ORA DI PUNTA

Respingere

il ricatto

di Renzi

di Ennio Simeone

Con la compiacente accoglienza di Lilli Gruber e il flaccido fiancheggiamento di Marcello Sorgi, Matteo Renzi ha lanciato nuovamente, dalla tribuna televisiva di "Otto e mezzo" su La7, il suo ricatto sulla legge elettorale: se l’Italicum non passa, ha detto, il governo va a casa e quindi - questo il messaggio ricattatorio - vanno a casa anche i parlamentari. E’ come se avesse posto già il voto di fiducia. Un comportamento scandaloso che il presidente della Repubblica - se vuol tener fede a quanto affermò all’atto del suo insediamento al Quirinale - non può lasciar passare. Un comportamento ancor più scandaloso perché in assoluto contrasto con quanto lo stesso Renzi affermò un anno fa, e cioè che la legge elettorale va cambiata con il più largo consenso e che non la si può imporre. Anche perché non sono i governi che fanno le leggi elettorali ma il parlamento. Questo è un principio che è stato recentemente ribadito da Enrico Letta, ma Renzi non glielo perdona, perciò lo attacca direttamente lui  e lo fa attaccare dall’ambasciatrice del Pd presso Verdini, cioè la ministra Maria Elena Boschi. Come attacca e fa attaccare Romano Prodi, colpevole di aver detto a chiare lettere che tra Renzi e Letta la sua preferenza va al secondo per la sua serietà. 

Purtroppo il ricatto funziona se è vero, come fanno notare alcuni osservatori,  che il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, capo presunto dei “riformisti” del Pd, si orienterebbe a ritirare le sue dimissioni e, in nome di non si sa qual senso di responsabilità, a votare la fiducia sulla al governo legge elettorale, pur non condividendola. Un atto che metterebbe nelle mani del capo del governo uno strumento di ricatto permanente per i prossimi tre anni e gli conferirebbe un potere pericoloso. E’ il momento di capire che al ricatto si può rispondere in un solo modo: respingendolo con fermezza perché è l’unico modo per costringere Renzi a cambiare rotta o, in alternativa, a togliere il disturbo. E sarebbe il male minore per l’Italia rispetto alla sua pericolosa ulteriore permanenza, con i poteri attuali, a Palazzo Chigi e, contemporaneamente, nel palazzo di via del Nazareno. Meglio una crisi di governo che una crisi della democrazia.

 

  Venerdì 24 Aprile 2015
Commenti Autori
Commenti Autori
La campagna elettorale repubblicana ripiega su "Obamacare light" *...
Prima e dopo il 25 aprile: continuare a...
Bersani & compagni, per favore non rifugiatevi sull'Aventino! * La cosiddetta...
Immagine
AVVISO AI LETTORI: MOMENTANEO GUASTO AL SITO

Nei giorni 8, 9 e 10 aprile 2015 il sito de "l'Altro quotidiano" è stato bloccato da un guasto generato da cause tecniche non dovute a nostra reponsabilità. Ora il problema è stato risolto e il collegamento è ritornato alla normalità. 

caro_altro_ti_scrivo



 

 

Moisè Asta

I  PENSIONATI, IL FRIGORIFERO  E  LA  FAME

- Mentre a livello governativo si cerca la pur necessaria soluzione degli intoppi (compresi quelli in campo pensionistico) che osterebbero al  pareggio di bilancio previsto per il 2013, la Società italiana di Gerontologia e Geriatria, con il Congresso di Firenze da qualche giorno concluso, sembra brandire ammonimenti che è impossibile non ascoltare ed applicare. In un breve, conciso ed impressionante “flash” dell’Ansa, ricorda ed evidenzia che “un milione di anziani si nutre poco e male perché ha il frigo sempre vuoto” per cui è certo che gli “over 65” pensionati incappano in carenze nutrizionali estreme legate a un’alimentazione insufficiente. Ciò perché ciascuno di loro manca di almeno quattrocento calorie al giorno rispetto al fabbisogno quotidiano richiesto dal corpo umano.

Il dispaccio spiega, poi, che il “fenomeno” deriva dalla mancanza delle proteine nobili contenute in pesce e carne, che gli anziani, con le loro  pensioni al minimo, non possono comprare non disponendo dei soldi per pagarli.

Queste le evidenti conseguenze della politica berlusconiana che - durante un“regno” quasi ventennale - ha moltiplicato i settori dei poveri e dei meno abbienti, facendo sempre salvi gli interessi suoi e dei suoi degni amici.

Il presidente Monti ne tenga conto quando si trova a tu per tu con questo  turbinoso mondo pensionistico. Non serve solo constatare che pagano sempre gli stessi. Né bastano le lacrime di un ministro.

Moisè Asta

Aggiungi commento



Anti-spam: complete the taskJoomla CAPTCHA

Articoli Correlati



tit passaparola

PARTIGIANI ALLA CAMERA
nel 70° della Liberazione
dal fascismo
16 aprile 2015


comenti recenti tittolo

giornaleonline_01
giornaleonline_03
giornaleonline_02
giornaleonline_04

settegiorni
rubriche_02
noiconsumatori
motori

Seguici su          facebook-icon   twitter-icon  

videofile

QUARTI DI CHAMPIONS LEAGUE: MONACO-JUVENTUS 0-022 APRILE 2015