ORA DI PUNTA

Il gioco

delle tre carte

di Ennio Simeone

E’ sembrata una battuta comica rubata al trasmigrato Crozza quella di Massimo Giannini martedì sera a “Ballarò” quando ha annunciato: “Ed ora una intervista esclusiva a Matteo Renzi”. Invece aveva detto giusto: era un’esclusiva. Perché erano passate ben 48 ore (sembrava un secolo)  da quando, sulla stessa rete, l’effervescente capo del governo aveva…intervistato Fabio Fazio, e 24 interminabili ore da quando avevamo finito di ascoltare le sue parole, diffuse in diretta a reti unificate, dalla tribuna della Direzione Pd, o letto le sue lezioni di fast government sui giornali a titoli unificati. 

Renzi - che, nei giorni in cui i fantasiosi giornalisti italiani omettono di intervistarlo, si intervista da solo e si offre gratis via web - è un mago della comunicazione e sa che il segreto del buon venditore è quello di ripetere sempre le stesse cose ma aggiungendone ogni volta una nuova, magari anche minuscola, che però servirà a costruire il titolo - quello, sì, uguale per tutti -  che farà campeggiare il suo nome e la sua faccia furbetta sui siti, sui teleschermi e sui giornali.

L’ultima che si è inventata è “100 euro in più in busta paga”. Che sarebbero i famosi 80 più 20, in media, del Tfr (trattamento fine rapporto) che gli stessi lavoratori cumulano mensilmente per quando il rapporto di lavoro si concluderà. E’ il classico “gioco delle tre carte” che i truffaldini imbonitori praticavano (e praticano ancora nei pressi della stazione ferroviaria di Napoli) per fregare i tanti gonzi di passaggio valendosi della complicità di un compare nei panni di un (finto) vincitore. 

Per questo ruolo lui ne usa sempre uno insospettabile, purché accondiscendente, scelto tra persone per bene. Un nome a caso:  il ministro Padoan. Ma potremmo cercarne uno guardando anche più in alto.

  Mercoledì 01 Ottobre 2014
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Referendum. Pd contro il premio di maggioranza

Un referendum contro il premio di maggioranza e le liste bloccate: l'idea è di Stefano Passigli , ex parlamentare Ds e politologo, ma anche il Pd starebbe prendendo in considerazione la cosa. Passigli sta lavorando ad un quesito che verrà presentato a giugno e che potrebbe raccogliere il consenso di molti partiti, a cominciare da 'terzo polo', parte del Pd e forse anche la Lega, se davvero il partito di Umberto Bossi dovesse decidere di puntare ad una legge elettorale che non costringa a coalizioni. E della questione si sarebbe parlato qualche giorno fa in una riunione del 'forum Pd per la riforma dello Stato' presieduto da Luciano Violante. Di sicuro, il Pd sulla legge elettorale si sta muovendo, lo stesso Pier Luigi Bersani avrebbe avuto modo di scambiare qualche opinione 'en passant' con Roberto Maroni nei giorni scorsi, anche se tutto sarebbe stato rimandato a dopo i ballottaggi e il referendum.

Sta di fatto che l'idea sostenuta da Passigli va nella direzione del sistema elettorale da tempo caldeggiato da Massimo D'Alema, un proporzionale tedesco. I quesiti, infatti, prevedono anche l'abolizione delle attuali deroghe alla soglia di sbarramento del 4%: attualmente per i partiti che si alleano in coalizione lo sbarramento è al 2%, e il 4% vale solo per chi corre da solo. Il referendum, "per evitare la frammentazione" come dice Passigli, lascerebbe in vita solo la soglia del 4%, per tutti.

Violante per ora non si sbilancia e, interpellato, si limita a dire: "Il Pd non ha ancora nessun orientamento, stiamo valutando i quesiti. Il punto decisivo è restituire ai cittadini il potere di scegliere i parlamentari". Cosa, peraltro, prevista dal referendum Passigli, visto che i quesiti eliminano anche le liste bloccate. Passigli assicura di avere "informato un vasto arco di forze" e si dice convinto di avere "già sufficienti garanzie di un appoggio ampio", anche se sottolinea che il referendum è promosso dalla "società civile". Tra gli altri promotori, cita Caludio Abbado, Maurizio Pollini, Renzo Piano, Gae Aulenti, Federico Grosso, Umberto Veronesi, Dacia Maraini, Inge Feltrinelli, Innocenzo Cipolletta.

Ma, referendum a parte, i democratici sono convinti che il tema della legge elettorale possa diventare centrale, dopo il voto. Se anche i ballottaggi andassero male, è il ragionamento, la Lega avrebbe interesse a precostituire una legge elettorale che le garantisca uno spazio autonomo. E che il 'porcellum' vada cambiato ormai lo dicono in tanti.

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