo al Fringe Festival di Edimburgo. In quella sede La merda si è distinta da subito per essere un Sell-out show (uno spettacolo da tutto esaurito) vincendo il primo premio per la Writing Excellence. Di lì a poco ha ricevuto altri riconoscimenti prestigiosi, come il premio per la miglior performance della storica testata inglese The Stage (Silvia Gallerano è stata la prima attrice italiana a ricevere quell’onorificenza), che gli hanno consentito una tournée mondiale portandolo in Lituania, Danimarca, Canada, Brasile e Australia.

L’interpretazione della Gallerano è magnetica e viscerale, di una precisione vocale millimetrica e una presenza scenica che tiene gli spettatori incollati a quel corpo affaticato ma pieno di forza, il testo di Ceresoli è come un’onda che lambisce e si ritira per poi tornare e travolgere, dando vita a un monologo serrato e disperso, delicato, commovente e pieno di rabbia. Come dice lo stesso autore, intervistato da Fanpage, La merda è “un’opera in cui farsa e tragedia si mescolano continuamente, un’opera intima, è un urlo disperato, anarchico e rivoltoso”.

Una ragazza completamente nuda, abbarbicata per tutto lo spettacolo su un grande sgabello sotto luci bianche e omogenee, mostra un personaggio non caratterizzato da vestiti o abiti particolari, ma semplicemente una donna, piena di sogni e di livore, in cui è possibile identificarsi e riconoscersi. Nel fagocitante stream of consciousness della protagonista, una ragazzina non bellissima pronta a qualunque cosa pur di partecipare al bel mondo dello showbiz, emerge il sopruso di un potere impalpabile contro una debolezza piena di speranze. In una dimostrazione di coraggio e sacrificio, la violenza che pervade sottotraccia tutto il testo esplode infine nel desiderio di consumarsi completamente, carnalmente, pur di accedere al successo.

Oggi, dopo che il movimento #Metoo ha mostrato la violenza di un potere maschile che schiaccia professioni e aspettative, i rintocchi de La merda possono sembrare solo un riflesso devastante di quella condanna, ma nel lavoro allegorico di Gallerano e Ceresoli si nasconde forse molto di più: la condizione della fragilità che si trova incatenata a lacci soffocanti e chiede solo lo spazio per tornare liberi.

Commenta per primo

Lascia un commento