Mosca accusa: Erdogan e famiglia in affari con l’Isis. Che decapita ostaggio russo: il boia parla russo

Russo decapitatoNuovo, ancor più pesante attacco di Mosca al presidente turco Erdogan. E dai terroristi jihadisti viene diffuso un video in cui si vede un ostaggio russo (definito “una spia”) che viene decapitato da un boia che parla perfettamente la lingua di Mosca.

Turkey's President Recep Tayyip Erdogan, centre, looks up as he leaves a polling station, in Istanbul, Sunday, Nov. 1, 2015. Turks headed to the polls Sunday for the second time in five months in what is being seen as a crucial general election that will determine whether the ruling party can restore the parliamentary majority it enjoyed for the past 13-years. (ANSA/AP Photo/Emrah Gurel)

Le accuse ad Erdogan e anche alla sua famiglia sono gravissime. Il vice ministro della Difesa russo, Anatoli Antonov ha affermato che Erdogan  e la sua famiglia, nonché  le più alte autorità politiche della Turchia sono coinvolti nel “business criminale del traffico illecito di petrolio proveniente dai territori occupati dall’Isis in Siria e in Iraq”. Antonov ha quindi definito la Turchia “il consumatore principale di questo petrolio rubato ai proprietari legittimi della Siria e dell’Iraq”. La Russia sostiene di aver individuato tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell’Isis giunge in Turchia. “Sono state individuate – ha detto il vice capo di Stato maggiore russo, Serghiei Rudskoi, durante un vertice delle autorità militari – tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq”.

Il presidente turco replica alle accuse arrivate da Mosca: “Nessuno può lanciare calunnie contro la Turchia sull’acquisto di petrolio dall’organizzazione terroristica Daesh”, cioè l’Isis. “Nel momento in cui potranno provarlo mi dimetterò, come dovrebbero fare quelli che non possono provare le loro accuse”, ha aggiunto.

I proventi dell’Isis dal traffico illegale di petrolio ammontano a due miliardi di dollari l’anno, sostiene Antonov, precisando che i jihadisti si servono di questo denaro “per arruolare militanti in tutto il mondo, equipaggiandoli con armi, attrezzature militari e armamenti”.

Reazione di Washington: “Rifiutiamo categoricamente l’idea che la Turchia stia lavorando con l’Isis. E’ totalmente assurdo”. Così il portavoce del Pentagono  Steve Warren reagisce alle accuse di Mosca contro Erdogan: “La Turchia partecipa attivamente ai raid della coalizione contro i jihadisti”, ha detto Warren.

Sulla questione è intervenuto anche il leader laburista britannico Jeremy Corbyn ha detto nell’aula della Camera dei Comuni: “Il petrolio dell’Isis viene venduto in altri Paesi, va a finire in Turchia”. Corbyn chiede di fare luce “su quali banche siano coinvolte nel finanziamento allo Stato islamico”. Intanto in Gran Bretagna la Camera dei Comuni vota l’allargamento dei raid britannici “anti-Isis” alla Siria. Il governo conservatore attende oggi pure i voti di diversi laburisti ‘moderati’.

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