ORA DI PUNTA

Il Papa

seminatore 

di Nuccio Fava

Scelta felice far coincidere la chiusura del Sinodo sulla famiglia voluto da papa Francesco con la beatificazione di Paolo VI, il papa che il Sinodo dei vescovi l’aveva istituito a conclusione del Concilio Vaticano II  cinquant’anni fa. Un evento fondamentale per l’ammodernamento della Chiesa e la sua apertura come mai prima alle istanze e ai drammi del mondo contemporaneo. Papa Francesco l’ha definito uomo della semina e della coscienza, umile servitore della chiesa e di tutta l’umanità. Per la nostra generazione di universitari della Fuci, Montini è stato soprattutto l’educatore alla responsabilità della cultura e dell’intellettuale, dell’impegno personale di fronte alle difficoltà e alle novità del processo storico. Della Fuci Paolo VI era stato assistente per oltre dieci anni rimosso per quieto vivere dalla curia romana a seguito delle pressioni sempre più insostenibili da parte del regime fascista.

Era insopportabile per il Duce l’azione formativa di questo piccolo prete bresciano, figlio di un deputato del partito popolare di don Sturzo, che svolgeva con efficacia la promozione di valori di libertà e di responsabilità personale incompatibili con ogni forma di dittatura. Per la nostra generazione sono rimasti tratti indelebili nel legame di gratitudine e di affetto verso Paolo VI, che si sono rinnovati con profonda emozione nelle tragiche giornate del rapimento di Aldo Moro, della lettera agli uomini delle Brigate Rosse e dell’omelia nella basilica di san Giovanni.

Il tratto del dialogo è stato cifra costante dell’azione di Paolo VI , che coglieva nell’urgenza di un nuovo rapporto chiesa-mondo la domanda e le responsabilità nuove per i cristiani in una condizione storica di continuo e profondo mutamento. E’ stato Paolo VI ad aprire i viaggi papali con la visita in Terra Santa e lo storico incontro con il patriarca Atenagora; l’enciclica Populorum Progressio e l’intervento all’assemblea dell’Onu e la definizione “Lo sviluppo e il nuovo nome della pace”. C’è una sapiente regia della chiesa nel governo dello stesso cerimoniale, a cominciare dalla presenza in piazza san Pietro del papa emerito Benedetto XVI chiamato a Roma come cardinale da Paolo VI e ulteriore segno di quello spirito di collegialità così vivamente auspicato da papa Montini. Valori a cui ha dato espressione e concretezza papa Francesco sottolineando il carattere di collegialità e di servizio a tutti gli uomini manifestati nella prima fase del sinodo romano che avrà la sessione conclusiva il prossimo anno.

Non sono mancati i contrasti tra i padri sinodali che papa Bergoglio ha voluto ricordare e che significativamente fossero resi pubblici. Non solo un metodo nuovo ma, se possibile, una nuova sostanza di vicinanza della Chiesa alle speranze e alle attese di tutto il mondo come auspicato per la sua intera esistenza da Paolo VI.

  Domenica 19 Ottobre 2014
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LA GIORNATA POLITICA La seduta alla Camera dedicata alla crisi

Ma Berlusconi non è Obama

L'ottimismo ingiustificato del Cavaliere e del suo staff

e la sempre più imbarazzante posizione di Tremonti

parlamento-italianodi Nuccio Fava

In questo mare di disastri e in quelli che si profilano, neppure un leader come Obama è riuscito a tranquillizzare l’America, nonostante l’efficace filo diretto e il dialogo mantenuto costantemente con i cittadini americani, ponendo i repubblicani di fronte a precise responsabilità. Alla fine così, sia pure non nella misura voluta da Obama, non saranno i poveri a pagare il maggior prezzo ma il contrario. Principio che dovrebbe essere ovvio ma che appare straordinario per le opinioni pubbliche conservatrici .

