ORA DI PUNTA

Bersani,

finalmente

di Matteo Cosenza


Bersani ha detto la sua chiaramente: non sono un figurante e non vado, quindi, a fare la comparsa da Renzi. Poi ha ricordato che con il jobs act si costringono i lavoratori (ricordate la parola?) agli anni pre Settanta. Era ora. Sento spesso parlare di abilità del presidente del Consiglio. Io chiederei: ma c’è da fidarsi?

Non è una domanda da poco perché è vero che in politica tattiche e strategie non sempre convergono ma è pur vero che un minimo di affidabilità e di credibilità è necessario nella vita come nella politica. Io di Renzi non mi fido. Le prove ormai sono tante e il jobs act, al di là del giudizio che se ne possa dare, forse è più grave dello “stai sereno” che fregò Enrico Letta e che rientrava per certi versi nel rapporto tra due persone.

L’abolizione dell’articolo 18 non era la naturale conclusione di un iter molto complesso e tormentato, e la delega decisa dal Parlamento non affidava questo compito al governo. Invece lui, Renzi, se n’è fregato, ha deciso, come probabilmente voleva dall’inizio, e poi ha sfacciatamente annunciato che aveva abolito un elemento cruciale dello Statuto dei Lavoratori. Ora c’è in ballo la faccenda delle antenne Rai. Lui, Renzi, assicura che il controllo attraverso il 51 per cento delle azioni resterà in mano pubblica e non finirà in quelle di Berlusconi. Probabilmente sarà così, ma quanta credibilità si può dare ad uno che con le parole - e la Parola - gioca con disinvoltura?

Non saprei dire ma a me questo signore, che ha in questo momento nelle sue mani le sorti del Paese, mi piace molto poco. E prendo atto che finalmente, per quanto troppo tardi, anche una persona per bene come Bersani dimostri di pensarla allo stesso modo.

  Domenica 01 Marzo 2015
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DOSSIER ANCHE LE ENERGIE RINNOVABILI PESANO SUI RINCARI

 

L'INCENTIVO VA IN BOLLETTA

Rincaro_tariffe_2012Quella elettrica aumenta del 5,8% subito e crescerà altrettanto da maggio. L'allarme del presidente dell'Autority, Bortoni

Redazione

Ad aprile scatteranno, come è stato già annunciato, gli aumenti sulle nostre bollette energetiche: saranno dell'1,8% per il gas (pari a un aggravio annuo di 22 euro per una famiglia media) e del 5,8% per l'energia elettrica (27 euro di maggiore spesa sempre per una famiglia media). Un rincaro, quello relativo alla luce, già piuttosto sostenuto e che si deve agli aumenti del petrolio, all'andamento della Borsa elettrica per l'emergenza freddo e - attenzione!- ai maggiori costi per il mantenimento in equilibrio del sistema. Il problema riguarda, in particolare, la spesa sostenuta per compensare l'intermittenza di alcune fonti rinnovabili (basti pensare al fotovoltaico), che pesa per il 40% sull'aumento del 5,8%. Ci sono poi gli incentivi alle rinnovabili, che nel 2012 raggiungeranno la cifra di oltre 10,5 miliardi di euro e che vengono pagati proprio in bolletta: un peso diventato sempre più insopportabile per famiglie e imprese. Per questo l'Autorità ha deciso di rinviare a maggio l'aumento relativo proprio all'aggiornamento per gli incentivi diretti (la cosiddetta componente A3): si tratta di un ulteriore aggravio che si stima possa essere di circa il 4%.

Le energie rinnovabili dunque vanno a pesare sulle bollette elettriche, tanto che l'Autorità per l'energia ha deciso di "diluire" l'aumento, tendente verso il 10%, in due tranche. L'obiettivo, come ha dichiarato il presidente Guido Bortoni, è quello di dare un "segnale chiaro e concreto" alla politica, perché intervenga su un sistema di incentivazione che, con un peso pari a oltre 10,5 miliardi nel 2012, non è evidentemente sopportabile per le famiglie e per le imprese. L'invito dell'Aeeg arriva proprio in concomitanza con la messa a punto del decreto sul fotovoltaico nel quale, ha preannunciato il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, c'é la volontà di correggere le "storture" del settore.

La sospensione di un mese, ha spiegato Guido Bortoni, "potrà servire ai decisori delle politiche energetiche per operare le migliori scelte, con modalità sopportabili per cittadini e imprese". E mentre Federconsumatori parla di "un altro colpo micidiale per la famiglie", è dai ministeri dello Sviluppo economico, dell'Ambiente e dell'Agricoltura che si aspettano i decreti che dovranno ridisegnare il settore: perciò Passera ha dichiarato che c'è la volontà, per non dire la necessità, di correggere quelle storture che avevano finora assegnato al fotovoltaico "un livello di incentivazione enormemente più alto rispetto a resto di Europa". A chiedere una revisione è anche l'Enel, secondo cui, come ha rilevato il presidente Paolo Andrea Colombo, "lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio". In ogni caso, ha assicurato il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, "non ci saranno sorprese" sul fotovoltaico, visto che, "come è noto" ci dovrà essere "una riduzione degli incentivi".

LA FEDERCONSUMATORI - La Federconsumatori se la prende con "gli aumenti trainati dalla speculazione sulle materie prime" e con "l'inerzia del governo" nel bloccare il continuo aumento della spesa delle famiglie e sostiene che "occorre fare una sana pulizia delle bollette depurandole di tutti gli oneri, contributi e tasse che hanno un discutibile legame con i beni acquistati". L'associazione suggerisce per esempio (ma sarebbe troppo facile, se però fosse possibile) di ridurre l'aliquota Iva al 10% per il metano ed a 5% per l'elettricità, accelerando l'introduzione del riferimento ai prezzi sui mercati europei, rendendo noti i prezzi di quello importato in Italia e imponendo la riduzione del prezzo di commercializzazione di quello estratto in Italia visto che non è gravato dalle spese di trasporto e dalle royalties. Tuttavia ammette che per l'elettricità occorre invece rivedere il meccanismo dei finanziamenti alle fonti rinnovabili: "bisognerà continuare ad incentivare tali fonti, ma a carico della fiscalità generale". Ma resta l'impressione che cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia. 

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