ORA DI PUNTA

Il modello Sarko

visto dall'Italia

di Nuccio Fava

Il secondo turno delle amministrative francesi, con la ferma regola dei ballottaggi, ha confermato l’esito politico del voto di due settimane fa. Ne ha anzi rafforzato il significato, esprimendo la grande vittoria di Sarkosy, la grande crisi della famiglia socialista del presidente Hollande, i limiti strutturali della pur rilevante forza elettorale di Marine LePen i cui candidati nei mandamenti non sono riusciti a vincere da nessuna parte. Se da un lato dunque la Francia vede chiarificarsi il quadro politico, mantiene tuttavia un carico di difficoltà e di problemi non destinati a facile soluzione. Anche in Francia la crisi della politica è profonda. La stessa organizzazione istituzionale e il semi presidenzialismo non sono di per sé una strada facile.  Del resto in tutta Europa la lontananza dei giovani e la enorme diffidenza a impegnarsi e partecipare politicamente, sono causa soprattutto della crisi ideale e morale che affligge in varia misura tutta l’Europa . Condizione che va ben oltre lo stesso notevole astensionismo e si ricollega fondamentalmente alle precarietà e paura per il lavoro che non c’è, la mancanza di prospettive e progetti realistici e credibili.

C’è qui soprattutto la ragione del tracollo socialista col Presidente Hollande quasi ridotto a tagliare nastri e a partecipare a cerimonie e manifestazioni contro il terrorismo. Momenti e funzioni importanti anche queste per la forte carica simbolica di partecipazione e condivisione di valori di democrazia e di solidarietà. Dagli attentati di Parigi e Bruxelles fino al più recente dentro il museo Bardo a Tunisi, hanno visto Hollande con accanto spesso il nostro presidente Renzi e altri leader, testimoniare il no al terrorismo e il valore fondamentale di una risposta corale contro ogni tentazione xenofoba e/o di restringimento delle libertà fondamentali e irrinunciabili. Come naturale, un voto per quanto amministrativo non è privo di rilievo politico e non solo per i francesi . L’acutezza  della matita di Giannelli sul Corriere della sera di lunedì 30 marzo riassumeva significativamente il senso del voto con la sua vignetta in prima pagina. Sarkosy esce tutto arzillo da un sarcofago egizio, sottolineandone il carattere di mummia, che ritorna vispo a riprendere il proprio ruolo. Accanto, nell’altro sarcofago, Berlusconi ammirato si ripromette di poter tornare in campo.

 Il modello Sarko fa dunque breccia nel cuore dei berlusconiani che sono però tentati fortemente dall’alleanza con la Lega di Salvini, ammiratore ‘sfegatato’ della LePen che nonostante il successo di voti è rimasta fuori da ogni prospettiva politicamente rilevante rispetto al governo di tutti i territori di Francia. Non solo per Berlusconi il voto francese rappresenta occasione propizia di riflessione ed iniziativa. Anche Renzi, come presidente del Consiglio e segretario del Pd, non può restare indifferente. Nella stessa direzione Pd nessun approfondimento si è tentato a proposito della batosta riservata a Hollande e ai socialisti francesi, che pure fanno parte della stessa famiglia europea. Eppure intorno ai temi cari alla sinistra e al socialismo italiano in molti temono una deriva a destra del Pd e del governo. Oltre la minoranza interna, attenzione e rispetto senza confondersi naturalmente, richiederebbero le forze interessate alla iniziativa di Landini, e a larghi settori della società civile che in qualche modo cominciano a farvi riferimento.                                                

Inoltre c'è sempre aperta la questione dei 5 Stelle. Il dialogo è stato tentato più volte ma sempre in modo infruttuoso, non solo da Bersani, ma dallo stesso Renzi. Eppure il fenomeno 5 Stelle esprime la difficoltà maggiore che tutta la politica italiana incontra sul terreno della democrazia, della lotta alla corruzione e alla poca trasparenza che qualunque governo serio dovrebbe affrontare con ben maggiore e determinazione.

Nuccio Fava 

  Mercoledì 01 Aprile 2015
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mafai_miriam_002_jpg_tfzuLA RAGAZZA ROSSAUn'immensa folla ha partecipato oggi ai funerali della "ragazza rossa". La cerimonia si è svolta nella Promoteca del Campidoglio. Numerosi i colleghi, il mondo delle istituzioni, ma tantissimi i semplici cittadini che hanno assistito all'ultimo saluto a Miriam Mafai.  Oltre al fondatore e al direttore di Repubblica, Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro, hanno assistito tantissimi colleghi e amici e poi il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, l'ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, l'ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. E ancora il vicepresidente del Senato, Emma Bonino, il giornalista Enrico Mentana, Franco Marcoaldi e Claudia Mancina.

