ORA DI PUNTA

Fico della 

Mirandola

di Ennio Simeone

Grillo e gli esponenti del movimento a 5 stelle avranno  un motivo in più per andar fieri delle loro rivoluzionarie battaglie moralizzatrici dopo l'ultima vittoria ottenuta  - benché non sul terreno (politico) ma "a tavolino" - dal presidente della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, Roberto Fico.
Dunque il Fico - che si fregia, appunto, dell'appartenenza a quel movimento - ha posto inflessibilmente il veto alla messa in onda da parte della Rai della "partita del cuore" in programma a Firenze il 19 maggio appena ha appreso che questa iniziativa di beneficenza, programmata almeno un anno fa a sostegno di Emergency di Gino Strada, si sarebbe svolta a Firenze e che tra coloro che sarebbero scesi in campo figurava anche l'ex sindaco della città, Matteo Renzi. Con la perspicacia che connota gli esponenti grillini, questo moderno Pico della Mirandola della comunicazione ha subito ravvisato nella presenza di Renzi, divenuto nel frattempo presidente del Consiglio, alla esibizione calcistica a una settimana dalle elezioni europee gli estremi della violazione della par condicio, intuendo che un paio di passaggi ben calciati o, terribile eventualità, un gol dell'irrefrenabile giovanotto fiorentino avrebbero potuto spostare chissà quanti voti verso il Partito di cui è segretario. Risultato:  Renzi ha rinunciato a scendere in campo, ma Fico ha perso l'occasione di mostrare agli italiani il capo del governo in mutande.

  Mercoledì 23 Aprile 2014
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OLIMPIADI 2020

Poche le proteste

per il no di Monti

L’Olimpiade del 2020 non si farà a Roma. Dopo un’attenta valutazione dei costi e dei benefici legati all’operazione nel suo complesso, il premier Mario Monti ha deciso che non esistono le condizioni perché il governo offra le garanzie dello Stato alla candidatura per i Giochi. Ill presidente del Consiglio incontrerà il presidente del Comitato organizzatore, Mario Pescante, il presidente del Coni, Petrucci e il sindaco di Roma, Alemanno, ufficializzando una decisione che era già nell’aria da tempo. La lettera con le garanzie richieste dal Cio doveva essere presentata entro mercoledì 15 febbraio.

"Non ce la sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare" sulle finanze dell'Italia. Così il premier Mario Monti ha motivato il no alla firma sulle garanzie per la candidatura olimpica di Roma.  "Non pensiamo sarebbe coerente impegnare l'Italia" in questa garanzia che "potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti".  "Non vogliamo che la percezione che stiamo cercando di dare dell'Italia possa essere compromessa da improvvisi dubbi, magari alimentati dai concorrenti. Questo non significa che l'Italia debba rinunciare ad avere mete ambiziose e noi non siamo concentrati solo sul risanamento ma anche sulla crescita".

LE REAZIONI

"Monti ci ha detto no": così il presidente del Coni Gianni Petrucci ha espresso la sua amarezza per il no del governo.
"Assolutamente no, mi dispiace deludere gli oppositori". Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno lasciando palazzo Chigi, a chi gli chiedeva di sue possibili dimissioni, dopo il no del governo alla candidatura della Capitale alle olimpiadi del 2020. "Monti ha detto no. La notizia è stata negativa", ha affermato Alemanno.

"E' una grandissima occasione persa, ma non possiamo far altro che accettare la decisione del governo: c'é tanta amarezza". Così il presidente del Comitato Promotore per Roma 2020, Mario Pescante, ha commentato la decisione del premier Monti.
"La decisine del governo è stata molto ponderata - ha aggiunto Pescante - ed è arrivata esclusivamente per motivi economici". "Il nostro progetto per Roma 2020 era molto serio, ma il governo è stato irremovibile sui conti. Peccato era un'occasione unica anche per dire ai giovani che abbiamo ambizioni importanti", ha aggiunto il presidente del comitato promotore di Roma 2020, Mario Pescante. "Per un'eventuale candidatura per il 2024 bisognerà tenere conto anche dell'Africa - ha continuato Pescante - inoltre se nel 2020 i Giochi non dovessero essere assegnati all'Europa, nel 2024 Parigi tornerà in corsa per il centenario. Questo vuol dire che per dieci anni non si parlerà più di Giochi olimpici in Italia".

"Oggi il presidente del Consiglio Mario Monti ha preso una decisione di grande responsabilità dando un segnale forte dimostrando che esiste un Paese concreto e serio, grazie Presidente": così con l'ANSA, Pietro Mennea.

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