ORA DI PUNTA
di Stefano Clerici
Frattaglie
di porcellum
Pare proprio che la solita "strana maggioranza" abbia preso la sua decisione: al "porcellum" si taglia un po' il codino e si spuntano un po' le orecchie. Ma solo quel tanto che basta per far sì che la Suprema Corte, chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità della nostra attuale legge elettorale, possa evitare che il tanto vituperato (a parole) "porcellum" venga portato al macello.
Con questo piccolo intervento chirurgico, la "coalizione di servizio" è convinta di mettersi a posto con la coscienza, potendo affermare che eventuali nuove elezioni politiche non potranno più essere bollate come elezioni "porcata" di calderoniana memoria. Una riforma "minimalista" l'ha definita con malcelata soddisfazione il capogruppo pdl alla Camera Renato Brunetta (partito che appare sempre più come depositario della golden share di questo governo).
L'italiano elettore che dall'uccisione del maiale si aspettava quintalate di prosciutti, salami, lonze e culatelli, per il momento si dovrà accontentare - se gli va bene - di un paio di salsicce. Il succulento banchetto è rinviato. Si farà - se mai si farà - "in parallelo all'avvio del percorso costituzionale per le riforme", che pare sarà definito - stando alle parole del ministro Quagliariello - da una "commissione di teorici e pratici" del diritto. Riforma che poi "sarà sottoposta in ogni caso a referendum confermativo, a prescindere dal fatto che le Camere la approvino con la maggioranza qualificata".
Ed eccoci alla vera nota dolente. Comitati di saggi, finte Convenzioni, improbabili Bicamerali. Abbiamo già visto e abbiamo già dato. Abbiamo ben capito che l'unico collante per tenere insieme il Diavolo e l'Acqua Santa è la tecnica del rinvio. Del "parliamone più in là", del "vediamo cosa ci dice l'Europa", del "nessuno tiri troppo la corda". Ma qui la corda è sempre più stretta al collo degli italiani. I quali non ne possono più di questi odiosi e interminabili giri di valzer.
Mercoledì 22 Maggio 2013
CASERTA - Perquisizioni ed arresti, su disposizione della Dia di Napoli, a Casapesenna (Caserta) e nel Basso Lazio. L'operazione è svolta nell'ambito di un'indagine sul favoreggiamento al clan dei Casalesi e, in particolare, di Michele Zagaria, il boss catturato in un bunker nel dicembre scorso. Nei suoi confronti è stata emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare. Tra gli arrestati "colletti bianchi" ed esponenti politici locali, tra cui il sindaco di Casapesenna, con l'accusa di violenza privata nei confronti del sindaco precedente per costringerlo a non prendere posizione contro il clan. Dall'inchiesta emerge che Giovanni Zara, ex sindaco di Casapesenna per quasi un anno tra 2008 e 2009, fornisce con la sua collaborazione, definita 'coraggiosa' dagli inquirenti, molti elementi fondamentali per l'inchiesta che ha portato all'arresto del sindaco attuale Fortunato Zagaria, burattino, dicono i pm, del gruppo che fa capo a Michele Zagaria del clan dei Casalesi. Zara comincia ad avere problemi con Fortunato Zagaria, che e' suo vice, subito dopo l'arresto di tre latitanti di spicco del clan dei Casalesi, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia, componenti del gruppo di fuoco di Giuseppe Setola. In quella occasione rilascio' delle dichiarazioni ai giornali di soddisfazioen per la vittoria dello Stato sul clan. Arrivano le minacce, e anche se lui non denuncia, gli inquirenti ne sono a conoscenza perche' gia' e' in piedi una attivita' di intercettazione. Zara viene convocato dai pm e gli si fa ascoltare una conversazione nella quale racconta alla moglie delle intimidazioni. Ecco uno stralcio di quella testimonianza. "Incontrati Fortunato Zagaria - racconta Zara - il quale mi disse testualmente: "E' inutile che ridi! E' venuta una persona da me, riportandomi un'imbasciata da parte di Michele Zagaria. L'ambasciata inviatami dal boss mi fu testualmente detta da Fortunato 'Per quello che hai dichiarato, sei un cornuto, uomo di merda!'". Il boss allora latitante gli manda a dire, sempre per bocca di Fortunato Zagaria, "che la cosa non poteva considerarsi conclusa li', ma ci sarebbe stato un seguito. Inoltre Fortunato Zagaria mi diffido' a rilasciare ulteriori dichiarazioni di tale tenore, perche' in caso contrario, gli amministratori comunali di Casapesenna non mi avrebbero certo seguito".
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