Così il ministro della Salute ha spiegato alla Camera i criteri per la suddivisione delle regioni in tre fasce per fronteggiare l’epidemia di Covid

(foto Ansa di Riccardo Antimiani) 

Il ministro alla Salute, Roberto Speranza, ha riferito alla Camera sul decreto che ha suddiviso l’Italia in regioni contrassegnate dal colore rosso (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria), regioni contrassegnate dal colore arancione (Puglia e Sicilia), e regioni (tutte le altre) contrassegnate dal colore giallo, nonché le regole e le restrizioni in vigore (si spera) solo fino al 3 dicembre.
E ha tentato di rispondere con articolate motivazioni alle proteste, alle lamentele, agli interrogativi che legittimamente i cittadini si pongono, nonché alle obiezioni mosse da alcune forze politiche di opposizione, spintesi fino ad ipotizzare un trattamento diverso usato dal governo tra le regioni in base al “colore politico” delle giunte che le governano. governate da giunte di destra e giunte di centrosinistra. “Non c’è un’altra strada, la via della precauzione è una via.

«I numeri continuano ogni giorno drammaticamente a crescere – ha detto Speranza – e sono oltre 1 milione di morti nel mondo, sono cifre che parlano da sole e danno il senso della gravità della situazione. Questo Decreto è in piena continuità con le misure che il governo ha tenuto finora, c’è stato sempre un filo comune che unisce tutti i provvedimenti ed è il primato della tutela delle persone, un principio di precauzione evitando che il Servizio sanitario venga travolto.  Si possono avere opinioni differenti sulle scelte che abbiamo compiuto ma per favore non capovolgiamo la realtà. Andando oltre inutili polemiche tutti dobbiamo trarre una lezione tanto evidente quanto amara: senza consistenti limitazioni dei movimenti e rispetto delle regole la convivenza con il virus fino al vaccino è destinata ad un clamoroso fallimento».

«In tutte le fasi del nostro lavoro c’è stato il pieno coinvolgimento delle istituzioni scientifiche così come delle Regioni – ha spiegato il ministro -. I critreri di monitoraggio su 21 parametri sono stati condivisi con le Regioni in due incontri, e da 24 settimane i parametri di riferimento vengono utilizzati senza che mai le Regioni abbiano portato obiezioni. il documento da cui derivano le scelte di fondo poste alla base del Dpcm è stato redatto da un gruppo di lavoro con Iss e la stessa Conferenza delle Regioni. I dati posti alla base delle rilevazioni vengono caricati e la fonte dei dati sono le Regioni. Non può essere questo il terreno dello scontro politico. ll virus – ha sottolineato – non ci dà tempo, se non lo contrastiamo adeguatamente dilaga. In sole tre settimane ad ottobre siamo passati a 20mila contagiati, non possiamo avere incertezze ma muoverci con determinazione. Nessuno avendo responsabilita di governo può sottarsi a questa necessità. Il governo si è assunto fino in fondo la sua responsabilità. Per me non è un merito ma un atto dovuto. Se non pieghiamo la curva il personale sanitario non reggerà l’onda d’urto. Il personale è la questione più importante. Non dobbiamo perdere tempo in polemiche ma dobbiamo lavorare insieme. Ci aspettano mesi non facili ma abbiamo la forza per piegare nuovamente la curva».

«Lo spirito con cui ci muoviamo è l’esatto opposto rispetto ad uno spirito punitivo verso le Regioni – ha spiegato Speranza -. Sappiamo che le misure comportano sacrifici ma non abbiamo alternative se vogliamo superare questa fase. E’ vero che sono tanti i casi asintomatici ma questa volta sono colpite tutte le Regioni. Il virus circola in tutto il paese ed essere in zona gialla non significa essere in un porto sicuro. Se continua ad alzarsi il numero di contagiati, inevitabilmente aumenteranno le terapie intensive e i decessi. Nel mondo siamo arrivati ad un contagiato ogni 164 persone, sono 47.596.852 i casi confermati da inizio pandemia e 1.216.357 i decessi. Sono cifre che parlano da sole”, ha sottolineato il ministro Speranza, nell’informativa alla Camera. “Senza consistenti limitazioni dei movimenti e senza un cambio sostanziale delle nostre abitudini di vita la convivenza con il virus fino al vaccino è destinata ad un clamoroso fallimento. In Europa – ha sorttolineato infine Speranza –  sono 294.622 le persone che non sono riuscite a sconfiggere il virus, i casi confermati sono 11.863.793 e c’è un contagiato ogni 37 persone, un dato impressionante».

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