Aglio per Salvini

di SERGIO SIMEONE*/ “Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corna, bicorna, capa r’alice e capa r’aglio, sciò sciò cicciuvè …”. Questa formula anti malocchio resa nota a tutti gli italiani da Peppino De Filippo quando interpretava il personaggio di Pappagone pare sia stata recitata all’unisono da tutti gli abitanti di Mondragone quando hanno appreso che Matteo Salvini si apprestava ad arrivare nel comune in provincia di Caserta  dove si è manifestato un focolaio di contagi, “  per constatare il fallimento del PD  nel contrastare l’epidemia in Campania”.

Certo ci vuole un bel coraggio per uno che ha assistito ai disastri della leghistissima Lombardia, la cui sanità è stata letteralmente travolta dall’epidemia, e che ancora oggi ospita il 60% dei contagiati di tutta l’Italia,  andare a dare lezioni di buona gestione della sanità in una regione che finora ha ridotto al minimo i danni da coronavirus. Lui sperava, andando a Mondragone di trovarvi un enorme lazzaretto, ma la sua aspettativa è andata delusa perché il contagio pare sia stato contenuto tanto che da 48 ore non si è verificato nessun nuovo contagio non solo a Mondragone, ma in tutta la Campania.

Ma Salvini a Mondragone ci andrà lo stesso. E sapete perché? Perché  in questi giorni si è prodotto un contrasto tra la popolazione locale e i braccianti bulgari e lui questo contrasto vuole alimentarlo ed allargarlo. Si tratta di un obiettivo davvero infame. Il leader leghista, da Ministro dell’interno con i suoi decreti ha ostacolato qualsiasi forma di integrazione dei migranti e da deputato ha condotto una feroce battaglia contro la regolarizzazione dei lavoratori stranieri, che pure sarebbe la necessaria condizione per esercitare su di loro un controllo sanitario. Ma questo non gli basta,  ora vuole soffiare sul fuoco della xenofobia per trarne un miserabile vantaggio elettorale.

Lui sa che la sua andata a Mondragone produrrà forti  contestazioni e ne godrà perché lo porranno al centro dell’attenzione facendolo uscire dalla irrilevanza in cui attualmente si trova. Molto meglio sarebbe invece, raccogliendo il suggerimento di un altro De Filippo, Eduardo,  organizzare un grande sonoro pernacchio collettivo, che secondo il grande commediografo significa: tu sì a schifezza d’a schifezza, d’a schifezza ‘e l’uommini.

*Sergio Simeone, docente i si Storia e Filosofia, è stato anche dirigente del sindacato Scuola della Cgil

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