Le vie del Signore sono infinite

3 novembre 2009

Don Giovanni Gatto è un intraprendente sacerdote che esercita, come si dice, in una frazioncina dell’Aquila che si chiama Tempera. Dopo il terremoto la frequentazione della chiesa da parte dei fedeli si è rarefatta, non per cattiva volontà o per calo della fede, ma perché la chiesa è stata distrutta e i parrocchiani sono stati alloggiati in luoghi lontani e precari in attesa del restauro delle case danneggiate o dell’assegnazione di abitazioni nuove. Don Giovanni era convinto però, fidandosi delle promesse del capo del governo, che per la festa di Ognissanti i temperesi si sarebbero ritrovati tutti o quasi nella loro frazioncina. Le cose non sono andate così. Ma lui non ha voluto rinunciare a radunarli per l’occasione; perciò ha deciso di far ricorso ad una trovata, in verità un po’ macabra, per attirarveli: ha incaricato un’agenzia di pompe funebri di stampare e affiggere dei manifesti di lutto con il suo nome a caratteri cubitali tanto da sembrare l’annuncio della sua morte. Il risultato lo ha ottenuto: nel prefabbricato trasformato in chiesa sono arrivati per la funzione liturgica molti parrocchiani, benché turbati da quel finto necrologio del prete, che è di origine veneta e che dall’Avis della sua terra ha ricevuto anche diecimila euro di contributo. Speriamo che oggi non vada qualcuno ad attribuirsene il merito, come accadde per le case di legno arrivate dal Trentino.

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