LA VERA SCISSIONE E IL CERCHIOBOTTISMO/ di Stefano Clerici

di STEFANO CLERICI – 

I giudizi dei più autorevoli commentatori politici sull’ultima direzione del Pd sono stati assai duri, spesso feroci. Si va dal più benevolo Claudio Tito che su Repubblica parla di  “occasione mancata”, alla spietata raffigurazione di Alzo Cazzullo sul Corriere della Sera (“il Pd è una tonnara dove più i tonni si agitano, più si aggrovigliano; e Renzi non è il rais che guida la mattanza, è solo il tonno più grosso”), fino alle frecce al curaro di Lucia Annunziata sull’ Huffington Post, la quale definisce l’ultima direzione dem come “una riunione di alcolisti anonimi. Una velenosa riunione di una famiglia. O, forse solo una riunione di parrocchia”.

Più o meno feroci che siano, le analisi politiche tendono comunque al “cerchiobottismo”, a dividere in parti uguali, tra maggioranza e minoranza, le responsabilità della crisi che attanaglia quella che – almeno sulla carta – resta la più grande forza politica del paese. E questo, a nostro avviso, non è un buon servizio alla verità. Per carità, la minoranza dem di errori ne ha commessi eccome. Ma il tentativo in atto di far passare l’eventuale scissione come una ripicca, un infantile capriccio sulla data del prossimo congresso, è ingiusto e meschino.

L’altra sera in tv, che spesso frequenta, Fabrizio Rondolino, un tempo comunista e oggi renziano appassionato, sosteneva che i vari Bersani, D’Alema, Speranza sono lividi di rabbia perché alla guida della “ditta” c’è oggi un democristiano giovane e capace. Eh no, caro Rondolino, c’è democristiano e democristiano. Non puoi dimenticare che alla guida della “ditta” – e per lungo e mai troppo rimpianto periodo – c’è stato, con il leale appoggio di tutti gli ex diessini, un signore chiamato Romano Prodi, il quale non veniva certo dalla scuola di Frattocchie. Quel Romano Prodi che oggi sarebbe sul Colle, se i democristiani alla Renzi non l’avessero impallinato.

Ha ragione Bersani: la scissione c’è già stata. L’hanno sentenziata quei milioni di elettori che hanno visto il loro Pd smettere di dire e fare qualcosa di sinistra, rincorrere il più bieco liberismo, inciuciare con Berlusconi e magari scavalcarlo a destra, prendere a cannonate la Cgil e l’articolo 18, devastare il mondo della scuola. E, di fronte a tutto questo, afflitti e disillusi, al momento del voto se ne sono stati a casa oppure hanno tentato – per poi magari pentirsene subito dopo – l’avventura dei Cinque Stelle.

Ecco, questa è stata ed è la vera scissione. Già compiuta, sul campo. E questo la minoranza dem deve dire e sostenere con forza, denunciando la trappola di chi li accusa di rottura a causa della data del congresso. E’ l’aver snaturato il Pd, l’aver tagliato le sue radici, l’averlo trasformato nel PdR (partito di Renzi), l’origine dell’esodo di un popolo progressista che oggi vaga senza meta. E aspetta qualcuno, o qualcosa, che lo riunisca sotto una sola bandiera. Come una volta. I have a dream…

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