ORA DI PUNTA

Basta con

i "tribunali

spettacolo"

di Ennio Simeone

Speriamo che dal pestaggio della sorella genella di Bossetti traggano insegnamento le direzioni giornalistiche, i curatori e i conduttori dei vari talk show televisivi, che continuano con quotidiana, assillante insistenza ad occuparsi della uccisione di Yara Gambirasio (come hanno fatto per circa due anni con quella di Sarah Scazzi ad Avetrana) dando spazio, oltre che a servizi ripetitivi di giornalisti o pseudo tali armati di microfoni e di telecamere, ad improvvisati "esperti" ed "esperte" in cerca di pubblicità e di notorietà (anche per le loro attività private) che rimbalzano da uno studio televisivo all'altro emettendo giudizi e sentenze che influenzano l'opinione pubblica, ma anche l'opinione degli inquirenti. 

E nessuno venga ad ergersi a tuore della libertà di informazione perché questa non è informazione, ma cinico sfruttamento a fini commerciali di vicende umane su cui la magistratura e le forze dell'ordine devono indagare in serenità e con serietà. Finalmente lo ha ammesso e vigorosamente sottolineato, in uno dei programmi televisivi del poneriggio appena qualche giorno fa, anche il professor Meluzzi, che pure è un frequentatore assiduo di questi biechi "tribunali popolari" dove non c'è limite allo sconfinamento dei diritti degli imputati, della privacy e del segreto istruttorio. E' mai possibile che nessuno di coloro che hanno il dovere di intervenire per porre fine a questo scempio della correttezza, del buon gusto e dei codici (sia penale che etico) si decida ad intervenire? 

PS - In coerenza con quanto abbiamo scritto qui sopra e ripetiamo da tempo, abbiamo pubblicato con scarsa evidenza, e per puro dovere di cronaca, la notizia dell'avviso di garanzia inviato al padre di Matteo Renzi, anche se qualche giornale ha avanzato il sospetto che il "rottamatore a fasi alterne" sapesse già della vicenda giudiziaria paterna prima dell'ultimo attacco alla magistratura. 

  Venerdì 19 Settembre 2014
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DECRETO FISCALE E BANCHE  AAA. SMENTITA CERCASI 

Se la fondazione è Imu-esente

Imu_e_fondazioniConsiderate enti di beneficenza anche quelle che posseggono edifici in cui risiedono istituti di credito. Il governo deve fare chiarezza

di Stefano Clerici

Se è vera - come sembra confermare anche l'indignato tam-tam che continua a diffondersi sulla rete - la notizia è clamorosa: da oggi dobbiamo considerare le banche a tutti gli effetti come associazioni benefiche. Parola del governo. Messe sullo stesso piano della Caritas o del circolo San Pietro o del convento delle suorine di madre Teresa, le loro fondazioni (che, dati alla mano, gestiscono un patrimonio di circa 50 miliardi di euro) non dovranno pagare l'Imu, ovvero la nuova tassa sugli immobili che ha preso il posto dell'Ici e che tutti gli italiani, con gli occhi bagnati e il portafoglio asciutto, si accingono a versare alle disastrate casse dello Stato. Compresi (salvo auspicabili cambiamenti dell'ultim'ora) i vecchietti costretti a vivere in ospizio pur possedendo una casa di proprietà.

Noi non siamo grandi esperti d'economia, né tantomeno raffinati giuristi. Ma, questo sì, ci consideriamo persone di buonsenso. E abbiamo il brutto vizio di fare i cronisti: avete presente quelli che vanno in giro per "tastare il polso" del cosiddetto cittadino medio, ovvero la gente che si incontra al mercato sotto casa mentre va a fare la spesa sempre più cara o in fila all'ufficio postale a pagare bollette sempre più care (per non parlare, poi, di coloro che si incontrano a fare il pieno dal benzinaio)? Non vi stiamo a dire quali commenti abbiamo ascoltato ieri al diffondersi della notizia. Li potete leggere sulla rete, ma potete anche solo immaginarveli, e senza troppo sforzo.

L'esenzione dell'Imu per le fondazioni bancarie è (almeno finora) prevista nel disegno di legge sul fisco. L'Idv ha provato, in sede di commissioni Bilancio e Finanze del Senato, a presentare un emendamento che cancellasse tale norma. Ma tutti i partiti della "strana" maggioranza che sostiene il governo Monti l'hanno bocciato. Qualcuno ha fatto notare che la notizia è stata pressoché ignorata dai grandi quotidiani (eccezion fatta per Il Giornale e Libero) e figuriamoci dai telegiornali (eccezion fatta per Tgcom 24, con un indignato editoriale del suo direttore Mario Giordano).

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, disse a suo tempo Giulio Andreotti, maestro di politica nella Prima, nella Seconda e ora anche nella Terza Repubblica. Perciò, visto anche tutto il casino fatto per far pagare l'Imu alla Chiesa, ci permettiamo di dare un consiglio a questo governo, già bersagliato dall'accusa di essere succube dei banchieri: sul suo sito Internet, oltre a pubblicare (come onestamente già fatto) la rassegna stampa comprensiva di critiche al provvedimento, sarebbe bene rendere edotta l'opinione pubblica di quali immobili stiamo parlando. Perché - capirete - se si dovesse scoprire che nell'elenco figurano anche prestigiosi palazzi di sedi o filiali dove si contrattano mutui (magari a tassi elevati) o si chiedono prestiti (quasi sempre negati) o si implorano fidi (causa crediti che lo Stato non onora), be', allora è sacrosanto quanto detto e scritto da Gino e Michele: anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. E, se incazzate, le formiche possono diventare un esercito devastante.

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