ORA DI PUNTA

Abbassate

la Costituzione!

 di Luigi Covatta

 “Colleghi di Sel, abbassate la Costituzione!”: così la presidente della Camera si è rivolta ai suoi compagni di gruppo che, in occasione della votazione della riforma del Senato, agitavano ciascuno un libretto blu (neanche rosso) col testo della Carta del ’48. Un’espressione evidentemente scappata di bocca nella concitazione di una seduta particolarmente movimentata: “Abbassate la Costituzione” è quasi un vilipendio. Ma un’espressione singolarmente significativa della riduzione della Costituzione ad oggetto da alzare ed abbassare secondo convenienza.

    Conclusione più degna, peraltro, non avrebbe potuto avere quella seduta: la stessa in cui Brunetta ha denunciato la “deriva autoritaria” cui avrebbe portato un testo già votato dai suoi colleghi senatori; la stessa in cui i deputati a cinque stelle – che spesso confondono la coerenza con la coazione a ripetere – abbandonavano l’aula; la stessa in cui Bersani, Cuperlo e la Bindi annunciavano che era “l’ultima volta” (stilema spesso frequentato da parte della “minoranza dem”) che votavano una legge che rischiava di alterare “l’equilibrio democratico”.

    La storia racconta di due incongruenze. Innanzitutto, se una deriva autoritaria altera l’equilibrio democratico, non si agitano i libretti né si tentano baratti con la legge elettorale: si va in montagna. In secondo luogo, risulta confermato il dubbio sulla opportunità (e sulla possibilità) che un potere costituito (il Parlamento) si faccia potere costituente, dubbio che per primo avanzò Cossiga nel suo messaggio alle Camere del 1991, ed a cui da allora non sono state opposte obiezioni convincenti.

    Ora, magari, quelli che agitano libretti e minacciano sfracelli prossimi venturi, invece di sacrificare sull’altare all’articolo 138, potrebbero cogliere l’occasione per chiedere loro l’elezione di quella assemblea costituente che per noi resta la via maestra di una profonda revisione costituzionale. Ma non c’è da preoccuparsi: come spesso accade in Italia la situazione è grave ma non seria.

  Lunedì 23 Marzo 2015
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LA RECENSIONE

Cotroneo fa sognare

con la "Kryptonite"

il-regista-ivan-cotroneo-insieme-alla-kryptonite-nella-bor-219206_mediumdi Luciana Vecchioli

Autore di cinema ma anche di fortunate serie tv come "Tutti pazzi per amore",lo sceneggiatorenapoletano Ivan Cotroneo debutta dietro alla macchina da presa con "La kryptonite nella borsa", divertente e surreale commedia (tratta dal suo omonimo romanzo), ambientata negli anni '70, visti con gli occhi della nostalgia e dei bei tempi andati. Costruita quasi come un'opera pop, arricchita con una serie di brani musicali che svolgono quasi un ruolo di voce narrante: Lust for life di Iggy Pop, Quand'ero piccola di Mina, Life on Mars? di David Bowie, Nun è peccato di Peppino di Capri, Stivaletti rossi cantata da Dalida, fino alla mitica Aquarius. La canzone dei titoli di coda, pochi non la ricorderanno, "These boots are made for walkin" eseguita dai Planet Funk.

Per chi li ha vissuti non andò proprio così, quelli erano già tempi segnati dalla crisi economica e dal terrorismo. Ma questo conta poco, l'importante è sognare. E Cotroneo ci fa sognare. Con mano sicura ed esperta dirige un cast di interpreti di gran livello come Nicola Zingaretti, Valeria Golino, Cristina Capotondi, Fabrizio Gifuni, Libero De Rienzo, Lucia Ragni e una serie di attori di talento, poco noti al grande pubblico, che arricchiscono non poco l'impianto recitativo del film. Curatissima la sceneggiatura mentre una particolare attenzione è posta nella ricostruzione degli ambienti e dell'oggettistica in voga in quel periodo, fino ai costumi fedelmente riprodotti.

Una sorta di romanzo di formazione con al centro un ragazzino di nove anni ed una famiglia piuttosto scombinata. Il mondo di Peppino si divide tra il folle mondo dei giovani zii, Titina e Salvatore, che partecipano a feste, collettivi femministi, raduni di piazza, e la sua casa dove la mamma (Golino) vive una sorta di depressione dopo aver scoperto che il padre (Zingaretti) la tradisce. Quello che più lo affascina è un suo cugino più grande, Gennaro, che si crede Superman e che gira tutto il giorno con il costume dell'eroe dei fumetti. Quando però muore per suicidio, Peppino immagina che sia ancora vivo creandosi così un amico immaginario che lo aiuterà ad affrontare le vicissitudini della sua famiglia.

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