CORONAVIRUS/ Aggiornamento del 5 dicembre/ I positivi al contagio sono il 10,79% degli italiani sottoposti nelle ultime 24 ore al tampone. Ma ancora 662 morti! L’80% degli italiani favorevole alle restrizioni decise dal governo

Sono 21.052 i nuovi casi di coronavirus, e 662 i morti, registrati in Italia nelle ultime 24 ore, secondo quanto si apprende dal nuovo bollettino del ministero della Salute. I guariti o dimessi sono 23.923. I tamponi effettuati nelle ultime 24 ore sono stati 194.984, con un rapporto rispetto, ai contagi, pari al 10,79%Continua inoltre il calo dei pazienti ricoverati in terapia intensiva: oggi se ne registrano 50 in meno, nonostante 192 nuovi ingressi. Inoltre i pazienti ricoverati scendono dai 31.200 di ieri ai 30.158 di oggi, con un calo di 1.042 unità. Il totale in Italia dei positivi dall’inizio della pandemia assommano a 754.169, i morti a 59.514 e i dimessi o guariti a 896.308.

Sono dati che potrebbero rapidamente peggiorare se non si applicassero le restrizioni contemplate nell’ultimo Decreto del presidente del Consiglio: restrizioni che, secondo un sondaggio, riscuotono quasi l’80% dei consensi degli italiani, ma non, come al solito, dalla opposizione e dai “soloni” ospiti di alcune emittenti televisive, la cui unica missione  non è quella di fare una corretta informazione ma di gettare discredito sul governo.

La cosiddetta ‘linea dura’ nelle misure anti Covid-19 è una scelta necessaria per evitare nuove recrudescenze, ha spiegato il ministro Speranza, a SkyTg24. “Penso che la linea dura sia la linea necessaria: non possiamo permetterci una recrudescenza ulteriore, non vogliamo vedere i nostri presidi sanitari in una difficoltà assoluta, né vedere medici e operatori sanitari in difficoltà, non vogliamo vedere questo numero purtroppo molto alto di decessi crescere ancora”. “Siamo ben consapevoli dei sacrifici che chiediamo, stiamo chiedendo – ha detto ancora Speranza – sacrifici importanti in una fase dell’anno delicata come quella delle festività natalizie, ma se abbassiamo la guardia rischiamo di trovarci in gennaio-febbraio, nella fase di start up di una vaccinazione importante, che ci porterà finalmente fuori da questa crisi, con una nuova recrudescenza, e questo non possiamo permettercelo. Nella consapevolezza delle difficoltà, siamo convinti che sia la scelta migliore per il Paese”.

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