"In questi giorni - ha detto la figlia di Miriam Mafai, Sara, nel corso della cerimonia - sono state scritte cose bellissime su mia madre, che è stata una grande donna nella vita e nella morte, e anche una donna divertente. La stampa ha parlato molto della sua risata forte e sferzante, ma mia madre è stata anche una donna nascostamente romantica: sentimentale mai, ma romantica sì. Grazie a lei - ha proseguito Sara - io conosco ogni angolo di Roma, da Monteverde a piazza Bologna, da Trastevere a San Lorenzo. A dispetto di un'eccessiva concretezza, Miriam amava la poesia: trascriveva su diversi taccuini citazioni di alcuni poeti, come Giuseppe Gioacchino Belli. È stata una donna generosa e che non conosceva l'invidia. Buon viaggio mamma...". È intervenuto anche il figlio della Mafai, Luciano.

Una perdita per il giornalismo

per la cultura e per la politica

Il giornalismo, la cultura e la politica hanno perduto una delle figure più brillanti, più vivaci e più acute dell'Italia uscita dal fascismo: è morta a Roma, all'età di 86 anni, Miriam Mafai. Ancora qualche mese fa, nonostante avesse dovuto interrompere per motivi di salute la sua attività di editorialista di Repubblica, dopo esserne stata inviata speciale, era stata invitata in trasmissioni televisive per dire la sua opinione, per portare il contributo delle sue conoscenze e delle sue esperienze sugli argomenti di attualità o sulla storia dell'Italia moderna. Figlia del pittore Mario Mafai, era nata a Firenze il 2 febbraio 1926.

Giovanissima aveva partecipato alla Resistenza antifascista entrando poi nelle file del Pci e dedicandosi immediatamente all'impegno politico militante, soprattutto nel movimento per l'emancipazione femminile. Questa attività la portò a Pescara, dove dal 1951 al 1956 fu assessore al Comune. Qui sposò Umberto Scalia, segretario regionale del Pci. Poi fu assorbita dall'attività giornalistica: andò a lavorare al settimanale "Vie Nuove" (allora diretto da Luigi Longo, vice segretario, poi segretario, del Pci) che nel '57 la inviò come corrispondente a Parigi, città di cui era originaria la madre.

Mafai_e_PajettaNel 1960 passò all'Unità come redattore parlamentare. E iniziò la sua lunga convivenza (che fu anche sodalizio politico) con Gian Carlo Pajetta, uno dei massimi e più brillanti dirigenti nella storia del Pci (foto a lato). Nominata nel 1965 direttore del settimanale "Noi Donne", vi rimase fino al 1970, quando passò a "Paese Sera" con il ruolo di inviato speciale, nel quale esordì raccontando la "rivolta di Reggio Calabria" per il titolo di capoluogo della Regione.

Chiamata da Eugenio Scalfari a far parte nel febbraio '76 della squadra di giornalisti che parteciparono alla fondazione e poi al successo editoriale di "Repubblica", Miriam Mafai ricoprì dal 1983 al 1986 la carica di presidente della Federazione nazionale della stampa senza tuttavia mai interrompere la sua attività di penetrante cronista e commentatrice della realtà italiana. (Nella foto a destra l'omaggio del presidente  Napolitano e della signora Clio alla salma).

Napolitano_camera_ard._MafaiUna nuova parentesi di attività politica se la concesse partecipando alla vita parlamentare nella veste di deputato nelle file del Pds, ma continuando instancabilmente a scrivere, non solo per i giornali: è stata autrice di libri che hanno lasciato il segno nell'approfondimento critico, libero, disincantato, del costume e della politica italiana, tra cui "Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale" (Mondadori), "Botteghe oscure, addio. Com'eravamo comunisti" (Mondadori), "Dimenticare Berlinguer. La sinistra italiana e la tradizione comunista" (Donzelli).

Ecco perché tanta commozione, tanta partecipazione, tanto dolore per la sua scomparsa.

Ennio Simeone

La Fnsi. "La morte di Miriam Mafai è un immenso lutto per il giornalismo italiano e per il sindacato unitario dei giornalisti, la Fnsi, di cui è stata la prima giornalista donna chiamata a essere presidente (1983-1986)": così la Federazione nazionale della stampa ricorda Miriam Mafai


Commenti  

 
0 #1 fatuzzo paolo 2012-04-09 20:25
una grande donna, partigiana e comunista.
ci mancherai
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