ORA DI PUNTA

Futuro

remoto

di Ennio Simeone

Durante i tre giorni della Leopolda Matteo Renzi si è riempita la bocca di "futuro", aggiornando e amplificando attraverso le televisioni, le radio, i siti web e i giornali la linea della "rottamazione" e facendola diventare  ancora più devastante: un muro tra "buoni" e "cattivi", tra "vecchio" e "nuovo", tra "innovatori" e "conservatori", tra "gufi" e "colombe", addirittura tra "chi difende il posto di lavoro" e chi "crea i posti di lavoro".  Sono slogan che continueremo a sentirci ripetere ancora per giorni nelle già programmate interviste "a seguire", sempre senza altri interlocutori che non siano giornalisti proni davanti al "piacione": niente domande scomode, niente contestazioni, niente contraddittori. 

Già, ma quale futuro ha preannunciato Renzi ai giovani nella "crescita" che lui prevede? Un un futuro di precarietà: "Il mondo è cambiato - ha detto, a conclusione dei 52+52 "tavoli" nei quali ha messo a discutere i suoi ospiti nella kermesse tenutasi nella vecchia stazione di Firenze - Il posto fisso non c'è più". E' il suo argomento a sostengo dell'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che non c'entra nulla con "il posto fisso", che non esiste più per il semplice motivo che le aziende non assumono o licenziano perché chiudono per il calo della produzione dovuto alla mancanza di mercato interno. E in questi casi non c'è articolo 18 che tenga. Ma lui sostiene che è lo Stato a doversi "prendere cura" di coloro che perdono il posto di lavoro. Ottima prospettiva. Ma con quali soldi? La risposta è comodamente lasciata al… "futuro". 

Infine Renzi si è abbandonato alla ironia ad effetto contro il "vecchio", che ha raffigurato così: "Nel 2014 aggrapparsi ad una norma del 1970 che la sinistra di allora non votò è come prendere un iPhone e dire dove metto il gettone del telefono? O una macchina digitale e metterci il rullino. E' finita l'Italia del rullino". Ora siamo nell'Italia del rullo compressore.

 

  Mercoledì 29 Ottobre 2014
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elisabetta_II1Anniversario di diamante per la regina d'Inghilterra Elisabetta II, che il 6 febbraio del 1952 si trovò sul trono dell'impero per l'improvvisa morte  nella notte del padre Giorgio VI, mentre Elisabetta (a sinistra il giorno dei suoi 85 anni, a destra il giorno dell'incoronamento) era in visita in Kenya. Ieri la regina e il principe Filippo si sono recati alla chiesa di West Newton per assistere a una funzione celebrativa. Elisabetta, che ha compiuto 85 anni lo scorso aprile, è anche il sovrano britannico ad aver regnato più a lungo dopo 

queen-elizabeth-elisabetta-ii-abdica-ritrattola Regina Vittoria, a cui spetta ancora il record assoluto (1837-1901). In una dichiarazione diffusa da Buckingham Palace la sovrana ha ripreso i temi del messaggio di Natale, all'insegna dei valori della famiglia e del buon vicinato, rinnovando con gli inglesi "l'impegno a governarvi per tutta la vitga". "Vi ringrazio del vostro meraviglioso appoggio", ha detto ai cittadini, "in questo anno speciale auspico che tutti ricorderemo il potere del trovarsi insieme". Con il principe Filippo, Elisabetta ha passato la giornata a Sandringham, dove nel 1952 morì il padre Giorgio VI.

Il presidente Giorgio Napolitano ha inviato a Elisabetta II "i più fervidi auguri di serenità e benessere" anche a nome del popolo italiano. "La nazione britannica - continua il messaggio del Quirinale - ha raggiunto straordinari traguardi di progresso civile, contribuendo al raffozamento della Comunità internazionale, alla solidarietà atlantica e alla costruzione europea". "Nello spirito dell'amicizia dei nostri popoli -conclude Napolitano- formulo i sinceri voti per la felice proseguzione del proprio regno".

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