Corradino Mineo lascia il gruppo Pd del Senato. “Processato da Zanda”

ROMA - PRESENTAZIONE DELL ARRIVO DEL DIGITALE TERRESTRE NEL LAZIO - CORRADINO MINEO

Il senatore Corradino Mineo si è dimesso dal gruppo del Pd e si è iscritto al Gruppo misto. Il giornalista – che ha sempre apertamente dichiarato il suo dissenso rispetto a una serie di provvedimenti legislativi imposti al gruppo del Pd dal segretario del partito e capo del governo Matteo Renzi – ha affermato di aver preso questa decisione dopo che era stato sottoposto dal capo del gruppo dei senatori Pd, Zanda, a una sorta di “processo” che, partendo dalle posizioni politiche del senatore dissidente, si era trasformato  in un processo disciplinare.

Zanda Ricordiamo che l’anziano capogruppo, che figurava nella lista dei “rottamandi” preparata da Renzi, si è convertito al renzismo più ossequiente da quando è stato risparmiato, come Anna Finocchiaro, alla rottamazione.

Mineo ha dedicato alle sue dimissioni una spiegazione su Facebook scrivendo: “Continuerò la mia battaglia in Senato cominciando dalla legge di stabilità che, come dice Bersani, sta isolando il Pd. Nel 2013 ho accettato la candidatura come capolista in Sicilia e sono stato eletto in Senato con il Pd, partito che allora parlava di una Italia Bene Comune. Non amo i salta fossi e quando il segretario-premier ha modificato geneticamente quel partito, provocando una scissione silenziosa, aprendo a potentati locali e comitati d’affari, e usando la direzione come una sorta di ufficio stampa di Palazzo Chigi, ho continuato a condurre la mia battaglia nel gruppo con il quale ero stato eletto”.  “E’ vero –  riconosce Mineo – che ho votato troppe volte in dissenso: sulla scuola, la riforma costituzionale, l’Italicum, il jobs act, la Rai. Ed è vero che una nutrita minoranza interna, che sembrava condividere alcune delle mie idee, si è ormai ridotta a un gioco solo tattico, lanciando il sasso (ieri sulla legge costituzionale, oggi sulla legge di stabilità) per poi ritirare la mano.  Ieri, poi, Luigi Zanda mi ha dedicato – senza avvertire né me né altri di quale fosse l’ordine del giorno – una intera assemblea cercando di ridurre le mie posizioni politiche a una semplice questione disciplinare, stilando la lista dei dissidenti ‘buoni’ (Amati, Casson e Tocci) e del ‘cattivo’, Mineo.  Zanda afferma che il Pd non espelle nessuno, ma nelle conclusioni ha parlato di incompatibilità tra me e il lavoro del gruppo. Non espulsione, dunque, ma dimissioni fortemente raccomandate”.

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