Purtroppo Berlusconi non è Obama. Troppo distante  da una visione popolare collegata ai bisogni fondamentali dei cittadini. Farà sicuramente fatica anche solo a spiegare la manovra Tremonti in funzione della salvaguardia dei più bisognosi, ma riesce a comprendere a fondo le istanze più “animalesche” della Lega, che comunque gli consentono, nonostante tutto, di conservare intatto il vasellame sia pure con non poche incrinature che vanno dal grave scontro politico istituzionale con Napolitano sui ministeri al nord all’uscita inqualificabile  di Borghezio a proposito della strage di Oslo, al continuo battibeccare con il sindaco di Roma e la presidente della Regione Lazio su "Roma ladrona", all’offesa diretta a Berlusconi sull’arresto dell’onorevole Papa, e, da ultimo, alle sempre più nette distinzioni di politica estera, come per il rifinanziamento delle nostre missioni all’estero o la partecipazione dell’Italia alle operazioni aereo-navali sulla Libia.

Non solo Berlusconi  ma anche il coriaceo La Russa fa finta che tutto possa procedere senza contraccolpi. Questa volta però a tutto il resto si aggiunge un corposo e ben costruito documento unitario, elaborato e sottoscritto da tutte le parti sociali con nette richieste di inversione di rotta. Il ministro Tremonti, già sufficientemente impallinato dalle disavventure diciamo così abitative, considerato con insofferenza da non pochi esponenti della sua stessa maggioranza a cominciare da Brunetta, immortalato  insieme alla Brambilla alla posa della prima pietra dei "ministeri" al nord senza minimamente avvertire, nonostante la sua cultura anche giuridica, l’enormità dello strappo politico e istituzionale con il Quirinale e senza nemmeno lontanamente scusarsi con Napolitano che aveva opportunamente e doverosamente reagito a tanto misfatto contro la Costituzione e contro l’unità della patria, ebbene per tutta questa somma di gravi ragioni il ministro Tremonti rischia di trovarsi in una posizione addirittura più debole dello stesso Berlusconi e quindi di sperare solo di sopravvivere all’ombra di Angelino Alfano.

Quanto all’eterno conflitto con la magistratura, il presidente Napolitano ha ribadito l’insensatezza e l’insopportabilità degli attacchi ai pm,  e certamente in questa luce la tecnica di accorciare o allungare i processi sempre per favorire l’imputato Berlusconi, non appare destinato a favorire in alcun modo il confronto parlamentare e l’eventuale auspicabile raggiungimento di labilissimi punti d’incontro.

In paesi esemplari per tradizione democratica e procedure parlamentari, a bipartitismo o bipolarismo vero come ad esempio il Regno Unito, non susciterebbe alcuno scandalo, né si lancerebbero anatemi e accuse di ribaltoni se Cameron dopo la pessima figura fatta in parlamento sul caso Murdoch, venisse invitato a lasciare. Del resto  tutti ricordiamo il caso ancor più clamoroso della lady di ferro sostituita in poche ore dalla regina su indicazione del gruppo parlamentare. Regola che vale del resto anche per i laburisti, come in occasione dello scambio di leaderschip tra Tony Blayr e Gordon Brown (quest’ultimo costretto dalle elezioni vinte dai conservatori a lasciare rapidamente anche la guida del partito). In un appassionato congresso prevalse all’ultimo voto il più giovane di due fratelli, mentre l’altro, quello sconfitto, si precipitava ad abbracciarlo chiedendo a tutti i congressisti di sostenerlo per riportare i laburisti al governo del paese nell’interesse soprattutto di donne e giovani,  e dei più sfortunati.

Nelle nostre assemblee non avverrà nulla di simile, nonostante il temerario supporto di Scilipoti, del ministro Romano, di Pionati e di tutti i più autentici “responsabili” compresi Cicchitto e Quagliarello che da storico potrebbe meglio spiegare ai colleghi che, passata l’estate e riformata a fondo l’orribile legge elettorale di Calderoli, l’interesse generale o il male minore per tutti sarebbe quello di chiedere all’unanimità al presidente Napolitano di indire nuove elezioni.                   Nuccio Fava

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