“Mafia Capitale” lambisce il governo: il sottosegretario Castiglione si difende, Renzi rinuncia ad “Amici”

Mafia capitaleRedazione/

Continuano a scuotere il mondo della politica, non soltanto romana, gli sviluppi dell’inchiesta su “Mafia Capitale” dopo la nuova ondata di arresti che ha scoperchiato ulteriormente il giro di denaro e di interessi sporchi che era stato creato sull’articolato sistema di “accoglienza” degli immigrati. Dalle ultime carte emerge che ad essere indagato, per la vicenda del Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo) di Mineo in Sicilia c’è anche il sottosegretario all’Agricoltura di  Giuseppe Castiglione, esponente del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano in Sicilia. Dunque l’inchiesta arriva a sfiorare anche il governo (motivo per il quale ieri Matteo Renzi all’ultimo momento ha disdetto, ritenendola inopportuna, la sua partecipazione, di cattivo gusto, alla manifestazione canora “Amici” di Maria De Filippi su Canale 5 ). L’inchiesta, come ormai è accertato, coinvolge tutte le forze politiche, ma c’è chi coglie l’occasione per chiedere con insistenza le  dimissioni del sindaco capitolino Ignazio Marino e del presidente della regione Nicola Zingaretti, le uniche figure risultate finora non solo estranee agli affari sui migranti, ma considerate nemiche dai trafficanti, come risulta dalle conversazioni intercettate dagli investigatori.

Come si difende Castiglione. “Provo una grande amarezza, ho fatto tutto con la massima trasparenza e con molta passione”, ha affermato in un’intervista al “Messaggero” il sottosegretario all’Agricoltura, sottolineando che “è tutto trasparente” e che “il mio mandato è sempre a disposizione. Ma solo se la mia autorevolezza morale venisse intaccata». E spiega: “Tutto risale ai tempi in cui ero presidente dell’Upi, l’Unione alle province italiane. Il ministro dell’Interno dell’epoca, Roberto Maroni ci chiese di istituire un tavolo tecnico chiedendo anche ai Comuni e alle Regioni di farsi carico dell’emergenza. Ero il soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo. Ci chiesero di fare dei nomi per la gestione delle emergenze e la segreteria Upimi suggerì quello di Odevaine, presidente della polizia della Provincia di Roma, uomo di fiducia di Veltroni e Zingaretti, lo stesso che aveva già gestito l’emergenza nella Capitale. Se avessi indicato un siciliano o qualcuno a me vicino mi sarebbero saltati addosso. Del resto, tutti gli atti della mia gestione sono stati sottoposti al parere preventivo della Corte dei conti”.  Castiglione, in altra intervista, a Repubblica, assicura di aver avuto con Odevaine “solo rapporti istituzionali. A pranzo credo di esserci pure stato. Ma non certo per parlare di appalti”.

GLI INTERROGATORI.  Proseguono intanto gli interrogatori degli arrestati. La prima tornata spetta ai destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, che vengono ascoltati dal gip Flavia Costantini.  Tra questi Mirko Coratti, già presidente dell’Assemblea Comunale; Francesco Ferrara, dirigente della cooperativa “La Cascina”; il dirigente comunale Angelo Scozzafava e l’ex assessore alla casa della giunta Marino, Daniele Ozzimo. Poi sarà la volta di tutti gli indagati condotti nel carcere di Rebibbia. Indagata Gabriella Errico, la presidente della cooperativa “Un sorriso”, finita sotto i riflettori alcuni mesi fa durante le violente proteste scoppiate nel quartiere della periferia romana di Tor Sapienza tra i residenti e gli immigrati del centro d’accoglienza gestito dalla cooperativa. Il reato che le viene contestato è quello di turbativa d’asta, anche se il gip ha deciso di rigettare la richiesta di misura cautelare spiegando che nei suoi confronti “possa essere effettuata una prognosi favorevole, in ordine all’astensione dalla commissione di ulteriori reati, tenuto anche conto della pena che ragionevolmente potrà essere irrogata”. Oggi è stato sentito anche Luca Gramazio, consigliere regionale di FI, il quale al gip che lo ha ascoltato per oltre due ore nel corso dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Rebibbia Gramazio ha respinto le accuse a suo carico chiarendo la sua posizione e i suoi rapporti con le persone che sono state coinvolte nell’inchiesta mafia capitale, dichiarando:  “Non ho preso manco una lira”. A Gramazio vengono contestati i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e turbativa d’asta relativamente alla gara da 60 mln per il Recup (sistema prenotazione Sanità).

