ORA DI PUNTA

Basta con

i "tribunali

spettacolo"

di Ennio Simeone

Speriamo che dal pestaggio della sorella genella di Bossetti traggano insegnamento le direzioni giornalistiche, i curatori e i conduttori dei vari talk show televisivi, che continuano con quotidiana, assillante insistenza ad occuparsi della uccisione di Yara Gambirasio (come hanno fatto per circa due anni con quella di Sarah Scazzi ad Avetrana) dando spazio, oltre che a servizi ripetitivi di giornalisti o pseudo tali armati di microfoni e di telecamere, ad improvvisati "esperti" ed "esperte" in cerca di pubblicità e di notorietà (anche per le loro attività private) che rimbalzano da uno studio televisivo all'altro emettendo giudizi e sentenze che influenzano l'opinione pubblica, ma anche l'opinione degli inquirenti. 

E nessuno venga ad ergersi a tuore della libertà di informazione perché questa non è informazione, ma cinico sfruttamento a fini commerciali di vicende umane su cui la magistratura e le forze dell'ordine devono indagare in serenità e con serietà. Finalmente lo ha ammesso e vigorosamente sottolineato, in uno dei programmi televisivi del poneriggio appena qualche giorno fa, anche il professor Meluzzi, che pure è un frequentatore assiduo di questi biechi "tribunali popolari" dove non c'è limite allo sconfinamento dei diritti degli imputati, della privacy e del segreto istruttorio. E' mai possibile che nessuno di coloro che hanno il dovere di intervenire per porre fine a questo scempio della correttezza, del buon gusto e dei codici (sia penale che etico) si decida ad intervenire? 

PS - In coerenza con quanto abbiamo scritto qui sopra e ripetiamo da tempo, abbiamo pubblicato con scarsa evidenza, e per puro dovere di cronaca, la notizia dell'avviso di garanzia inviato al padre di Matteo Renzi, anche se qualche giornale ha avanzato il sospetto che il "rottamatore a fasi alterne" sapesse già della vicenda giudiziaria paterna prima dell'ultimo attacco alla magistratura. 

  Venerdì 19 Settembre 2014
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Pietro Bardoscia

LE SOLUZIONI POSSIBILI

PER EVITARE

LA STANGATA DEL TICKET

- Governo e Regioni non possono rimanere insensibili alle proteste dei cittadini con reddito medio basso decisamente colpiti da questa manovra nella quale è stato previsto un ulteriore ticket di 10 euro su tutte le prestazioni sanitarie, una aumento della tassazione sui risparmi, un blocco delle rivalutazioni delle pensioni e una riduzione dei vari incentivi soprattutto alle famiglie.

Possono essere invece adottati vari provvedimenti, suddividendoli in nazionali e regionali, che per lo meno non andrebbero ad impoverire ulteriormente il ceto medio.
A livello nazionale si potrebbe valutare una delle seguenti ipotesi:

1.accise più alte sulle sigarette, il che tra l’altro farebbe diminuire i consumi di almeno un 5%;

2. ntroduzione di una tassa patrimoniale dello 0,5% sulle famiglie con ricchezza patrimoniale superiore a 700 mila euro che comporterebbe un introito per lo Stato tra i 13 e i 15 miliardi all’anno;

3. prevedere un ticket sui ricoveri ospedalieri pari a 10 – 15 euro per coloro che hanno un reddito familiare lordo complessivo superiore ai 55.000,00 euro ed escludendo gli esenti per età e reddito, i disoccupati e gli esenti per patologia (qualora il ricovero sia legato alla patologia stessa ). Alla luce di questo, occorre rafforzare i controlli su tutti coloro che si autodichiarano esenti per stato sociale e reddito e che rappresentano una percentuale molto elevata, parte dei quali in realtà non ne avrebbe diritto.

A livello regionale si possono immaginare sono varie soluzione alternative:

1. creare una centrale degli acquisti unica per le forniture in Sanità. Non è concepibile che una Asl acquisti le stesse forniture ad un prezzo differente e quindi maggiorato rispetto ad un’altra Asl della stessa regione, con risparmi che possono raggiungere anche il milione di euro per alcune regioni;

2. accorpamento delle Asl con la riduzione dei direttori generali, direttori amministrativi e sanitari e mobilità del personale;

3. omogeneità delle politiche adottate da ciascun direttore generale supervisionate dalla Regione.

Misure del genere sicuramente possono generare notevoli risparmi nella sanità dispensando i cittadini da un'ulteriore ed ingiusta tassa. E’ impensabile che nel solo Lazio per effettuare degli esami di laboratorio analisi con 3 impegnative si debba pagare 42 euro solo tra quota fissa di 4 euro e ticket ulteriore di 10 euro oltre al ticket normale di 36.15 euro, pari a 108,45 per un totale generale di 150,45; è un “salasso” – conclude Bardoscia - che i cittadini non possono più permettersi.

Pietro Bardoscia

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