TEMPI SUPPLEMENTARI/ Nuova partenza, vecchi difetti per le “tre sorelle”: Inter e Napoli vincono ma non convincono. Nerazzurri in vetta alla classifica da soli perchè la Juventus stecca a Firenze. Sensi uomo copertina

di FABIO CAMILLACCI/ La sosta per le Nazionali, ci ha restituito praticamente immutate le “tre sorelle” che si contenderanno lo scudetto 2019-20. Partenza nuova, difetti vecchi per Juventus, Napoli e Inter. Delle tre vincono soltanto partenopei e nerazzurri. La squadra di Antonio Conte si gode così il primato in solitaria in attesa di Torino-Lecce, “Monday Night” di questa terza giornata di campionato. Per ora quella meneghina è l’unica squadra a punteggio pieno. Fa notizia lo 0-0 di Fiorentina-Juventus: un pareggio che va decisamente stretto alla Viola per quanto visto in campo e per le occasioni da gol avute e sprecate.

I malanni della Signora. I campioni d’Italia in carica, dopo 8 scudetti di fila, palesano qualche scricchiolio un po’ a tutti i livelli. Soprattutto a livello societario: nello spogliatoio serpeggiano malumori per una rosa abnorme, causa mancata cessione di tanti “esuberi” e che ha costretto il tecnico Sarri e il club a fare sacrifici importanti nella presentazione della lista Champions. Le esclusioni di Emre Can e Mandzukic hanno fatto e fanno rumore. Sul fronte tecnico-tattico poi la squadra non ha ancora assimilato gli schemi e la filosofia di gioco di Maurizio Sarri. Questo è anche normale dopo la rivoluzione estiva, ci vuole tempo; ma oggi con il ritorno di Sarri in panchina dopo la polmonite, di sarrismo nella nuova Juve si è visto poco o nulla. Questa Juve è troppo brutta per essere vera e fa il paio con le prestazioni altalenanti viste nelle prime due partite del torneo contro Parma e Napoli. Insomma, serve tempo, ma rilanciamo una domanda: era proprio necessario esonerare l’ottimo gestore di campioni Max Allegri, per sacrificarlo sull’altare del bel gioco in salsa sarriana? Restiamo convinti di una cosa: nel calcio contano i risultati non il bel gioco.

Infortuni e scarsa forma atletica. Pesa tanto anche la scarsa condizione fisica mostrata dalla compagine bianconera, un aspetto aggravato dai tre infortuni a gara in corso (Douglas Costa, Pjanic e Danilo: cominciano a essere un po’ troppi gli infortunati in casa bianconera) e dal grande caldo. Ma chi è causa del suo mal pianga se stesso: è stata proprio la Juventus a volere l’anticipo alle ore 15 per il mercato asiatico dei diritti tv. Una follia per tutti (il caldo ha inciso anche sulla Fiorentina) alla luce dei 32 gradi registrati a Firenze in questo sabato settembrino. Tornando all’aspetto tecnico-tattico aggiungiamo che i bianconeri continuano a subire molto in fase di non possesso palla. Il centrocampo fa poco filtro e la difesa senza la colonna Chiellini ne risente. Al Franchi stavolta Madama non ha subito gol solo per i demeriti dei calciatori gigliati sottoporta. Brutti segnali in vista della difficile trasferta di mercoledi prossimo a Madrid contro l’Atletico per l’esordio nel girone di Coppa Campioni. Bene invece la Fiorentina: compatta e spumeggiante. Il punticino, il primo della stagione, serve anche a Vincenzo Montella per puntellare una panchina già traballante.

Il Napoli vince ma non convince. Al San Paolo contro una mediocre Sampdoria, basta una doppietta di Mertens per regalare ai ragazzi di Ancelotti altri tre punti dopo quelli conquistati a Firenze nel match d’esordio ad agosto. La Samp, allenata dal sempre più inadeguato Di Francesco, è un’ipotesi di squadra (9 reti incassate e una sola all’attivo in questi primi tre turni); anche per colpa di un mercato scellerato, perchè condizionato dalla trattative per la vendita del club blucerchiato. Ferrero sta per cedere la società alla cordata americana capitanata da una vecchia bandiera doriana come Gianluca Vialli. La Sampdoria tiene botta solo nel primo tempo ma di fatto si spegne al 13′ dopo la prima rete di Mertens. Come era la Roma di Di Francesco, così è la Samp di Eusebio: alla prima avversità si sfalda. Di Francesco resta a rischio esonero, nonostante qualche timido segnale di crescita.

“Ciuccio”: luci e ombre. Nonostante tutto, è il portiere Meret a salvare in almeno due occasioni la porta degli azzurri, a conferma della fragilità difensiva del Napoli, spaventato più volte anche dall’ex Quagliarella. Senza Allan, Fabian Ruiz e Zielinski fanno fatica in fase d’interdizione. E come per la Juventus, anche per il Napoli è solo per colpa dei giocatori blucerchiati se la porta partenopea oggi è rimasta inviolata dopo i 7 gol incassati nelle prime due gare. A compensare una fase difensiva non ancora equilibrata e registrata a dovere, ci pensa un attacco atomico. Mertens firma il terzo sigillo nell’attuale classifica marcatori e ora è a 112 reti con la maglia del “Ciuccio”: solo Hamsik e il grande Maradona finora hanno fatto meglio di Dries detto “Ciro”. Al di là del belga, è spaventoso il reparto offensivo messo in piedi da De Laurentiis: “nanetti” terribili come Mertens e Insigne, corazzieri pesanti come Milik e Llorente,  e frecce di talento come Lozano e Callejon. Ancelotti sa far girare bene l’intero pacchetto esplosivo, ruotando gli interpreti. A centrocampo invece ottimo esordio del giovane macedone Elmas (20 anni il prossimo 24 settembre). Ecco perchè a nostro giudizio resta il Napoli la vera “anti-Juve”.

Sensi (nella foto) trascina l’Inter in vetta alla classifica: basta il suo gol per piegare una modesta Udinese ridotta in dieci uomini per una follia di De Paul. Il 24enne ex centrocampista del Sassuolo ancora una volta protagonista: va a segno di testa (proprio lui alto solo 1 metro e 68 cm) in una gara però decisamente condizionata dall’espulsione di De Paul al 35′ del primo tempo, per uno sciagurato schiaffo rifilato a Candreva che lo aveva provocato. Inter a punteggio pieno e capolista. A Conte dunque per ora il miracolo è riuscito: da -21 punti (distacco finale dell’Inter dai campioni d’Italia nel campionato scorso) a +2 sulla Juventus padrona da 8 anni. L’Inter legittima il successo contro i friulani al Meazza tirando 10 volte in porta ed esaltando le doti dell’interessante argentino Musso; anche se l’Udinese ha avuto l’opportunità di pareggiare e come spesso accade in casa Inter è stato decisivo l’estremo difensore Handanovic. In sintesi, l’Inter di Conte non brilla sul piano del gioco, conferma di essere corta in alcuni reparti ma vince ed è prima. Dopo Lecce, Cagliari e Udinese si aspettano test più probanti per valutare la reale forza dei nerazzurri.

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