Botta&Risposta

Figli di papà

La fretta può giocare brutti scherzi anche a chi ne ha fatto la sua arma preferita, come il capo del governo e del Pd Matteo Renzi. Il quale, a proposito delle devastazioni compiute dai black bloc a Milano, ha dichiarato, poco dopo che erano state spente dai pompieri le fiamme delle auto incendiate: «Hanno sciupato la festa? Hanno cercato di rovinarcela. Quattro teppistelli figli di papà non riusciranno a rovinare Expo». Ma se a mettere a soqquadro il centro di Milano erano “quattro teppistelli figli di papà” come mai chi ha la responsabilità dell’ordine pubblico, cioè il governo, non è stato capace di fermarli e li ha lasciati fare indisturbati? La domanda nasce spontanea. Gliel’ha rilanciata Salvini. Che ringrazia Renzi per l’assist (che in gergo calcistico significa passare la palla al compagno per fare gol).

Anticonformisti

La battagliera deputata piacentina del Pd Paola De Micheli, bersaniana e lettiana, miracolosamente ammansitasi dopo essere stata arruolata recentemente nel governo Renzi con la qualifica di sottosegretario, ha spiegato in una intervista a “Repubblica” il suo brusco mutamento di valutazione sulla legge elettorale. E invece di ammettere semplicemente che, essendo entrata a far parte del governo, non poteva non votare la fiducia (anche a se stessa), si è spinta ben oltre, affermando che non si sente “una traditrice  ma un’anticonformista”. E la spiega così: «I veri anticonformisti siamo noi. Giochiamo la partita più difficile, più scomoda. Vogliamo condizionare l'azione del governo, come fatto finora. E per farlo non bisogna essere obbligatoriamente renziani o antirenziani». Insomma nel Pd potrebbe nascere una nuova corrente da lei capeggiata, quella degli “Anticonformisti”. Potrebbero giocare in tandem con i “Responsabili”, capeggiati da Scilipoti.

Ennio Simeone

 

  Sabato 02 Maggio 2015
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Giornalismo in lutto

Addìo "Pescia", cronista

poliedrico e uomo vero

pesciarellidi Fabio Camillacci

Uno schianto nella notte, nel buio di lungotevere delle Armi a Roma. Lo scooter del collega Andrea Pesciarelli, per cause ancora da accertare, è finito contro un albero di questa strada capitolina in zona Prati. Il caporedattore politico del TG5, è morto così all’età di 47 anni. Un giornalista bravo, preparato e poliedrico; un uomo simpatico, umile, disponibile, gioviale. Sulla sua bocca non mancavano mai: il sorriso e mezzo sigaro toscano. Ci eravamo sentiti per telefono lunedi scorso per parlare di calcio, la sua grande passione. Andrea era tifosissimo della Lazio e spesso interveniva nei talk-show in onda sulle Radio romane che si occupano di pallone. Per tutti era “Pescia” e amava lo sport. Lo conobbi nel 1990 quando entrambi lavoravamo alla tv di Roma Rete Oro: lui seguiva i campionati di calcio delle cosiddette “serie minori”. Ecco perché l’ho definito “un giornalista poliedrico”: specializzato nello sport, ha saputo dimostrare le proprie qualità anche come cronista politico al Tg1 diretto da Clemente Mimum, suo grande estimatore. Mimum stimava così tanto Pesciarelli, al punto da volerlo con se quando passò alla direzione del Tg5. La sua carriera in Rai era cominciata alla redazione sportiva di Televideo; poi passò al TGR Lazio. Recentemente, “Pescia” aveva anche scritto un libro frutto dell’esperienza fatta dentro le istituzioni. Libro dal titolo: “Inguaribili bugiardi”. Un viaggio semiserio tra le contraddizioni dei nostri politici (e non solo). Scritto a quattro mani con Gerardo Antelmo di Radio Rai Gr Parlamento e arricchito dalle vignette di Alfio Krancic. Insomma, se ne è andato un collega valido e un uomo vero. Un uomo che amava la vita, sua moglie e i suoi figli. Serissimo, attento e scrupoloso nel lavoro, adorava ridere e scherzare. Caro Andrea, e adesso a chi farò l’imitazione del collega del TGR Lazio Pietro Pasquetti? Un’imitazione che ti faceva tanto ridere e che mi supplicavi di fare ogni volta che mi vedevi o mi sentivi. Sarà pure un luogo comune, ma, è proprio vero: se ne vanno sempre i migliori.

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