Scaricabarile nel Pd: la Madia chiede le dimissioni di Orfini (commissario per Roma, ma anche presidente del partito). Guerini la critica

di LUCA DELLA MONICA – I vertici renziani e governativi del Pd sono all’affannosa ricerca di capri espiatori cui addossare la colpa della batosta elettorale del 5 e del 29 giugno. Soprattutto nel tentativo di negare ciò che la realtà inconfutabilmente mostra, e cioè che sulle bocciature dei candidati Pd nei municipi ha avuto un effetto determinante il rigetto di una fetta consistente dell’elettorato nei confronti di Matteo Renzi nella duplice veste di segretario del Pd e di capo del governo, e nei confronti di coloro che ne erano (volenti o nolenti) l’espressione locale.

Questo scaricabarile si è accentuato nelle ultime ore di vigilia  della riunione della Direzione del Pd convocata per oggi. Prima Renzi ci ha provato con il comunicato emesso la notte tra il 19 e il 20 giugno a commento dei ballottaggi, ammettendo “la sconfitta dei candidati del centrosinistra” nelle varie città, poi ci ha riprovato con le sue interviste a giornali e tv e con i messaggi sui social, poi ha delegato il compito ai fedelissimi. Che stanno ora scannandosi tra loro.

Madia e OrfiniUltimo esempio, clamoroso, l’attacco della ministra Marianna Madia al commissario del Pd per Roma (nominato da Renzi personalmente), Matteo Orfini, che è anche presidente nazionale del partito, accompagnato dalla contestuale esaltazione dell’operato del governo. (I due nella foto a lato)

“Il voto ci dice una cosa chiara: nella mia città, che non è l’ultimo borgo d’Italia, siamo stati rottamati dai cittadini. Il Pd non ha saputo ascoltarli. E ci hanno punito” – ha detto a Madia in un’intervista a Repubblica in cui accoglie il richiamo di Romano Prodi a restituire attenzione all’ingiustizia sociale e sottolinea che se a Roma “il tappo” è Orfini allora “si dimetta da commissario. In questo momento tutti gli schemi di gioco sono saltati. E bisogna avere l’umiltà di riconoscerlo”, spiega Madia. Orfini dovrebbe dimettersi perché “non ci possiamo più permettere ostacoli al cambiamento. In città c’è una classe dirigente giovane, agisca. Ma senza aspettare che qualche capo corrente la candidi”. “Prodi – dice la Madia trincerandosi dietro il fondatore dell’ulivo – ha fatto un’analisi lucida, che condivido appieno, su quello che è il problema centrale del mondo contemporaneo: l’ingiustizia crescente. Che finisce per influenzare il voto dei cittadini, non solo in Italia. Basta guardare quel che è successo a Roma, dove il Pd è stato vissuto come ininfluente rispetto alla vita delle persone. Troppo ripiegato su se stesso, non ha capito il disagio delle periferie, della gente meno tutelata e più in difficoltà, che alla fine ci ha percepito come inutili, incapaci di dare risposte ai loro bisogni. E ha scelto chi invece gli offriva questa speranza”.
La Madia infine si stende come uno serbino ai piedi Renzi e declama: “Sul voto di Roma la vicenda locale ha pesato, ma è stato proprio il nostro premier a porre il tema della lotta alle diseguaglianze, ingaggiando con la Ue una battaglia contro l’austerità e l’illusione che si possa scindere l’azione dei governi nazionali dalla qualità della vita delle persone”. E insiste: “Credo che abbiamo fatto tante cose buone, non sempre comunicate bene. Ora con umiltà dobbiamo capire che ci sono dei bisogni a cui non siamo arrivati, e a cui dobbiamo provare a rispondere”.

Ma c’è chi para il colpo e reagisce, nel timore che il riferimento della Madia possa arrivare a toccare anche lui. E’ il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini: “Io tengo sempre scolpita a mente una frase di Alda Merini che dice: Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire. Consiglierei a tutti più sobrietà nelle dichiarazioni. Orfini – dichiara all’Ansa – si è assunto la responsabilità di commissario di Roma dopo Mafia Capitale e lo ha fatto con grande impegno e determinazione, di cui va solo ringraziato”.

Sul contenuto delle riflessioni del ministro – sostiene il vicesegretario del Pd riferendosi all’intervista di Madia – “credo sia oltremodo sbagliato porre la questione in questo modo, cioè chiedendo le dimissioni del commissario del Pd romano. Inviterei a smetterla con questo dibattito, un po’ surreale, sul post elezioni di Roma: lavoriamo per ripartire e più che discutere tra di noi e su noi stessi, riprendiamo a confrontarci con i cittadini romani”.

Ma non finisce qui.

 

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