ORA DI PUNTA

Noi, la Spagna

e la Polonia

di Nuccio Fava

Era previsto il successo di “Podemos”, la sinistra sociale spagnola movimentista ed espressione di ceti e componenti in grave difficoltà economica e di lavoro. Non solo però movimento di protesta ma di una nuova sinistra anche politica che va oltre il partito socialista. Erode naturalmente anche l’elettorato del partito popolare, i democristiani spagnoli, che hanno perso più di tutti. “Podemos” ha conquistato Madrid e Barcellona, con consensi invece molto scarsi nelle provincie e negli elettorati delle città minori. Per certi versi il successo di questa nuova formazione politica, frutto della grave crisi che si è abbattuta sulla Spagna, non era forse immaginabile così forte e impetuosa. La novità è rilevante, perché mette tra l’altro in crisi la diarchia e l’alternanza tra democristiani e socialisti, alternanza che ha accompagnato sino ad ora la democrazia spagnola del dopo franchismo. Si tratta inoltre di un voto di sinistra che sarebbe errato considerare antieuropeista nel senso in cui altri populismi contrari all’Europa si manifestano anche in Italia, come ad esempio la Lega di Salvini. Nello stesso senso i “podemos” di Iglesias contestano le attuali politiche dell’Ue e la lunga fase di ristrettezze e austerità, ma sarebbero forse disponibili per politiche europee di profonde riforme specialmente sociali e del lavoro, in grado di affrontare i nodi dei forti squilibri territoriali e dei ceti sociali, attraverso iniziative di crescita solidale e di strenua lotta alla disoccupazione.

 Di altro segno la vittoria dei populisti in Polonia, dove il nuovo presidente Duda rappresenta una linea sorretta da un esasperato nazionalismo e da posizioni fortemente anti europee. Spinte opposte dunque e diverse, che indeboliscono tuttavia il quadro politico dell’Europa che ha già i suoi seri problemi riguardo alla questione della Grecia.

 Su altro piano, non ci pare che il quadro politico dell’Italia sia sereno e stabile. Pesano tra l’altro le incertezze del voto regionale, che potrebbe dare non poche sorprese. C’è innanzitutto la crisi profonda dell’istituto regionale e dell’ondata di scandali che ne hanno ridotto al lumicino la considerazione da parte dei cittadini. Ci sono poi i differenti travagli all’interno delle diverse forze politiche che non risparmiano nessun partito, specie per quanto riguarda i criteri di formazione delle liste che hanno portato alla luce lotte di potere e personalismi che sono all’opposto della buona politica che i cittadini vorrebbero vedere praticata per la soluzione dei gravi problemi che persistono sia riguardo alla crisi economico sociale, sia riguardo alla tragedia della disoccupazione che non mostra ancora segni di superamento. Al di là dei timidi segnali di ripresa, indicati con percentuali modeste anche dal Fondo monetario e dall’Ocse, non muta il quadro di un paese ancora sfiduciato, insicuro e alle prese con la paura del futuro. Oltre ogni altra considerazione vale la conferma di una non crescita dei consumi, proprio perché la gente ha timore di spendere e preferisce, quando può farlo, risparmiare e mettere qualcosa da parte proprio perché il futuro è incerto e precario. Basta del resto considerare che nell’ultimo anno in metà delle famiglie italiane  c’è qualcuno che ha perduto il lavoro oppure l’ha cercato senza trovarlo.

La conseguenza è che, ben oltre le statistiche e i dati, la “percezione” della crisi, il rischio del declino non si è arrestato. Soprattutto il ceto medio è stato investito da questa percezione della crisi, come uno scivolamento verso il basso. Le donne in particolare per il 55% si sentono appartenere alle classi popolari e ritengono inutile se non impossibile formulare progetti per la propria famiglia perché incerto è il futuro e carico di rischi. Ricavo sinteticamente questi elementi da uno studio, come sempre attento, di Ilvo Diamanti che aggiunge conclusivamente che “resta forte il senso di frustrazione e risentimento verso la classe politica”. E’ su questa base che il Movimento 5 stelle appare nonostante tutto il più appetibile per i giovani, ma anche per le persone anziane. Chissà, conclusivamente, quanto questo contesto economico sociale di rabbia per una condizione di corruzione diffusa e inarrestabile peserà sul prossimo voto regionale. C’è da temere una disaffezione crescente al voto con una percentuale di astensione che potrebbe superare il 50 per cento.

 

  Martedì 26 Maggio 2015
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Bruxelles. Il presidente del Consiglio ha partecipato al vertice dell'Ecofin

Monti: "Lunedì le misure anti-crisi"

Ma è polemica sulle pensioni

Momti_presentaIl pacchetto di misure anti-crisi sarà varato dal Consiglio dei ministri lunedì 5 dicembre. Lo ha annunciato il premier e ministro dell'Economia, Mario Monti, nel corso di una conferenza stampa al termine dell'Ecofin. Monti ha riferito di aver illustrato i capitoli della manovra ai colleghi dell'Eurogruppo. "Ho ricordato - ha spiegato - i capitoli nei quali faremo le riforme strutturali che sono in queste ore in lavorazione. Ho dato un livello di dettaglio non superiore ma inferiore a quello che ho utilizzato nei miei precedenti momenti di comunicazione in Italia" come "la presentazione del programma in Parlamento". Il pacchetto di misure che il governo si appresta a varare si concentreranno di più sul rilancio della crescita, ha assicurato il premier. Sul rigore e la disciplina di bilancio, ha sottolineato, "il precedente governo aveva fatto passi significativi e ci troviamo con un'eredità migliore su quel piano che sul piano della crescita e l'equità sociale". In questa fase, ha aggiunto Monti, è "importante stare accanto a Germania e Francia, essendo l'Italia la terza maggiore economia dell'area euro, sulle riflessioni che si fanno sulle soluzioni alla crisi della zona euro". Monti ha confermato all'Eurogruppo il raggiungimento per l'Italia del pareggio di bilancio nel 2013. Monti, infine, s'è appellato al senso di responsabilità di tutti nel varo del pacchetto di misure anti-crisi. "Faccio appello al senso collettivo di responsabilità e urgenza. Se l'Italia manca a questo passaggio ci saranno conseguenze molto gravi per tutti". "Certi passaggi e ritualità che sarebbero gradite a tutti - ha aggiunto Monti - non sarebbero ora a vantaggio del Paese e dei cittadini. Da parte mia - ha garantito - ci sarà il massimo di spiegazione".

Un dato è certo Mario Monti sta raccogliendo consensi tra i suoi partner europei mentre in Italia aleggia una sorta di scetticismo. Anche perchè nel pacchetto di misure che andrà a a varare c'è un argomento scottante. Ossia le pensioni. "Il governo deve sapere che 40 è un numero magico e intoccabile". Lo ha affermato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, dopo le indiscrezioni sulle misure per aumentare la soglia di 40 anni per le pensioni. A oggi inoltre, ha aggiunto la Camusso prima di partecipare a un incontro a Bologna sul tema del lavoro, "non è arrivata nessuna convocazione da parte del governo". Pure la Uil boccia le ipotesi di portare a 43 gli anni di contribuzione necessari per accedere alla pensione. "Sarebbe ingiusto. I lavoratori non avrebbero nessun aumento alla pensione, lavorerebbero gratis. E' un obolo, una donazione alle casse pubbliche", ha detto il leader Uil Luigi Angeletti.

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