ORA DI PUNTA

Dal "cambio

di passo" al "passo

dopo passo"

di Nuccio Fava

Ci ritroviamo in un clima internazionale  che, se guardiano all’Ucraina, è peggiore di quello degli ultimi anni della guerra fredda, quasi non ci fosse stato il crollo dell’impero sovietico. Si era superficialmente parlato di fine della storia, che ha invece bisogno di più tempo per essere davvero umanizzata e metabolizzata con mutamenti culturali e civili profondi. All’Europa spetta un ruolo strategico in ogni direzione. Dovrebbe essere il capo del nostro governo, presidente europeo di turno, a farsene deciso promotore già al vertice di Bruxelles. Il consiglio dei ministri definito “storico” per caratterizzarlo come avvio dell’orizzonte dei 1000 giorni abbondantemente annunciato da Renzi ha avuto un andamento per certi versi singolare. L’ordine del  giorno è stato abbondantemente prosciugato, dopo l’incontro di Renzi con il presidente Napolitano ed una serie di contatti preparatori fino alla tarda mattinata. Resta in piedi il provvedimento sblocca Italia, fantasioso per giornali e tv, ma frutto essenzialmente della utilizzazione intelligente di fondi già disponibili, compresi quelli europei gestiti in modo pessimo. Nulla si conosce però del piano di lavoro e di iniziative significative per le imprese, punti fondamentali per quella ripresa che purtroppo segna la fiacca come i dati sui consumi dimostrano.

 Renzi naturalmente non ha resistito ai colpi di scena prima facendo un giro con un gelato in mano nel cortile di palazzo Chigi e presentandosi subito dopo all’incontro con i giornalisti. Con la solita verve e brillantezza, tornando a usare le slide, ha difeso la misura degli ottanta euro ribadendo che sarà proseguita ed allargata già dal 2015. Ha ribadito l’orizzonte dei 1000 giorni e indicato come metodo di lavoro “passo dopo passo” che rappresenta un radicale cambio di metodo rispetto all'impetuosità seguita sinora. La decisione più importante riguarda la riforma della giustizia che arriva però frammentata nonostante il lavoro del ministro Orlando. L’Italia rispetterà i suoi impegni con l’Europa richiamando tutti i Paesi a valorizzare la crescita e le riforme, confermando la sintonia con Draghi. Scarsi o nulli i riferimenti all’impegnativo e preoccupante quadro internazionale, anche se Renzi dà appuntamento con una nuova conferenza stampa (la seconda in 48 ore!) per oggi pomeriggio, dopo il vertice europeo. Non si smentisce mai e l’ennesimo show davanti alle telecamere si spera possa in qualche misura rassicurare gli italiani che di fiducia non ne hanno troppa se addirittura risparmiano sull’acquisto dei generi di prima necessità.

  Lunedì 01 Settembre 2014
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Marina Sereni

COME PARTITI E GOVERNO

DEVONO ADEGUARSI ALLE ATTESE

- Siamo di fronte ad un'evidente novità: nel Pdl sale la tensione sia internamente che nel rapporto con il governo Monti. Berlusconi rinuncia ad andare in Tv, perché non vuole offuscare Alfano (toppa peggio del buco, direbbe qualcuno); Alfano diserta il vertice convocato da Monti con i segretari dei partiti che sostengono il governo, perché non si può discutere, guarda caso, di Rai e giustizia; un nutrito gruppo di senatori chiede le dimissioni del ministro Riccardi, per una frase certo infelice ma rubata da una conversazione privata e per la quale l'interessato si è subito scusato. Segnali di un nervosismo crescente i cui effetti saranno ancora più visibili dopo le elezioni amministrative di primavera.

Intanto il governo Monti continua il suo lavoro, rispettando sostanzialmente la missione che gli è stata affidata. La situazione finanziaria (spread sotto i 300) è migliorata, la trattativa su mercato del lavoro e ammortizzatori va avanti, Sergio Marchionne è stato convocato dal presidente del Consiglio per la prossima settimana, per capire finalmente i progetti della Fiat in Italia. I problemi da affrontare sono ancora grandi, enormi: a cominciare dall'occupazione, dalla situazione economica di tante famiglie e di tante aziende. Il parlamento e il governo saranno dunque chiamati a fare molte altre scelte impegnative per arrivare al 2013 con un Paese più giusto e più dinamico.
L'esame del Dl Semplificazioni alla Camera, e in particolare la discussione sulla scuola, ha dimostrato che c'è bisogno di un raccordo più forte tra i diversi ministeri, e che pure in una situazione di rigore non si può accettare un ruolo esorbitante della Ragioneria generale dello Stato, come se non fosse sottoposta alla volontà politica del governo e del Parlamento. E' auspicabile che il presidente Monti colga l'occasione per aggiustare il tiro sul ruolo del ministero dell'Economia e sul coordinamento tra i diversi dicasteri.

L'agenda politica e istituzionale non può escludere nessun tema: se l'obiettivo è creare crescita e lavoro, modernizzare l'Italia, valorizzare talento e merito, non c'è alcun motivo per ritenere che possano esistere zone franche. Il rilancio della Rai è un grande fatto economico, oltre che culturale, e richiede una riforma. Una legge efficace contro la corruzione e un sistema giudiziario rapido ed efficiente per tutti i cittadini creano condizioni più favorevoli agli investimenti e allo sviluppo. Ha ragione Bersani a dire che il Pd non rinuncerà a portare le sue proposte anche su questi nodi al tavolo del confronto con le altre forze politiche e con il governo.

Sondaggi, ricerche, convegni evidenziano ogni giorno una grande questione: la crisi del rapporto tra i cittadini e la politica, la sfiducia verso i partiti, l'incertezza sugli scenari futuri. Non va molto meglio se guardiamo al gradimento verso i sindacati, la Chiesa, le istituzioni...

Anche il Pd, che pure è un partito giovane, che ha scommesso sulla partecipazione diretta dei cittadini e si è dato regole trasparenti non è immune dal rischio di essere percepito come un soggetto "vecchio" mentre tutti cercano qualcosa di "nuovo".
Alla fine della stagione del "berlusconismo", del populismo senza riforme e dei partiti personali, anche noi - che pure abbiamo cercato di incarnare un modello di partito completamente diverso - possiamo pagare un prezzo. C'è anche questo nell'esito delle primarie in alcune grandi città, da ultimo Palermo.
Non esiste una democrazia moderna e funzionante che possa fare a meno dei partiti. Ma non è realistico rivendicare un astratto primato della politica e dei partiti se non dimostrando una capacità di autoriforma: di rinnovamento e apertura delle forme organizzative, di qualità della proposta sui contenuti, di volontà di fare davvero una nuova legge elettorale. Questo è il campo di gioco su cui il Pd può dimostrare di avere le carte in regola per essere il baricentro di un sistema politico rinnovato capace di continuare, dopo il 2013, l'azione riformatrice di cui l'Italia avrà ancora bisogno.

Marina Sereni

vice presidente del gruppo Pd in Senato

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