ORA DI PUNTA

Italiani 

brava gente

di Ennio Simeone

Diciamoci la verità: nel mondo e in Europa l’Italia è guardata con ammirazione per le sue bellezze paesaggistiche e con invidia per il patrimonio di storia e d’arte, e noi italiani siamo stati sempre guardati con simpatia per il carattere gioviale e la capacità di sdrammatizzare le situazioni. “Italiani, brava gente” dicevano i contadini russi dei nostri soldati, mandati da Mussolini ad accodarsi alle truppe di Hitler per invadere le loro terre. Giuseppe De Santis ne fece il titolo del suo bellissimo film su quella ridicola ma sanguinosa “impresa imperiale”. Brava gente, sì, ma un po’ arruffoni, persino superficiali, fino ad apparire simpaticamente inaffidabili negli affari internazionali agli occhi del più complicato mondo d’oggi. La fama e i comportamenti di Berlusconi avevano esaltato questa opinione, plasticamente raffigurata dall’offensivo scambio di sorrisi tra la Merkel e Sarkozy in una conferenza stampa europea. Con Monti avevamo recuperato rispetto in Europa, con Letta lo stavamo consolidando. Poi è arrivato Renzi…

 E’ arrivato Renzi e sulla ribalta europea i sorrisetti di due anni fa si stanno trasformando in smorfie di scherno o in pacchiane risate, di fronte alle sue guasconate da bullo di periferia accompagnate da mercanteggiamenti per qualche posto di rappresentanza o da arroganti minacce di rappresaglia ad uso e consumo dell’anti-europeismo d’accatto, alimentato da Salvini e Grillo, su cui l’ex rottamatore punta astutamente per raccattare consensi nei sondaggi e voti nelle urne (prossime o future), con il sostegno dei sempre più numerosi opportunisti che affollano il Pd e i pavidi partitini alleati (per puntellare le loro poltroncine), e con la benedizione di Berlusconi e di Napolitano (per assicurarsi la sopravvivenza politica?).

 E invece è semplicemente disonorevole, sul piano internazionale, che il capo di un governo usi nei confronti delle istituzioni europee gli stessi modi ricattatori e il linguaggio sprezzante con cui ormai solitamente si rivolge, per raggiungere i suoi scopi, ora ai sindacati (di qualunque categoria e sigla) per impedire che avanzino rivendicazioni, ora ai parlamentari del suo partito per costringerli a rinnovargli la fiducia, ora ai magistrati per ingraziarsi le tante vittime del malfunzionamento della giustizia, ora ai presidenti delle Regioni e ai sindaci perché si accollino il peso dei tagli che gli servono ad alimentare le sue cervellotiche ma profittevoli elargizioni, ora alle varie categorie sociali per contrapporle di volta in volta furbescamente l’una alle altre.

L’ultima spregevole sortita è quella che ha riservato al presidente della Commissione europea Josè Barroso. Di fronte alla irritata e legittima meraviglia del capo del governo europeo  per la furbesca pubblicazione sul sito del nostro governo della lettera riservata con cui gli si chiedevano chiarimenti sulla spericolata e traballante manovra da 36 miliardi della legge di stabilità, Renzi ha risposto - con il solito, abile ricorso alla più sfacciata demagogia condita di rozza arroganza - che la sua era una operazione di “trasparenza” minacciando di adoperare la stessa “trasparenza” per “rendere pubbliche le spese dell’Unione europea” (che sono già pubbliche).  Insomma, il ricatto all’italiana trasferito su scala europea. Il presidente della Repubblica ha inteso incoraggiarlo ad un gesto del genere con il discorso rivolto poche ore prima ai nuovi cavalieri del lavoro? Certamente no. Ma, purtroppo, l’effetto è stato questo.

  Venerdì 24 Ottobre 2014
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Emio Fede: A giugno lascio il Tg4 per la politica

Emilio Fede lascerà la direzione del Tg4 a giugno e vorrebbe andare in Parlamento. Ma non dovrebbe essere Minzolini a prendere il suo posto. Il 'Direttorissimo' ha infatti stroncato le indiscrezioni su un suo approdo al Tg4 spiegando che intende occuparsi solo del "ricorso contro la Rai". Emilio Fede affida a 'la Zanzara' su Radio24 rivelazioni sul suo futuro. "Spesso - ha ricordato- Berlusconi mi ha proposto la candidatura in Italia e ho sempre detto di no perchè volevo restare al Tg4. Però a giugno quando lascerò la direzione glielo chiederò. Non mi dispiacerebbe andare in Parlamento. Non tratto con Berlusconi però mi piacerebbe fare un'esperienza in Parlamento, magari insieme a mia moglie che è già senatrice". Sarà una separazione consensuale - risponde Fede - questo è sicuro. Io a giugno compio 81 anni e lavoro undici ore al giorno.E' molto duro. Basta. Non faccio ferie da un anno e mezzo, tengo il mio ufficio, questo è già importante perchè con l'aria che tira potrei finire in una roulotte. E l'azienda è d'accordo su un settimanale di approfondimento su Rete4 in seconda serata. Praticamente è già in palinsesto. La buonuscita? Ma quali sette milioni? La parola milione non esiste, anzi non se ne parla più e non li ho mai chiesti. Mi vergognerei in questa situazione del Paese a prendere tutti questi soldi. Forse parliamo di un contratto di consulenza, tre anni più altri due. Poi prenderò quello che mi spetta, forse qualcosina in più mi darà l'azienda, sto facendo i conti, ma siamo sotto il milione". Il mio successore? Spero sia una donna - dice Fede - anzi faccio questa proposta all'azienda. Potrebbe essere Safiria Leccese, una bravissima giornalista interna oppure Annalisa Spiezie o Benedetta Corbi. Perchè non una donna?". Quanto al processo a suo carico per il giro di prostituzione, "Sono già stato condannato e dunque - ha tagliato corto- non me ne frega niente. Il processo è scontato. C'è stata un'aggressione totale e questo pesa".

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