ORA DI PUNTA

Il pasticcio

del Jobs act

di Ennio Simeone

Nessuno avrebbe mai immaginato che l’astronomo polacco Nikolaj Kopernik (italianizzato in Niccolò Copernico) - vissuto a cavallo tra il 1400 e il 1500, noto anche come astrologo, giurista, canonico, medico e governatore, ma celebre soprattutto per aver scoperto e affermato definitivamente che non è il Sole a girare intorno alla Terra ma il contrario - avrebbe ispirato l’attuale fantasioso capo del governo Italiano Matteo Renzi nella stesura del Jobs act, definito in uno dei suoi tweet, diffusi a beneficio del popolo italiano ed europeo, “rivoluzione copernicana”.

Trattasi, come ormai si sa, di quel pacchettino di regole miranti a riformare il mercato del lavoro soprattutto concedendo alle imprese la facoltà di liquidare con un modesto risarcimento i dipendenti licenziati anche quando non ve ne sono le ragioni di natura economica e organizzativa.

Ma il baldo rottamatore e il manipolo di pasticcioni che si è scelto per affiancarlo nella stesura delle leggi, che lui presenta ogni volta come “rivoluzionarie”, in questo caso si sono scordati di precisare se questa ”rivoluzione copernicana” vale solo per le imprese private o anche per quelle pubbliche e per gli statali. 

Di fronte alla levata di scudi dei sindacati per la confusione che si è creata, uno dei suddetti pasticcioni, che ricopre però l’incarico di ministro del Lavoro, ha detto che per i dipendenti statali il Jobs act non vale; ma un altro membro del medesimo governo ha detto esattamente il contrario. 

E il capo che dice? Risposta velocissima: “Spetta al parlamento stabilirlo”. Quando si tratta di fare le regole spetta al governo, quando bisogna ripararne i guasti lui se ne lava le mani e scarica la responsabilità  sul parlamento. Come se Copernico avesse risposto alla Chiesa che lo contestava: io ho fatto la scoperta che la Terra gira intorno al Sole; se avete qualcosa da obiettare aspettate una ventina d’anni: nascerà qualcuno, che magari potrà chiamarsi Galileo Galilei, e potrete prendervela con lui.

 

  Domenica 28 Dicembre 2014
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Rifiuti: governo sotto due volte

La Prestigiacomo astenuta

Rifiuti, dopo due ko

governo rinvia ddl

Nuova bagarre in aula alla Camera sul decreto rifiuti, il cui rinvio in commissione era stato bocciato a sorpresa ieri dall'aula di Montecitorio. Alla ripresa dei lavori il relatore Ghiglia ha riproposto il rinvio che questa volta è stato approvato.

Il capogruppo del Pd Dario Franceschini ha denunciato come il rinvio rappresenti "uno scambio del voto sui rifiuti sul voto sull'arresto di Papa, per salvarlo: rinvio in commissione contro no alla richiesta della Giunta di arresto con lo scudo del voto segreto", espressione della "vigliaccheria dei guerrieri padani davanti alla propria gente: a parola dicono di votare per arrestarlo, dietro la segretezza del voto lo salvano, incassando il rinvio sui rifiuti". "Siamo davanti a una nuova vergogna", ha accusato Franceschini all'indirizzo della Lega e della maggioranza.

"E' il Pd che sta mettendo le mani avanti: vi preparate a un voto dei vostri parlamentari a scrutinio segreto" per evitare l'arresto di Alfonso Papa", ha replicato Marco Reguzzoni, capogruppo leghista alla Camera.

In precedenza con i voti della sola opposizione nell'aula della Camera è passata una parte di una mozione dell'Idv sui rifiuti, su cui il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva espresso parere favorevole, ma contro cui hanno votato i deputati di maggioranza e tutti i ministri.

Prestigiacomo si è astenuta mentre tutti i membri del governo in aula votavano no. Il testo dell'Idv, su cui comunque il ministro aveva espresso parere favorevole, è passato con 287 no, 296 sì e sei astenuti. Dai banchi di opposizione si è ripetutamente urlato: 'Dimissioni, dimissioni'.

