ORA DI PUNTA

Uno scalpo

per l'egemonia

di Nuccio Fava

L'ideologia non c'entra. Le ideologie storiche sono morte nel secolo scorso, sostitute dal vuoto e dallo smarrimento degli ideali, causa non ultima della crisi civile e politica che viviamo dopo la 'sbornia' del berlusconismo e il velleitarismo delle sinistre. Da tempo l'Italia e'priva di una guida capace e affidabile, in presenza di una crisi economica e sociale senza precedenti. L'apparizione di Renzi dopo primarie stravinte dentro il Pd ha rappresentato una ventata di novità e di speranze, anche per l'efficacia della sua comunicazione e della semplificazione estrema dei problemi da affrontare e un quadro complessivo da rinnovare e fondare su basi nuove. Il percorso tutto sommato è proceduto in modo scorrevole, anche perché svolto essenzialmente su continue suggestioni di annunci e promesse. Man mano però la cornice iniziale è venuta affievolendosi ed emerge l'esigenza di non accontentarsi della 'schiuma ' ma di misurarsi col sapore e la quantità di birra disponibile.

Anche in America Renzi mostra di comprendere che schiuma e birra sono il problema di fondo. Invia perciò messaggi contraddittori, alternando ultimatum e timide aperture sempre alle sue condizioni però e rinviando tutto alla conta in direzione e quindi alla solida maggioranza di cui dispone. 

La polemica sull'articolo18 mostra in qualche misura tutta la sua strumentalità e il carattere propagandistico verso una opinione pubblica frastornata e frustrata che soprattutto non intravede prospettive concrete di nuovo lavoro, di aziende finalmente con minori tasse, credito dalle banche,migliore produttività e possibilità di nuove assunzioni e di crescita dei consumi. E'questo il quadro delle urgenze prioritarie , l'unico modo di riavviare la crescita e misurarsi in Europa e nel mercato globale. Anche per l'opposizione Pd dovrebbe essere questo il vero terreno di confronto entro il quale può e deve veramente essere ricompreso il tema delle garanzie e delle tutele dei diritti dei lavoratori. A condizione che si convenga seriamente sulle politiche indispensabili perché sviluppo e lavoro si creino e si apra finalmente la nuova fase che l'Italia aspetta da troppo tempo , stanca di inutili proclami e di promesse inconcludenti .

  Venerdì 26 Settembre 2014
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Referendum: non ci sono le schede grigie per i nostri connazionali all'estero

Referendum nucleare Nuovo escamotage del Governo

Contro il quorum tutto fa brodo

Niente schede per gli italiani all'estero

di Marco Valerio

nucleareI referendum del 12 e 13 giugno si avvicinano a grandi passi, ma esplode il caso del voto degli italiani residenti all'estero: il governo ha detto chiaramente che le schede grigie con il nuovo quesito sul nucleare (riscritto dopo che la Cassazione ha accolto il ricorso di Pd e Idv contro il decreto omnibus con cui l'esecutivo ha tentato di evitare la consultazione popolare sull'atomo), non faranno in tempo a varcare i confini nazionali. All'ufficio centrale della circoscrizione estero presso la corte d'appello di Roma arriveranno dunque solo le vecchie schede, su cui i nostri connazionali all'estero si dovevano esprimere entro il 2 giugno. E' stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, a informare l'assemblea di Montecitorio durante il question time: "Attesa la tempistica prevista dalle disposizioni vigenti in materia di voto per corrispondenza il Viminale comunica che è impossibile procedere a una nuova stampa e distribuzione agli elettori all'estero le schede col nuovo quesito sul nucleare". Vito ha poi aggiunto: "In merito ai voti già espressi dagli italiani residenti all'estero ogni decisione è riservata agli uffici competenti per legge". Il ministro non ha chiarito dunque se i 3 milioni e 200mila italiani residenti all'estero verranno conteggiati nel calcolo del quorum (che per i referendum abrogativi è del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto) ma l'Italia dei Valori, partito in prima linea nella battaglia referendaria, ha già preparato un ricorso alla Corte di Cassazione affinchè l'ufficio centrale per i referendum consideri un 'quorum ridotto' sul nucleare, che non tenga conto cioè del numero degli italiani all'estero.

Intanto si vanno definendo i due schieramenti: i partiti del sì, del no e del non voto. Quest'ultimo fronte, in particolare, ha incassato l'adesione del leader della Lega, Umberto Bossi, dei ministri Galan, Fitto e Rotondi, dell'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni. Per il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, "l'esito referendario sul nucleare è quasi inutile" visto che "pensavo di aver abrogato una legge che consentiva al nostro Paese il ritorno al nucleare. Facciamo una consultazione su un argomento che il Governo ha già risolto". Il leader di Fli nonché presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha ribadito che andrà votare e anche il fronte cattolico mobilitato per la consultazione del 12 e 13 giugno si muove con l'invito ad andare a votare sì per acqua pubblica e nucleare.

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