RIEPILOGO DELLA VICENDA. Personaggi della politica con ruoli di raccordo tra l’organizzazione e le istituzioni, fiumi di denaro e cooperative coinvolte nel giro d’affari sporco, dove – si legge nell’espressione contenuta in un’intercettazione – “la mucca deve mangiare per essere munta”. Tra gli arrestati fanno spicco stavolta l’ex presidente del Consiglio comunale di Roma Mirko Coratti e il consigliere regionale di Forza Italia Luca Gramazio, accusato di partecipazione all’associazione mafiosa capeggiata dall’ex appartenente ai Nar, Carminati, che avrebbe favorito sfruttando la sua carica politica: prima di capogruppo Pdl al Consiglio di Roma Capitale ed in seguito quale capogruppo Pdl (poi FI) presso il Consiglio Regionale del Lazio. In manette anche l’ex assessore alla Casa del Campidoglio, Daniele Ozzimo, e Angelo Scozzafava, ex assessore comunale a Roma alle Politiche Sociali. I Ros hanno arrestato anche i consiglieri comunali Giordano Tredicine, Massimo Caprari e l’ex presidente del X Municipio (Ostia), Andrea Tassone. I provvedimenti hanno riguardato anche alti dirigenti della Regione Lazio come Daniele Magrini nella veste di responsabile del dipartimento Politiche Sociali. Arrestati anche Mario Cola, dipendente del dipartimento Patrimonio del Campidoglio e Franco Figurelli che lavorava presso la segreteria di Mirko Coratti. Infine posto ai domiciliari il costruttore Daniele Pulcini.

LE INTERCETTAZIONI. Circolano a iosa in questi giorni sulle tv e sui vari media le registrazioni delle intercettazioni di conversazioni tra gli indagati. Molte sono illuminanti, altre vanno verificate. Basta citarne qualcuna, comunque, per rendersi conto del livello cui erano giunte la corruzione e la commistione tra malaffare e poteri politici. Esempio: “I consiglieri comunali devono stare ai nostri ordini”. Questa è la perentoria affermazione pronunciata da Salvatore Buzzi, in una telefonata con Massimo Carminati, intercettata e registrata dai carabinieri del Ros. Oppure: “La mucca deve mangiare per essere munta”, dice ancora il ras delle coop sociali Salvatore Buzzi in una telefonata intercettata con Franco Figurelli, componente della segreteria dell’ex presidente dell’Assemblea Capitolina Mirko Coratti (Pd), entrambi per i pm a libro paga di “Mafia Capitale”. Buzzi: “Ahò, ma scusa, la sai la metafora? La mucca deve mangiare”. Figurelli: “Aho ma questa metafora io gliela dico sempre al mio amico, mi dice: ‘Non mi rompere il ca.. perché se questa è la metafora lui ha già fatto, per cui non mi rompere'”. Buzzi: “Aho, però diglielo: ‘Guarda che ha detto Buzzi che qui la mucca l’amo munta tanto'”. Figurelli: “Allora, ieri me c’ha mannato affanculo per avè detto sta cosa, tu non hai capito, me c’ha mannato affanculo, dice: ‘Non ti può rispondere così l’amico Salvatore perché noi già fatto'”. Secondo il Ros dei carabinieri Buzzi avrebbe tra le altre cose assunto nelle sue cooperative una ragazza segnalata da Coratti, comunicando l’arrivo della giovane allo ‘ndranghetista Rocco Rotolo, anch’egli inserito nelle coop.

“Massimo Carminati è un grande. Ci sta facendo fare un sacco di cose, un sacco di lavori”, afferma Salvatore Buzzi, in una telefonata con il suo collaboratore Emilio Gammuto, intercettata dai Ros. “Su a Ostia – spiega Buzzi -, anche se non direttamente ma attraverso un suo collaboratore, abbiamo preso un milione e due per il taglio del verde”. “Per il campo nomadi ci ha messo pure i soldi, mi sa, eh?”, chiede Gammuto. E Buzzi conferma: “Si’, ci ha messo 500mila euro di tasca sua”. “

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