Quei due che non si rassegnano a guardare i tg fino in fondo

di GIOVANNI PEREZ

Non so se dipende  dall’ età che avanza o se è riaffiorata la vecchia abitudine di sparale grosse, seguendo l’esempio del “barone di Munchausen”, ma sabato scorso Berlusconi, rilasciando delle bellicose dichiarazioni al Tg2, ha detto che “forte dei 200 milioni di voti che gli hanno dato in passato gli italiani, tornerà in campo”. A parte che a un totale di 200 milioni di voti, pur sommando tutte le consultazioni elettorali cui ha partecipato, se li è sognati, Berlusconi non vuole rassegnarsi al fatto  che il suo tempo, almeno politicamente, é tramontato insieme come le sue “cene  eleganti” e i relativi dopocena.  A credergli ormai sono solo personaggi che nessun altro partito imbarcherebbe o delle irriducibili donzelle malate di nostalgia per l’ “uomo forte”, tipo la deputata bolzanina Michaela Biancofiore.

D’altra parte Berlusconi non è il solo a sognare il “grande ritorno”; a fargli compagnia vi è anche Matteo Renzi, che si agita girando per l’Italia nel tentativo di  convincere il popolo gli ingenui che senza di lui saremo inesorabilmente destinati al fallimento. A chi gli chiede lumi sulle promesse fatte a suo tempo si guarda bene dal rispondere, definendolo “provocatore”; rientra in quest’ultima categoria, per fare un esempio, chi gli chiede come mai solo pochi giorni fa sono state consegnate un ventina di casette in legno ai terremotati, mentre aveva promesso che ne sarebbero state consegnate varie centinaia nel giro di pochi mesi dal sisma di agosto. O che il fenomeno del “caporalato” nelle campagne del sud sarebbe stato azzerato nel giro di poco tempo insieme con le baraccopoli. Eppure, gli basterebbe guardare i telegiornali anche dopo che hanno trasmesso i resoconti dei suoi discorsi per capire come stanno le cose.

 

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