ORA DI PUNTA

Bersani,

finalmente

di Matteo Cosenza


Bersani ha detto la sua chiaramente: non sono un figurante e non vado, quindi, a fare la comparsa da Renzi. Poi ha ricordato che con il jobs act si costringono i lavoratori (ricordate la parola?) agli anni pre Settanta. Era ora. Sento spesso parlare di abilità del presidente del Consiglio. Io chiederei: ma c’è da fidarsi?

Non è una domanda da poco perché è vero che in politica tattiche e strategie non sempre convergono ma è pur vero che un minimo di affidabilità e di credibilità è necessario nella vita come nella politica. Io di Renzi non mi fido. Le prove ormai sono tante e il jobs act, al di là del giudizio che se ne possa dare, forse è più grave dello “stai sereno” che fregò Enrico Letta e che rientrava per certi versi nel rapporto tra due persone.

L’abolizione dell’articolo 18 non era la naturale conclusione di un iter molto complesso e tormentato, e la delega decisa dal Parlamento non affidava questo compito al governo. Invece lui, Renzi, se n’è fregato, ha deciso, come probabilmente voleva dall’inizio, e poi ha sfacciatamente annunciato che aveva abolito un elemento cruciale dello Statuto dei Lavoratori. Ora c’è in ballo la faccenda delle antenne Rai. Lui, Renzi, assicura che il controllo attraverso il 51 per cento delle azioni resterà in mano pubblica e non finirà in quelle di Berlusconi. Probabilmente sarà così, ma quanta credibilità si può dare ad uno che con le parole - e la Parola - gioca con disinvoltura?

Non saprei dire ma a me questo signore, che ha in questo momento nelle sue mani le sorti del Paese, mi piace molto poco. E prendo atto che finalmente, per quanto troppo tardi, anche una persona per bene come Bersani dimostri di pensarla allo stesso modo.

  Domenica 01 Marzo 2015
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SANITA' NEL LAZIO E' accaduto al San Camillo. Poi è morta

Per 21 ore su una sedia a rotelle

donna di 82 anni al pronto soccorso

san_camillo_0Una donna di 82 anni è stata tenuta per 21 ore su una sedia a rotelle al pronto soccorso dell'ospedale San Camillo di Roma ed è morta 48 ore dopo il ricovero per emorragia cerebrale. L'episodio è stato denunciato dai familiari al "Messaggero", ma - precisano - non per ottenere risarcimenti: solo per far sapere come si può morire, in maniera indegna, negli ospedali romani. Si è scoperto così che la donna era stata classificata "codice verde" (e non, come sarebbe stato giusto date le sue condizioni, in "codice rosso"), quindi è stata messa in coda rispetto ad altri casi altrettanto gravi.

Il direttore generale del San Camillo , Aldo Morrone, si giustifica così:  ''La signora aveva una condizione molto difficile, non solo per l'età: l'obesità, il diabete, la neuropatia. Appena arrivata aveva la tipica condizione del problema cardiaco, le è stato fatto l'elettrocardiogramma, anche alla luce dell'ischemia cardiaca che aveva avuto in passato. Quando è stata sottoposta alla Tac è emersa una emorragia cerebrale. E' stata visitata dal neurochirurgo e purtroppo non era possibile operare''.

Ma perché è stata costretta a trascorrere una notte su una sedia a rotelle ?

Morrone risponde che la signora "aveva  problemi a respirare, e quindi  la lettiga non sarebbe stata la scelta migliore''. Una spiegazione che appare poco convincente, anzi sconcertante. E infatti i consiglieri regionali del Pd Enzo Foschi e Tonino D'Annibale chiedono che sia aperta subito un'inchiesta sulla situazione drammatica in cui versano i pronto soccorso dei grandi ospedali romani e del Lazio e chiedono anche l'intervento del prefetto. ''La Polverini, presidente della Regione Lazio e commissario ad acta - aggiungono i due consiglieri - fa finta di non conoscere il problema, la Commissione sanità regionale è una sorta di lezioso soprammobile. Il direttore generale è lasciato solo ad affrontare una situazione insostenibile e non riceve risposta alle richieste di avere risorse adeguate per non far precipitare la situazione''.

''Quello dell'anziana signora deceduta è solo uno di quei 48 casi di decessi tra i ricoverati con codice verde che si potrebbero registrare nel corso del 2011 al pronto soccorso del S. Camillo, uno dei dipartimenti d'emergenza piu importanti per la capitale e per il Lazio - sostengono Foschi e D'Annibale - Oggi quella struttura d'avanguardia è ridotta ad un reparto di degenza e con il personale tanto ai minimi termini da non essere oggettivamente in grado di valutare con la dovuta attenzione tutti i casi. Che questo potesse accadere esattamente nelle modalità in cui è accaduto, è scritto in modo chiarissimo in un rapporto presentato dai medici dell'ospedale aderenti al sindacato Anaoo-Assomed lo scorso 14 luglio''.

In difesa della presidente del Lazio scende in campo il consigliere Angelo Mele, del Pdl, che attribuiscono  le carenze alla necessità di risanare i conti della sanità regionale, tacendo su quanto sta spendendo dall'inizio del suo mandato la Polverini per riempire i muri di Roma e del Lazio di manifesti di propaganda del suo operato nel settore sanitario e di annunci roboanti di iniziative che restano solo sulla carta.

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