ORA DI PUNTA

Pirro da

Pontassieve

di Ennio Simeone

L'11 gennaio Matteo Renzi compirà 40 anni: è il più giovane presidente del Consiglio della Repubblica  nata dal referendum del 1946, ma ha già alle spalle (oltre agli anni da scout a Pontassieve e ai 48 milioni vinti alla "Ruota della fortuna" di Mike Bongiorno nel '94) cinque anni da presidente della Provincia di Firenze e altrettanti da sindaco di quella città. Non è un principiante, anzi è ormai, oltre che un brillante comunicatore televisivo, un consumato politico. Eppure la scorsa notte, appena conosciuti i primi dati delle elezioni regionali di Calabria e Emilia Romagna, si è lasciato andare, con la solita fretta, sul solito twitter, a un commento da principiante: "Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla destra in 9 mesi. Lega asfalta Forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%".

Non ce ne sarebbe bisogno, ma forse è il caso di ricordare, e non solo a Matteo Renzi, che già 280 anni prima di Cristo, Pirro, re dell'Epiro, allora anche lui quarantenne, cantò vittoria per aver sconfitto nella battaglia di Eraclea il potente esercito romano senza curarsi delle enormi perdite subite, in uomini e armamenti lasciati sul terreno, che gli avrebbero fatto perdere la guerra. Quella battaglia è passata alla storia come "la vittoria di Pirro".

Sul "terreno" della battaglia elettorale in Emilia Romagna (dove il candidato "renziano" Stefano Bonaccini ha ottenuto il 49% contro il 30% del leghista Fabbri) sono rimasti il 63 per cento degli elettori, che hanno rinunciato a recarsi alle urne, mentre poco meno, il 56 per cento, hanno rinunciato a votare in Calabria (dove il Pd ha vinto con il 61% ottenuto da un candidato "non renziano", Mario Oliverio, uomo della "vecchia guardia" da "rottamare").

Una fuga dalle urne che è una Caporetto della democrazia, una prova di sfiducia che non ha precedenti  nella storia politica italiana: non era immaginabile fino a un anno fa che il presidente di una delle regioni più "politicizzate", come l'Emilia Romagna, venisse eletto con il consenso di meno del 19% del corpo elettorale.

Colpa solo della esasperata personalizzazione della politica, scivolata verso l'imperante demagogia qualunquista del "berlusconismo" in salsa "renziana" enfatizzato dalle televisioni? Certamente sì. Ma non solo: colpa anche di chi non ha saputo finora contrastare questa deriva, inducendo alla rinuncia e alla rassegnazione coloro che non sono disposti ad accettarla. Perciò è urgente offrire loro un'alternativa. In nome, almeno, di valori che stanno finendo anch'essi nel tritacarne della rottamazione: giustizia sociale, equità, rispetto del lavoro e delle istituzioni, concretezza, serietà. Non c'è bisogno di elencarli. Sono scritti nella Costituzione.

 

  Lunedì 24 Novembre 2014
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Tassi Forex, grandi banche e manipolazione dei mercati *...
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Governo paralizzato dai processi del Cavaliere

Il chiodo fisso di Silvio Berlusconi:

la crisi economica? No, la giustizia

Grafico_Italia-Spagnadi Nuccio Fava 

La cosa che preoccupa maggiormente è l’ostinazione del presidente del Consiglio: ”andiamo avanti perché l’Europa ci approva”. E’ da irresponsabili in  grado sommo fare finta che si possa procedere come se nulla fosse. Il declassamento di tre punti da parte di Moody’s è l’ultima conferma che i mercati e gli altri paesi non si fidano dell’Italia. Clamorosamente falso poi che l’Europa approvi la politica del governo Berlusconi senza tra l’altro che sia chiaro se il ministro dell’economia persegua obbiettivi diversi. La cancelliera Merkel ha chiesto ancora una volta il rispetto degli impegni e l’avvio immediato delle ulteriori misure per la crescita. Contenute del resto nella lettera che, ancora ad agosto, la Bce ha inviato a Berlusconi a firma congiunta di Trichet e Draghi.

Berlusconi e la maggioranza si sono infuriati per le dichiarazioni di Tremonti che dava una spiegazione logica del perché la Spagna navighi in acque migliori delle nostre. Qualche mese fa era il contrario e, in ogni caso, la realtà economica complessiva del nostro Paese è in condizioni sostanziali di gran lunga superiore a quella spagnola. Perché allora il differenziale dei titoli pubblici di Madrid con quelli di Belino è migliore di quello italiano? La risposta è semplice, dice in sostanza col suo ragionamento il  ministro Tremonti : in Spagna si va ad elezioni anticipate, Zapatero lascia e tutta la Spagna è di fronte ad un possibile cambiamento che i mercati internazionali apprezzano. Riflessioni e ragionamenti elementari che dovrebbero essere compresi da Berlusconi e dalla sua maggioranza almeno per ragioni di sano realismo politico rafforzato dalla crescente e preoccupante perdita di credibilità del nostro Paese. E’ questa la vera questione di fondo ma Berlusconi non vuole farsene una ragione e non c’è un suo consigliere che lo aiuti a compiere il passo necessario. Neppure Giuliano Ferrara che aveva fatto cenno alla opportunità che Berlusconi si facesse da parte. Tace invece Angelino Alfano che pure è il segretario del Pdl, interviene il ministro degli esteri tutto prono a favore del Cavaliere.

Nonostante una condizione così grave e senza che ci sia ancora traccia delle nuove misure e della nomina per Bankitalia, Berlusconi spinge a tutta forza sul tema delle intercettazioni, importante certo, ma sicuramente non in cima ai pensieri degli italiani in questa fase così critica. Ma quello che è enormemente pericoloso è che si tratta di misure-bavaglio per l’informazione e quindi per la libertà di tutti, concepite in modo punitivo contro magistrati e giornalisti. Quasi una vendetta del presidente del Consiglio che , accecato del tutto sulle vere emergenze dell’Italia, si concentra ancora una volta sui suoi problemi giudiziari e sulle ossessioni provocate dalle allegre serate nelle sue ville e per le sue disinvolte operazioni in Mediaset. Si blocca così il Parlamento come se la crisi non ci fosse e con una impostazione talmente liberticida per la disciplina delle intercettazioni da costringere l’onorevole Giulia Bongiorno a dimettersi dal compito di relatrice.

E’ evidente che tutto questo ha rilievo anche nell’opinione pubblica europea ed internazionale con la conseguenza di provocare giudizi negativi generalizzati e grave danno di immagine e di affidabilità per l’Italia intera . Sarebbe indispensabile pertanto una immediata uscita di scena di Berlusconi, operare per un governo di tutte le forze parlamentari disponibili a far fronte all’emergenza e prevedere comunque nuove elezioni prima della scadenza, naturalmente senza porcellum, dando svolgimento al referendum sostenuto da oltre un milione di firme. L’unica alternativa auspicabile, potrebbe essere che, mentre il governo straordinario agisce contro la crisi e per la ripresa, il Parlamento riuscisse a varare una nuova legge elettorale rispettosa con il significato dei quesiti referendari.

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