Botta&Risposta

Figli di papà

La fretta può giocare brutti scherzi anche a chi ne ha fatto la sua arma preferita, come il capo del governo e del Pd Matteo Renzi. Il quale, a proposito delle devastazioni compiute dai black bloc a Milano, ha dichiarato, poco dopo che erano state spente dai pompieri le fiamme delle auto incendiate: «Hanno sciupato la festa? Hanno cercato di rovinarcela. Quattro teppistelli figli di papà non riusciranno a rovinare Expo». Ma se a mettere a soqquadro il centro di Milano erano “quattro teppistelli figli di papà” come mai chi ha la responsabilità dell’ordine pubblico, cioè il governo, non è stato capace di fermarli e li ha lasciati fare indisturbati? La domanda nasce spontanea. Gliel’ha rilanciata Salvini. Che ringrazia Renzi per l’assist (che in gergo calcistico significa passare la palla al compagno per fare gol).

Anticonformisti

La battagliera deputata piacentina del Pd Paola De Micheli, bersaniana e lettiana, miracolosamente ammansitasi dopo essere stata arruolata recentemente nel governo Renzi con la qualifica di sottosegretario, ha spiegato in una intervista a “Repubblica” il suo brusco mutamento di valutazione sulla legge elettorale. E invece di ammettere semplicemente che, essendo entrata a far parte del governo, non poteva non votare la fiducia (anche a se stessa), si è spinta ben oltre, affermando che non si sente “una traditrice  ma un’anticonformista”. E la spiega così: «I veri anticonformisti siamo noi. Giochiamo la partita più difficile, più scomoda. Vogliamo condizionare l'azione del governo, come fatto finora. E per farlo non bisogna essere obbligatoriamente renziani o antirenziani». Insomma nel Pd potrebbe nascere una nuova corrente da lei capeggiata, quella degli “Anticonformisti”. Potrebbero giocare in tandem con i “Responsabili”, capeggiati da Scilipoti.

Ennio Simeone

 

  Sabato 02 Maggio 2015
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LA GIORNATA POLITICA La seduta alla Camera dedicata alla crisi

Ma Berlusconi non è Obama

L'ottimismo ingiustificato del Cavaliere e del suo staff

e la sempre più imbarazzante posizione di Tremonti

parlamento-italianodi Nuccio Fava

In questo mare di disastri e in quelli che si profilano, neppure un leader come Obama è riuscito a tranquillizzare l’America, nonostante l’efficace filo diretto e il dialogo mantenuto costantemente con i cittadini americani, ponendo i repubblicani di fronte a precise responsabilità. Alla fine così, sia pure non nella misura voluta da Obama, non saranno i poveri a pagare il maggior prezzo ma il contrario. Principio che dovrebbe essere ovvio ma che appare straordinario per le opinioni pubbliche conservatrici .

Purtroppo Berlusconi non è Obama. Troppo distante  da una visione popolare collegata ai bisogni fondamentali dei cittadini. Farà sicuramente fatica anche solo a spiegare la manovra Tremonti in funzione della salvaguardia dei più bisognosi, ma riesce a comprendere a fondo le istanze più “animalesche” della Lega, che comunque gli consentono, nonostante tutto, di conservare intatto il vasellame sia pure con non poche incrinature che vanno dal grave scontro politico istituzionale con Napolitano sui ministeri al nord all’uscita inqualificabile  di Borghezio a proposito della strage di Oslo, al continuo battibeccare con il sindaco di Roma e la presidente della Regione Lazio su "Roma ladrona", all’offesa diretta a Berlusconi sull’arresto dell’onorevole Papa, e, da ultimo, alle sempre più nette distinzioni di politica estera, come per il rifinanziamento delle nostre missioni all’estero o la partecipazione dell’Italia alle operazioni aereo-navali sulla Libia.

Non solo Berlusconi  ma anche il coriaceo La Russa fa finta che tutto possa procedere senza contraccolpi. Questa volta però a tutto il resto si aggiunge un corposo e ben costruito documento unitario, elaborato e sottoscritto da tutte le parti sociali con nette richieste di inversione di rotta. Il ministro Tremonti, già sufficientemente impallinato dalle disavventure diciamo così abitative, considerato con insofferenza da non pochi esponenti della sua stessa maggioranza a cominciare da Brunetta, immortalato  insieme alla Brambilla alla posa della prima pietra dei "ministeri" al nord senza minimamente avvertire, nonostante la sua cultura anche giuridica, l’enormità dello strappo politico e istituzionale con il Quirinale e senza nemmeno lontanamente scusarsi con Napolitano che aveva opportunamente e doverosamente reagito a tanto misfatto contro la Costituzione e contro l’unità della patria, ebbene per tutta questa somma di gravi ragioni il ministro Tremonti rischia di trovarsi in una posizione addirittura più debole dello stesso Berlusconi e quindi di sperare solo di sopravvivere all’ombra di Angelino Alfano.

Quanto all’eterno conflitto con la magistratura, il presidente Napolitano ha ribadito l’insensatezza e l’insopportabilità degli attacchi ai pm,  e certamente in questa luce la tecnica di accorciare o allungare i processi sempre per favorire l’imputato Berlusconi, non appare destinato a favorire in alcun modo il confronto parlamentare e l’eventuale auspicabile raggiungimento di labilissimi punti d’incontro.

In paesi esemplari per tradizione democratica e procedure parlamentari, a bipartitismo o bipolarismo vero come ad esempio il Regno Unito, non susciterebbe alcuno scandalo, né si lancerebbero anatemi e accuse di ribaltoni se Cameron dopo la pessima figura fatta in parlamento sul caso Murdoch, venisse invitato a lasciare. Del resto  tutti ricordiamo il caso ancor più clamoroso della lady di ferro sostituita in poche ore dalla regina su indicazione del gruppo parlamentare. Regola che vale del resto anche per i laburisti, come in occasione dello scambio di leaderschip tra Tony Blayr e Gordon Brown (quest’ultimo costretto dalle elezioni vinte dai conservatori a lasciare rapidamente anche la guida del partito). In un appassionato congresso prevalse all’ultimo voto il più giovane di due fratelli, mentre l’altro, quello sconfitto, si precipitava ad abbracciarlo chiedendo a tutti i congressisti di sostenerlo per riportare i laburisti al governo del paese nell’interesse soprattutto di donne e giovani,  e dei più sfortunati.

Nelle nostre assemblee non avverrà nulla di simile, nonostante il temerario supporto di Scilipoti, del ministro Romano, di Pionati e di tutti i più autentici “responsabili” compresi Cicchitto e Quagliarello che da storico potrebbe meglio spiegare ai colleghi che, passata l’estate e riformata a fondo l’orribile legge elettorale di Calderoli, l’interesse generale o il male minore per tutti sarebbe quello di chiedere all’unanimità al presidente Napolitano di indire nuove elezioni.                   Nuccio Fava

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