ORA DI PUNTA

Repubblica

parlamentare!

Ma davvero?

di Ennio Simeone

Nella polemica con Matteo Renzi il segretario della Fiom, Maurizio Landini,  tra tanti argomenti  giusti e pienamente condivisibili, ne ha usato uno improprio: “Non è stato eletto” alla carica che ricopre. È lo stesso argomento adoperato frequentemente anche da esponenti dell’opposizione, che Renzi non ha mai rintuzzato ma che questa volta, a un uomo di sinistra, non ha lasciato passare liscio. E ha replicato: “Ricordo che l'Italia è una Repubblica parlamentare e che è il Parlamento ad assicurare la fiducia al governo".

Renzi ha ragione di richiamarsi alla Costituzione. Nella quale è scritto, infatti, che il presidente della Repubblica affida a un cittadino che ne abbia i requisiti (ma non necessariamente eletto dai cittadini) l’incarico di presidente del Consiglio con il mandato di proporgli una lista di ministri per la formazione di un governo che potrà entrare in funzione solo dopo aver  ricevuto l’investitura dal voto di fiducia delle due Camere. 

Ma è facile rinfacciargli che da quando, un anno fa, ha ottenuto il voto di fiducia Renzi ne ha chiesti un’altra quarantina per far approvare, senza discussioni o quasi, leggi e decreti che non al governo ma al parlamento spetterebbe fare. E la presidente Boldrini si è preso qualche insulto per averlo ricordato, sia pur con molto (troppo) garbo.

Insomma, che l’Italia è una repubblica parlamentare, Renzi se ne ricorda solo quando gli fa comodo. Per il resto considera le Camere un intralcio, come Berlusconi. E non gli basta eliminarne (o quasi) una: vuole che anche quella che rimane sia composta in maggioranza da nominati da lui. Il guaio è che nemmeno la sinistra del suo partito fa ciò che dovrebbe per ricordarglielo.

 

  Mercoledì 25 Febbraio 2015
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Napolitano dice no all'aumento

Costi della politica. Il Quirinale dà il buon esempio

Napolitano rinuncia

all'aumento dell'indennità

Fino a fine mandato restituirà 15 milioni allo Stato

napolitanoNel dibattito sui costi della politica il Quirinale dà il buon esempio e rinuncia dall’anno in corso fino alla scadenza del suo mandato, all'adeguamento all'indice dei prezzi al consumo - stabilito dalla legge 23 luglio 1985, n. 372 - dell'assegno attribuitogli dalla stessa legge ai sensi dell'art. 84 della Costituzione. L'amministrazione del Quirinale provvederà così a restituire al ministero dell'Economia e delle Finanze la somma complessiva di 15.048.000 nel triennio 2011-2013, nonché di 562.737 euro nell'anno 2014. A renderlo noto un documento pubblicato sul sito della presidenza della Repubblica. I risparmi sono effetto dell'attuazione dei decreti per l'applicazione del contributo di solidarietà sulle pensioni e per la riforma delle pensioni di anzianità. A prenderlo noto, una nota pubblicata sul sito della presidenza della Repubblica. "Le suindicate restituzioni si aggiungono - si legge nella nota del Colle - ai risparmi realizzati nel periodo 2006-2011, che ammontano complessivamente a 56.316.000 euro, per effetto dei provvedimenti di contenimento della spesa già adottati autonomamente nel medesimo periodo (blocco del turnover, soppressione del meccanismo di allineamento automatico delle retribuzioni a quelle del personale del Senato, congelamento fino al 2013 degli importi tabellari degli stipendi e delle pensioni, riduzione dei compensi per il personale comandato e distaccato e di numerose indennità, contenimento degli straordinari, riduzione delle ferie, aumento dell'orario di lavoro e riorganizzazione amministrativa interna)".

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