ORA DI PUNTA

Una garanzia

di indipendenza

di Ennio Simeone

La sua biografia parla chiaro. Sergio Mattarella è proprio quello che si dice un uomo delle istituzioni, con un forte bagaglio culturale di costituzionalista, con una storia politica ricca di esperienze, con una storia familiare che lo colloca senza alcun dubbio dalla parte della legalità. Una figura che non poteva non riscuotere il consenso unanime dell’area parlamentare che due anni fa si spaccò indecorosamente e che era determinante, in quanto largamente maggioritaria nel parlamento, per la elezione del capo dello Stato: il partito democratico.

 Era l’unica scelta che Renzi poteva compiere se non avesse voluto andare disastrosamente al massacro continuando a cavalcare il “patto del Nazareno” e ad esercitarsi nel braccio di ferro con quella parte del suo partito e della società che fino a pochi giorni  prima aveva additato come “gufi” o “frenatori”. Gli è stata suggerita da chi antepone l’unità del Pd e del paese alle voglie di vendetta e alle esibizioni di arroganza: persone come Bersani, per intenderci. E lui ha capito che non poteva non raccoglierla e l’ha patrocinata. Ciò gli ha consentito di convincere anche i riottosi alleati di governo che si collocano nell’area di centrodestra, alla fine, a contribuire con il loro voto ad eleggere il presidente della Repubblica con un consenso così ampio.

Ci sono tutte le condizioni perché ora l’Italia continui ad avere un Presidente all’altezza di questo consenso: un Presidente che mantenga soprattutto quella indipendenza che ha dimostrato di avere nelle vicende politiche che ha attraversato in quasi quarant’anni di vita politica.

 

  Sabato 31 Gennaio 2015
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Fortunato_Zagaria_01--190x130CASERTA - Perquisizioni ed arresti, su disposizione della Dia di Napoli, a Casapesenna (Caserta) e nel Basso Lazio. L'operazione è svolta nell'ambito di un'indagine sul favoreggiamento al clan dei Casalesi e, in particolare, di Michele Zagaria, il boss catturato in un bunker nel dicembre scorso. Nei suoi confronti è stata emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare. Tra gli arrestati "colletti bianchi" ed esponenti politici locali, tra cui il sindaco di Casapesenna, con l'accusa di violenza privata nei confronti del sindaco precedente per costringerlo a non prendere posizione contro il clan. Dall'inchiesta emerge che Giovanni Zara, ex sindaco di Casapesenna per quasi un anno tra 2008 e 2009, fornisce con la sua collaborazione, definita 'coraggiosa' dagli inquirenti, molti elementi fondamentali per l'inchiesta che ha portato all'arresto del sindaco attuale Fortunato Zagaria, burattino, dicono i pm, del gruppo che fa capo a Michele Zagaria del clan dei Casalesi. Zara comincia ad avere problemi con Fortunato Zagaria, che e' suo vice, subito dopo l'arresto di tre latitanti di spicco del clan dei Casalesi, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia, componenti del gruppo di fuoco di Giuseppe Setola. In quella occasione rilascio' delle dichiarazioni ai giornali di soddisfazioen per la vittoria dello Stato sul clan. Arrivano le minacce, e anche se lui non denuncia, gli inquirenti ne sono a conoscenza perche' gia' e' in piedi una attivita' di intercettazione. Zara viene convocato dai pm e gli si fa ascoltare una conversazione nella quale racconta alla moglie delle intimidazioni. Ecco uno stralcio di quella testimonianza. "Incontrati Fortunato Zagaria - racconta Zara - il quale mi disse testualmente: "E' inutile che ridi! E' venuta una persona da me, riportandomi un'imbasciata da parte di Michele Zagaria. L'ambasciata inviatami dal boss mi fu testualmente detta da Fortunato 'Per quello che hai dichiarato, sei un cornuto, uomo di merda!'". Il boss allora latitante gli manda a dire, sempre per bocca di Fortunato Zagaria, "che la cosa non poteva considerarsi conclusa li', ma ci sarebbe stato un seguito. Inoltre Fortunato Zagaria mi diffido' a rilasciare ulteriori dichiarazioni di tale tenore, perche' in caso contrario, gli amministratori comunali di Casapesenna non mi avrebbero certo seguito".

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