ORA DI PUNTA

Bersani,

finalmente

di Matteo Cosenza


Bersani ha detto la sua chiaramente: non sono un figurante e non vado, quindi, a fare la comparsa da Renzi. Poi ha ricordato che con il jobs act si costringono i lavoratori (ricordate la parola?) agli anni pre Settanta. Era ora. Sento spesso parlare di abilità del presidente del Consiglio. Io chiederei: ma c’è da fidarsi?

Non è una domanda da poco perché è vero che in politica tattiche e strategie non sempre convergono ma è pur vero che un minimo di affidabilità e di credibilità è necessario nella vita come nella politica. Io di Renzi non mi fido. Le prove ormai sono tante e il jobs act, al di là del giudizio che se ne possa dare, forse è più grave dello “stai sereno” che fregò Enrico Letta e che rientrava per certi versi nel rapporto tra due persone.

L’abolizione dell’articolo 18 non era la naturale conclusione di un iter molto complesso e tormentato, e la delega decisa dal Parlamento non affidava questo compito al governo. Invece lui, Renzi, se n’è fregato, ha deciso, come probabilmente voleva dall’inizio, e poi ha sfacciatamente annunciato che aveva abolito un elemento cruciale dello Statuto dei Lavoratori. Ora c’è in ballo la faccenda delle antenne Rai. Lui, Renzi, assicura che il controllo attraverso il 51 per cento delle azioni resterà in mano pubblica e non finirà in quelle di Berlusconi. Probabilmente sarà così, ma quanta credibilità si può dare ad uno che con le parole - e la Parola - gioca con disinvoltura?

Non saprei dire ma a me questo signore, che ha in questo momento nelle sue mani le sorti del Paese, mi piace molto poco. E prendo atto che finalmente, per quanto troppo tardi, anche una persona per bene come Bersani dimostri di pensarla allo stesso modo.

  Domenica 01 Marzo 2015
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CRISI ITALIA-INDIA E  OSTAGGI UCCISI IN NIGERIA 

Lamolinara, in campo i servizi segreti

Marò. Terzi: basta con le speculazioni

Raid_NigeriaI funerali dell'ingegnere morto nel raid delle forze inglesi. D'Alema: "Non è stato un blitz ma una battaglia di oltre un'ora". Per i militari italiani detenuti in India chiesto l'intervento di Usa, Russia e Inghilterra

Redazione

Continuano a rimanere in primo piano anche sulla scena politica nazionale, con tentativi da varie parti (non solo dell'opposizione) di mettere sotto accusa la politica estera del governo, due episodi che hanno visto l'Italia in difficoltà in India - per la vicenda dei due fucilieri arrestati per aver sparato a due pescatori del luogo scambiati per pirati all'assalto di un nostro mercantile - e in Nigeria (per il blitz deciso dall'Inghilterra d'intesa con le truppe nigeriane per liberare due ostaggi di un gruppo terroristico, finito con la morte sia dell'ostaggio inglese, sia dell'italiano ingegnere Franco Lamolinara. Su entrambi il ministro degli esteri Terzi ha invitato, in una lettera al Corriere della sera, ad evitare squallide speculazioni.

Il caso nigeriano. A Gattinara c'è stato l'ultimo addio a Franco Lamolinara. La moglie Anna è stata colta da malore. Anche il giorno precedente era rimasta soltanto pochi minuti vicino alla bara del marito, nella camera ardente allestita nella cittadina veneta. Poi, con la Mercedes bianca che l'aveva portata in Comune, la vedova dell'ingegnere aveva dovuto far ritorno a casa. "Il suo dolore è fortissimo - ha detto un amico che era con lei - è stata una roccia per 10 mesi, ma adesso fa molta fatica". Nel pomeriggio di ieri era andato a Gattinara il presidente Monti a rendere omaggio alla salma.

Il caso indiano. Per venire a capo dell'intricato caso che coinvolge in India i due fucilieri arrestati con l'accusa di aver sparato a dei pescatori scambiandoli per pirati si è appreso che il ministro Terzi avrebbe sollecitato anche l'intervento di Usa, Russia e Inghilterra, mentre il sottosegretario Staffan de Mistura  si è incontrato ancora una volta con il 'chief minister' dello Stato del Kerala, Oommen Chandy, per esaminare insieme lo scenario che si presenterà nei prossimi giorni e settimane, soprattutto dopo lo svolgimento delle elezioni suppletive di sabato. In India dal 22 febbraio, De Mistura rientrerà mercoledì a Roma per consultazioni dirette con il governo, e sarà sostituito a Trivandrum dall'ambasciatore d'Italia, Giacomo Sanfelice e dal Direttore centrale per i paesi dell'Asia e dell'Oceania della Farnesina, Andrea Perugini.

L'intervento del Copasir. Comunque sia, le due vicende sono diventate casi politici. Per l'uccisione degli ostaggi in Nigeria e sulla querelle dei marò il governo Monti  è stato più volte rimproverato soprattutto dalla Lega, ma anche dal Pdl, che ha avviato una pemosa strumentalizzazione. E sul banco degli imputati finisce Adriano Santini, il direttore dell'Aise. La sua audizione al Copasir rischia di trasformarsi nella resa dei conti sull'operatività della struttura di intelligence che ha competenza sull'estero. Perché - è questa la contestazione che viene mossa a livello politico - avrebbe dovuto essere in prima linea per riportare a casa Franco Lamolinara. E invece - almeno secondo quanto è stato accertato sino ad ora - nonostante la presenza di 007 italiani ad Abuja, la guida dell'operazione è sempre stata britannica e anche le informazioni trasmesse al vertice della struttura sono arrivate dai servizi collegati raramente da fonte diretta. È stato il presidente del Copasir Massimo D'Alema, neanche un'ora dopo la notizia del raid fallito, a evidenziare la necessità di «chiarire il ruolo dei nostri servizi segreti".  Massimo D'Alema ha poi spiegato che l'intervento per liberare l'ingegnere di Gattinara "non è stata un blitz ma una battaglia di un'ora e mezzo e quindi serve un ulteriore chiarimento con le autorità inglesi riguardo un'operazione condotta in modo non ragionevole".

Commenti  

 
0 #1 giuseppe 2012-03-10 20:21
:D Perche non perdiamo mai l'occasione di parlare e comportarci da giudici sportivi del lunedì ? ergo;lavoriamo in italia e in giro per il mondo nelle professioni più disparate, sempre bravi e lodati, sia che le nostre imprese siano civili oppure militari, non parliamo di quelle sportive se hanno esito positivo, non appena insorge qualche inciampo tragico, scatta la caccia alla responsabilità da addossare a qualcuno. è qui che il nostro orgoglio nazionale si spezza e genera una miriade di "becchini" politici in cerca di un cadavere da seppellire o di un appiglio politico per addossare la responsabilità all'altra parte politica, non ha impirtanza quale.Come facciamo a formarci un opinione obbiettiva quando,il ministro al quale siera data fiducia,appena sceso momentaneamente dallo scranno,senza neanche riflettere dice: è colpa loro, se ci fossimo stati noi non sarebbe successo . è piccolo sfogo
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