PUNTO DI VISTA/ Analizzare la sconfitta elettorale del Pd partendo dai differenti risultati conseguiti nelle elezioni politiche e in quelle amministrative

di SERGIO SIMEONE Il PD ha certamente perso le elezioni. Ma questo insuccesso non solo ha provocato l’annuncio del suo segretario Enrico Letta di non ricandidarsi a dirigerlo al prossimo congresso, ma ha suscitato una ondata di analisi spietate che investono la sua stessa ragion d’essere. Tanto che alcuni si sono spinti a proporre il suo scioglimento
 almeno il cambio del nome.
Eppure si tratta del partito che, rispetto alle elezioni precedenti ha confermato la stessa percentuale di voti, al contrario di altre formazioni che hanno perduto più della metà del proprio elettorato, ma delle quali nessuno propone lo scioglimento.
Non solo. Si tratta anche dello stesso partito, che da solo o con alleati, è stato scelto dagli elettori per amministrare Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Bari, Catanzaro, Reggio Calabria e decine di altre città grandi e medie. Ma forse è proprio questo apparentemente strano contrasto tra l’esito del voto alle elezioni amministrative e quello alle elezioni politiche che può fornire la chiave per capire le ragioni della sconfitta del PD.
Il diverso orientamento del voto, infatti, si spiega probabilmente con le diverse aspettative degli elettori quando sono chiamati a scegliere i sindaci o chi deve governare il Paese.
Nel primo caso viene data fiducia a persone competenti ed oneste che siano in grado di garantire il
buon funzionamento dei servizi che permettano ai cittadini di vivere una vita confortevole. Da chi,
invece, si propone come futuro presidente del Consiglio si chiede qualcosa di più, che abbia
carisma. E il carisma si acquista mostrando di saper svolgere una missione: affrontare e risolvere
una questione ritenuta, a torto o a ragione, nodale per la vita del Paese.
Prendete ad esempio il caso di Salvini. Ha fatto credere, per un po’ di tempo, che la questione
nodale per l’Italia fosse quella dei migranti. I quali stavano invadendo l’Italia e avrebbero richiesto
l’impiego di enormi risorse per il loro mantenimento; avrebbero rubato lavoro e case agli italiani;
avrebbero stuprato le nostre donne e rese insicure le nostre città; avrebbero dato man forte alle varie mafie nello spaccio della droga. Fermare i migranti chiudendo i porti, questa la missione che si è data Salvini: lui avrebbe impedito quello che si annunciava come un tentativo di sostituzione etnica della popolazione italiana. E’ per questa sua missione che la Lega è arrivata a guadagnare alle elezioni europee il 34%.
E prima di lui erano stati osannati Berlusconi, il sedicente portabandiera. della rivoluzione liberale, Renzi il rottamatore della vecchia classe dirigente, Beppe Grillo, l’anticasta portatore di una nuova democrazia, quella digitale. Ed ora tocca a Giorgia Meloni, che ha annunciato che difenderà gli interessi italiani dai tecnocrati dell’Unione Europea.
Ed Enrico Letta? Un politico preparato, che ha fatto tante buone proposte, quasi tutte condivisibili, ma che non si è caratterizzato, agli occhi degli elettori, per nessuna missione, per nessuna proposta radicale, per nessuna delle tante questioni nodali che affliggono l’Italia, dal lavoro precario alle scandalose diseguaglianze sociali, all’urgenza della transizione ecologica, al dramma del Mezzogiorno.
Un segnale della mancanza di carisma del segretario PD, del resto, era venuto dai sondaggi: anche quando il PD veniva dato primo partito nelle preferenze degli italiani, nella classifica dei leader risultava quarto o quinto, a pari merito con Salvini, che pure era diventato una macchietta internazionale dopo i suoi ridicoli tentativi di intervenire nella crisi russo-ucraina.
Tra qualche mese ci sarà il congresso del PD e sarà eletto un nuovo segretario. Spero che non venga eletto, come si vocifera, Bonaccini, ottimo amministratore dell’Emilia Romagna, ma anche paladino, con Zaia e Fontana, dell’autonomia differenziata. una “missione” che farebbe aumentare la distanza tra nord e sud del Paese.
*Sergio Simeone, docente di Storia e Filosofia, è stato anche dirigente del sindacato Scuola della Cgil

Commenta per primo

Lascia un commento