Se Senaldi volesse difendere la Regione Lombardia… come Gorgia difese Elena di Troia

di SERGIO SIMEONE* Elena di Troia era universalmente ritenuta, per essersi lasciata sedurre e portare via da Paride abbandonando il suo legittimo marito, la causa della guerra che si concluse dopo 10 anni  di assedio con la distruzione della città di Priamo. Eppure il filosofo sofista Gorgia, vissuto nel V secolo avanti Cristo, ebbe il coraggio di scrivere un “Encomio di Elena, in cui argomentava che la sposa fedifraga di Menelao era del tutto innocente. Il filosofo greco in effetti voleva con la sua opera mostrare la potenza dell’eloquenza, che, se ben adoperata, poteva permettere di vincere anche le cause più disperate.

A  duemilacinquecento anni di distanza un nuovo Gorgia si è voluto cimentare nel perorare una causa  disperata, anzi ancora più disperata: quella di dimostrare l’assoluta innocenza della Giunta regionale lombarda nel disastro vaccinale della Lombardia. Il novello Gorgia è il direttore di Libero Pietro Senaldi e la causa da lui perorata è ancora più disperata perché si tratta di dimostrare l’innocenza di rei confessi. Sì, perché mentre la Lombardia annaspava agli ultimi posti tra le regioni d’Italia per dosi somministrate (cosa riportata da tutti i mass media) si verificavano i seguenti episodi: l’assessore alla sanità Gallera, investito dal vituperio generale (compreso di Salvini) era costretto a dimettersi; successivamente anche  l’intero consiglio d’amministrazione di ARIA, la società incaricata di organizzare le vaccinazioni, si dimetteva; il nuovo assessore alla sanità lombarda Letizia Moratti, infine, chiedeva pubblicamente scusa per i gravi disservizi patiti dai suoi corregionali.

Ma Senaldi, imperterrito, intervenendo a L’aria che tira, la trasmissione condotta da Myrta Merlino su La 7, ha avuto i coraggio di sostenere, facendo dei cervellotici calcoli matematici, che la Lombardia non era affatto indietro con la somministrazione dei vaccini, e soprattutto che se qualche ritardo accusava rispetto al Lazio (portato da tutti a modello di efficienza nella campagna di vaccinazione), era dovuto al fatto che la Lombardia aveva avuto un numero inferiore di dosi di vaccino in rapporto alla popolazione: meno dosi di vaccino si hanno, ha concluso il direttore di Libero , meno vaccinazioni si fanno.

A Senaldi, però, sono sfuggite due cose:

1.  I ritardi della Lombardia non sono dovuti a mancanza di vaccini ma a difetti di organizzazione delle operazioni di vaccinazione, a partire  dalle comunicazioni ai vaccinandi, o non avvisati in tempo o avvisati con sms durante la notte ed inviati a decine di chilometri di distanza dalla propria residenza;

2.  La valutazione dell’efficienza del sistema sanitario di ogni regione è stata fatta non sulla base del numero assoluto delle vaccinazioni effettuate, ma stabilendo un rapporto tra dosi somministrate e dosi disponibili. Se, pertanto, le dosi disponibili fossero state di più il rapporto tra dosi somministrate e dosi disponibili sarebbe peggiorato.

Se quindi  Senaldi volesse cimentarsi (emulo del filosofo di Lentini) nella composizione di un Encomio della Moratti, gli consigliamo di trovare argomenti  un po’ più solidi.

 

Sergio Simeone

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