ORA DI PUNTA

Basta con

i "tribunali

spettacolo"

di Ennio Simeone

Speriamo che dal pestaggio della sorella genella di Bossetti traggano insegnamento le direzioni giornalistiche, i curatori e i conduttori dei vari talk show televisivi, che continuano con quotidiana, assillante insistenza ad occuparsi della uccisione di Yara Gambirasio (come hanno fatto per circa due anni con quella di Sarah Scazzi ad Avetrana) dando spazio, oltre che a servizi ripetitivi di giornalisti o pseudo tali armati di microfoni e di telecamere, ad improvvisati "esperti" ed "esperte" in cerca di pubblicità e di notorietà (anche per le loro attività private) che rimbalzano da uno studio televisivo all'altro emettendo giudizi e sentenze che influenzano l'opinione pubblica, ma anche l'opinione degli inquirenti. 

E nessuno venga ad ergersi a tuore della libertà di informazione perché questa non è informazione, ma cinico sfruttamento a fini commerciali di vicende umane su cui la magistratura e le forze dell'ordine devono indagare in serenità e con serietà. Finalmente lo ha ammesso e vigorosamente sottolineato, in uno dei programmi televisivi del poneriggio appena qualche giorno fa, anche il professor Meluzzi, che pure è un frequentatore assiduo di questi biechi "tribunali popolari" dove non c'è limite allo sconfinamento dei diritti degli imputati, della privacy e del segreto istruttorio. E' mai possibile che nessuno di coloro che hanno il dovere di intervenire per porre fine a questo scempio della correttezza, del buon gusto e dei codici (sia penale che etico) si decida ad intervenire? 

PS - In coerenza con quanto abbiamo scritto qui sopra e ripetiamo da tempo, abbiamo pubblicato con scarsa evidenza, e per puro dovere di cronaca, la notizia dell'avviso di garanzia inviato al padre di Matteo Renzi, anche se qualche giornale ha avanzato il sospetto che il "rottamatore a fasi alterne" sapesse già della vicenda giudiziaria paterna prima dell'ultimo attacco alla magistratura. 

  Venerdì 19 Settembre 2014
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SANITA' NEL LAZIO E' accaduto al San Camillo. Poi è morta

Per 21 ore su una sedia a rotelle

donna di 82 anni al pronto soccorso

san_camillo_0Una donna di 82 anni è stata tenuta per 21 ore su una sedia a rotelle al pronto soccorso dell'ospedale San Camillo di Roma ed è morta 48 ore dopo il ricovero per emorragia cerebrale. L'episodio è stato denunciato dai familiari al "Messaggero", ma - precisano - non per ottenere risarcimenti: solo per far sapere come si può morire, in maniera indegna, negli ospedali romani. Si è scoperto così che la donna era stata classificata "codice verde" (e non, come sarebbe stato giusto date le sue condizioni, in "codice rosso"), quindi è stata messa in coda rispetto ad altri casi altrettanto gravi.

Il direttore generale del San Camillo , Aldo Morrone, si giustifica così:  ''La signora aveva una condizione molto difficile, non solo per l'età: l'obesità, il diabete, la neuropatia. Appena arrivata aveva la tipica condizione del problema cardiaco, le è stato fatto l'elettrocardiogramma, anche alla luce dell'ischemia cardiaca che aveva avuto in passato. Quando è stata sottoposta alla Tac è emersa una emorragia cerebrale. E' stata visitata dal neurochirurgo e purtroppo non era possibile operare''.

Ma perché è stata costretta a trascorrere una notte su una sedia a rotelle ?

Morrone risponde che la signora "aveva  problemi a respirare, e quindi  la lettiga non sarebbe stata la scelta migliore''. Una spiegazione che appare poco convincente, anzi sconcertante. E infatti i consiglieri regionali del Pd Enzo Foschi e Tonino D'Annibale chiedono che sia aperta subito un'inchiesta sulla situazione drammatica in cui versano i pronto soccorso dei grandi ospedali romani e del Lazio e chiedono anche l'intervento del prefetto. ''La Polverini, presidente della Regione Lazio e commissario ad acta - aggiungono i due consiglieri - fa finta di non conoscere il problema, la Commissione sanità regionale è una sorta di lezioso soprammobile. Il direttore generale è lasciato solo ad affrontare una situazione insostenibile e non riceve risposta alle richieste di avere risorse adeguate per non far precipitare la situazione''.

''Quello dell'anziana signora deceduta è solo uno di quei 48 casi di decessi tra i ricoverati con codice verde che si potrebbero registrare nel corso del 2011 al pronto soccorso del S. Camillo, uno dei dipartimenti d'emergenza piu importanti per la capitale e per il Lazio - sostengono Foschi e D'Annibale - Oggi quella struttura d'avanguardia è ridotta ad un reparto di degenza e con il personale tanto ai minimi termini da non essere oggettivamente in grado di valutare con la dovuta attenzione tutti i casi. Che questo potesse accadere esattamente nelle modalità in cui è accaduto, è scritto in modo chiarissimo in un rapporto presentato dai medici dell'ospedale aderenti al sindacato Anaoo-Assomed lo scorso 14 luglio''.

In difesa della presidente del Lazio scende in campo il consigliere Angelo Mele, del Pdl, che attribuiscono  le carenze alla necessità di risanare i conti della sanità regionale, tacendo su quanto sta spendendo dall'inizio del suo mandato la Polverini per riempire i muri di Roma e del Lazio di manifesti di propaganda del suo operato nel settore sanitario e di annunci roboanti di iniziative che restano solo sulla carta.

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