ORA DI PUNTA

La squadra

del cuore

di Stefano Clerici

Era prevedibile e naturale che Matteo Renzi commentasse come ha commentato i risultati delle elezioni regionali in Emila-Romagna e in Calabria. Mettendo fortemente l'accento sull'esito finale del voto ("Negli ultimi otto mesi ci sono state cinque elezioni regionali, che il mio partito ha vinto 5 a 0") e facendo invece spallucce sul devastante astensionismo ("La non grande affluenza è un elemento che deve preoccupare ma che è secondario"). Perché se avesse voluto soffermarsi sulle cifre assolute del consenso avrebbe dovuto riconoscere che il "suo" Pd ha subito una micidiale emorragia di voti, come mai avvenuta a memoria d'uomo: dimezzati rispetto alle precedenti regionali e finanche rispetto al mitico risultato delle ultime europee. E avrebbe dovuto anche riconoscere, il prode Matteo, che la sua ostinata volontà di rottamare tutto e tutti, di cambiare pelle e perfino storia a decenni di tradizione democratica, non può essere un'operazione indolore. Ma tant'è.
Matteo Renzi sta tentando un'acrobazia che neppure uno statista del calibro e del peso di Aldo Moro, con le sue "convergenze parallele", avrebbe mai osato pensare: sta dando vita a un partito democristiano collocato nell'area del socialismo europeo. Quella di schierare finalmente il Pd nella famiglia del Pse - cancellando con un deciso tratto di penna i mille ostacoli ideologici frapposti per anni dai miopi esponenti dell'ex Margherita - è stata una mossa tanto coraggiosa quanto astuta. Mai colpevolmente portata a termine dagli eredi della sinistra democratica. I fu democristiani avevano tanta paura di doversi infilare la "camicia rossa"? Bene, ha pensato la Volpe fiorentina, noi entriamo lo stesso nella casa "rossa" (che in verità è solo un rosa pallido) e poi ci vestiamo tutti di bianco. Biancofiore. Geniale, non c'è che dire.
Lui potrà pure vincere 5 a zero, ma non può pretendere di riempire lo stadio, se per molti tifosi quella che lui mette in campo non è più la squadra del cuore.

  Martedì 25 Novembre 2014
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SANITA' NEL LAZIO E' accaduto al San Camillo. Poi è morta

Per 21 ore su una sedia a rotelle

donna di 82 anni al pronto soccorso

san_camillo_0Una donna di 82 anni è stata tenuta per 21 ore su una sedia a rotelle al pronto soccorso dell'ospedale San Camillo di Roma ed è morta 48 ore dopo il ricovero per emorragia cerebrale. L'episodio è stato denunciato dai familiari al "Messaggero", ma - precisano - non per ottenere risarcimenti: solo per far sapere come si può morire, in maniera indegna, negli ospedali romani. Si è scoperto così che la donna era stata classificata "codice verde" (e non, come sarebbe stato giusto date le sue condizioni, in "codice rosso"), quindi è stata messa in coda rispetto ad altri casi altrettanto gravi.

Il direttore generale del San Camillo , Aldo Morrone, si giustifica così:  ''La signora aveva una condizione molto difficile, non solo per l'età: l'obesità, il diabete, la neuropatia. Appena arrivata aveva la tipica condizione del problema cardiaco, le è stato fatto l'elettrocardiogramma, anche alla luce dell'ischemia cardiaca che aveva avuto in passato. Quando è stata sottoposta alla Tac è emersa una emorragia cerebrale. E' stata visitata dal neurochirurgo e purtroppo non era possibile operare''.

Ma perché è stata costretta a trascorrere una notte su una sedia a rotelle ?

Morrone risponde che la signora "aveva  problemi a respirare, e quindi  la lettiga non sarebbe stata la scelta migliore''. Una spiegazione che appare poco convincente, anzi sconcertante. E infatti i consiglieri regionali del Pd Enzo Foschi e Tonino D'Annibale chiedono che sia aperta subito un'inchiesta sulla situazione drammatica in cui versano i pronto soccorso dei grandi ospedali romani e del Lazio e chiedono anche l'intervento del prefetto. ''La Polverini, presidente della Regione Lazio e commissario ad acta - aggiungono i due consiglieri - fa finta di non conoscere il problema, la Commissione sanità regionale è una sorta di lezioso soprammobile. Il direttore generale è lasciato solo ad affrontare una situazione insostenibile e non riceve risposta alle richieste di avere risorse adeguate per non far precipitare la situazione''.

''Quello dell'anziana signora deceduta è solo uno di quei 48 casi di decessi tra i ricoverati con codice verde che si potrebbero registrare nel corso del 2011 al pronto soccorso del S. Camillo, uno dei dipartimenti d'emergenza piu importanti per la capitale e per il Lazio - sostengono Foschi e D'Annibale - Oggi quella struttura d'avanguardia è ridotta ad un reparto di degenza e con il personale tanto ai minimi termini da non essere oggettivamente in grado di valutare con la dovuta attenzione tutti i casi. Che questo potesse accadere esattamente nelle modalità in cui è accaduto, è scritto in modo chiarissimo in un rapporto presentato dai medici dell'ospedale aderenti al sindacato Anaoo-Assomed lo scorso 14 luglio''.

In difesa della presidente del Lazio scende in campo il consigliere Angelo Mele, del Pdl, che attribuiscono  le carenze alla necessità di risanare i conti della sanità regionale, tacendo su quanto sta spendendo dall'inizio del suo mandato la Polverini per riempire i muri di Roma e del Lazio di manifesti di propaganda del suo operato nel settore sanitario e di annunci roboanti di iniziative che restano solo sulla carta.

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