ORA DI PUNTA

Repubblica

parlamentare!

Ma davvero?

di Ennio Simeone

Nella polemica con Matteo Renzi il segretario della Fiom, Maurizio Landini,  tra tanti argomenti  giusti e pienamente condivisibili, ne ha usato uno improprio: “Non è stato eletto” alla carica che ricopre. È lo stesso argomento adoperato frequentemente anche da esponenti dell’opposizione, che Renzi non ha mai rintuzzato ma che questa volta, a un uomo di sinistra, non ha lasciato passare liscio. E ha replicato: “Ricordo che l'Italia è una Repubblica parlamentare e che è il Parlamento ad assicurare la fiducia al governo".

Renzi ha ragione di richiamarsi alla Costituzione. Nella quale è scritto, infatti, che il presidente della Repubblica affida a un cittadino che ne abbia i requisiti (ma non necessariamente eletto dai cittadini) l’incarico di presidente del Consiglio con il mandato di proporgli una lista di ministri per la formazione di un governo che potrà entrare in funzione solo dopo aver  ricevuto l’investitura dal voto di fiducia delle due Camere. 

Ma è facile rinfacciargli che da quando, un anno fa, ha ottenuto il voto di fiducia Renzi ne ha chiesti un’altra quarantina per far approvare, senza discussioni o quasi, leggi e decreti che non al governo ma al parlamento spetterebbe fare. E la presidente Boldrini si è preso qualche insulto per averlo ricordato, sia pur con molto (troppo) garbo.

Insomma, che l’Italia è una repubblica parlamentare, Renzi se ne ricorda solo quando gli fa comodo. Per il resto considera le Camere un intralcio, come Berlusconi. E non gli basta eliminarne (o quasi) una: vuole che anche quella che rimane sia composta in maggioranza da nominati da lui. Il guaio è che nemmeno la sinistra del suo partito fa ciò che dovrebbe per ricordarglielo.

 

  Mercoledì 25 Febbraio 2015
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AUSTERITA' PER TUTTI  

 Così funziona il tetto

per i super-stipendi

Via libera del Parlamento alla imposizione di un "tetto" di 294.000 euro lordi annui per gli stipendi degli alti funzionari dello Stato, ma anche per i manager di tutti gli enti pubblici, comprese le authority e Regioni, Province e Comuni (nella tabella a lato alcuni degli stipendi attuali). Camera 

Stipendi_manager_pubblicie Senato hanno espresso parere favorevole al decreto del governo, pur sapendo che vi saranno massicci tentativi di neutralizzare questa decisione con azioni giudiziarie e appelli a questioni di incostituzionalità. C'è stata dunque una virata rispetto a un primo orientamento che escludeva che il taglio delle retribuzioni più alte si faccia subito. Unico gruppo che ha annunciato voto contrario è quello della Lega perché vorrebbe da un lato che il tetto fosse abbassato ulteriormente (portandolo a quello dei parlamentari) e dall'altro, però, che ne venissero esclusi i manager degli enti locali in ossequio all'autonomia. Il risultato sarebbe una cancellazione del provvedimento, obiettivo al quale alcuni ancora puntano prospettando il rischio di una ondata di ricorsi dei boiardi di Stato colpiti dalle restrizioni. parecchi ricorsi. Perché scatti operativamente il taglio basta adesso la firma del presidente del Consiglio, Mario Monti, al decreto. Benché il governo abbia detto che vorrà tenere conto di alcune delle osservazioni delle Camere, il ministro Filippo Patroni Griffi assicura: "Andremo fino in fondo".

 E a questo scopo Brunetta (Pdl) e Gianclaudio Bressa (Pd) annunciano un emendamento al decreto legge sulle Semplificazioni che estende il limite retributivo a tutti i dirigenti pubblici e impegna anche le Regioni a uniformare le leggi locali, per evitare che il manager di una municipalizzata guadagni più di un alto funzionario dello Stato. Resta l'ombra, agitata da alcuni, dell'applicabilità o meno del taglio da subito, cioè ai contratti in corso. La bozza di parere dei relatori della Camera Donato Bruno (Pdl) e Silvano Moffa (Pt) prospettava dei dubbi, ma Pd e Pdl si sono accordati per imporre un netto sì. Lo impongono, sostiene il governo, "inderogabili esigenze di contenimento della spesa pubblica". 

 

Commenti  

 
0 #1 giuseppe 2012-03-01 10:47
:D INDEROGABILI ESIGENZE DI CONTENIMENTO DELLA SPESA PUBBLICA ? nooo, è la moralità.L'efficenza di tutti gli apparati dello stato si possono apprezzare per la capacità degli umini,uniti ad altra forza lavoro, graduata da conoscenze e capacità specifiche e NON separata da montagne di danari che spingono verso il tornaconto e galleggiamento sopra la dura e operosa esistenza dei cittadini
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