ORA DI PUNTA

Bersani,

finalmente

di Matteo Cosenza


Bersani ha detto la sua chiaramente: non sono un figurante e non vado, quindi, a fare la comparsa da Renzi. Poi ha ricordato che con il jobs act si costringono i lavoratori (ricordate la parola?) agli anni pre Settanta. Era ora. Sento spesso parlare di abilità del presidente del Consiglio. Io chiederei: ma c’è da fidarsi?

Non è una domanda da poco perché è vero che in politica tattiche e strategie non sempre convergono ma è pur vero che un minimo di affidabilità e di credibilità è necessario nella vita come nella politica. Io di Renzi non mi fido. Le prove ormai sono tante e il jobs act, al di là del giudizio che se ne possa dare, forse è più grave dello “stai sereno” che fregò Enrico Letta e che rientrava per certi versi nel rapporto tra due persone.

L’abolizione dell’articolo 18 non era la naturale conclusione di un iter molto complesso e tormentato, e la delega decisa dal Parlamento non affidava questo compito al governo. Invece lui, Renzi, se n’è fregato, ha deciso, come probabilmente voleva dall’inizio, e poi ha sfacciatamente annunciato che aveva abolito un elemento cruciale dello Statuto dei Lavoratori. Ora c’è in ballo la faccenda delle antenne Rai. Lui, Renzi, assicura che il controllo attraverso il 51 per cento delle azioni resterà in mano pubblica e non finirà in quelle di Berlusconi. Probabilmente sarà così, ma quanta credibilità si può dare ad uno che con le parole - e la Parola - gioca con disinvoltura?

Non saprei dire ma a me questo signore, che ha in questo momento nelle sue mani le sorti del Paese, mi piace molto poco. E prendo atto che finalmente, per quanto troppo tardi, anche una persona per bene come Bersani dimostri di pensarla allo stesso modo.

  Domenica 01 Marzo 2015
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ITALIA ALLO SPECCHIO/ ACI

"A Roma tassisti

costosi e scorretti"

di Francesco Grò

Il problema tassisti a Roma non riguarda solo il rilascio delle licenze  (per altro già in parte risolto) ma anche come "giostrano" per le strade, come si comportano coi i clienti,  le tariffe, sostengono in molti, elevate.  Sommato tutto ciò non esce un quadro certamente positivo. Quadro "dipinto" dagli Automobile Club europei. I quali hanno realizzato un'indagine  basata sull'ispezione dei servizi taxi di 22 grandi città europee. A Roma, come in altre cinque metropoli, il servizio è stato giudicato "insoddisfacente". Ma alla città capitolina - sottolinea l'Aci - spetta anche l'infelice primato per la peggiore corsa singola tra quelle compiute nelle ispezioni.

I tassisti europei non hanno mostrato un'ottima immagine: deviazioni costose e lunghe (fino al 213% in più rispetto al percorso più diretto), limiti di velocità non rispettati (fino a 42 chilometri all'ora in più in città), passaggi col rosso, guida aggressiva, imprecazioni contro il traffico, lamentele con chi sceglie il taxi per percorsi brevi. Così nessuna tra le città dei test ha ricevuto il punteggio di "ottimo". Sette, tra cui Milano, hanno ottenuto "buono" (Barcellona, Berlino, Colonia, Lisbona, Monaco, Parigi) e otto "sufficiente" (Bruxelles, Ginevra, Amburgo, Oslo, Rotterdam, Salisburgo, Zagabria, Zurigo). Sei, tra cui Roma (Amsterdam, Lussemburgo, Madrid, Praga, Vienna), sono state classificate "insoddisfacente", mentre solo Lubiana (Slovenia) ha ricevuto un giudizio "scarso".

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