Il ministro Prestigiacomo aveva reso parere favorevole su una parte della mozione Idv contro la volontà de resto dei rappresentanti dell'Esecutivo che hanno espresso parere negativo su indicazione dei rappresentanti di Pdl e Lega nel comitato dei Nove che avevano dato a deputati della maggioranza e ai rappresentanti del governo l'indicazione di votare contro.

Fra lo stupore generale, una parte dei deputati di maggioranza ha invece votato a favore della mozione, mentre il ministro Prestigiacomo si asteneva su un testo sul quale aveva, solo pochi secondi prima, espresso parere favorevole. Il primo a stupirsi dell'inedita scena è stato il presidente Gianfranco Fini.

"Ricordo ai colleghi che il governo aveva reso parere favorevole..." ha detto. Alla fine il governo è risultato battuto per 296 voti a favore e 287 contrari (sei astenuti) e la mozione dell'Idv è passata.

La scena si è ripetuta sulle altre mozioni: anche quando il ministro Prestigiacomo ha reso parere favorevole, maggioranza e membri del governo hanno votato contro. Il Pdl ha ritirato la propria mozione. In aula è un continuo di conciliaboli tra membri di maggioranza e membri del governo.

Successivamente, su altre mozioni, come quella dell'Udc e del Pd, a fronte del parere favorevole del governo, ministri, sottosegretari e deputati della maggioranza hanno espresso un voto di astensione.

Caso Papa.

La votazione sulla richiesta di arresto per Alfonso Papa avverrà a scrutinio segreto. Il presidente dei deputati "responsabili", Silvano Moffa, ha infatti annunciato in Aula alla Camera di avere depositato la richiesta in presidenza. L'annuncio è stato accolto dalle proteste dei deputati dell'opposizione che hanno gridato: "Vergogna", "Lo state salvando".

"Dobbiamo fermare il rischio di una escalation di arresti", ha detto, secondo quanto viene riferito da più fonti, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante l'incontro con i coordinatori regionali. "Non voterò mai - avrebbe aggiunto - per mettere le manette a qualcuno".

In attesa della votazione il clima si fa sempre più incandescente. Lo scontro delle ultime ore è stato sulla scelta di ricorrere al voto segreto, con l'opposizione che accusa la Lega di avere deciso di "salvare" il parlamentare coinvolto nell'inchiesta sulla cosiddetta P4 in cambio del ritiro del contestato decreto sull'emergenza rifiuti a Napoli. Un "patto scellerato" siglato con il Pdl, hanno denunciato Pd, Terzo Polo e Idv in aula a Montecitorio. Quasi contemporaneamente si voterà per l'arresto del senatore Pd Tedesco.

A rivolgersi direttamente alla Lega - che nonostante i sì all'arresto alla fine lascerà libertà di voto - è stato il leader democratico Pier Luigi Bersani: ostacoli il voto segreto in Aula sull'autorizzazione all'arresto per Papa e dimostrerà che non c'è stato uno scambio con il rinvio in Commissione del dl rifiuti. Gli ha fatto eco il capogruppo Dario Franceschini: "Dovreste essere voi i primi a dire no al voto segreto che coprirà la vostra ipocrisia, un'ipocrisia che i padani non dimenticheranno. Non potete chiedere ai Responsabili di chiedere il voto segreto per coprire la vigliaccheria dei guerrieri padani".

A stretto giro di posta ha replicato il leghista Marco Reguzzoni, che guida i deputati: "E' il Pd che sta mettendo le mani avanti: vi preparate a un voto dei vostri parlamentari a scrutinio segreto" per evitare l'arresto di Alfonso Papa. "State mettendo le mani avanti - ha accusato Reguzzoni - dopo che siete stati colpiti dall'avviso di garanzia a Penati".

"Rivendichiamo il voto segreto in quest'Aula, perché è giusto che non ci sia un gioco cinico e politico ma è giusto che ogni deputato decida in coscienza", ha ribattuto il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, dopo che il finiano Italo Bocchino - accompagnato da cori leghisti 'scemo, scemo' aveva bollato come "molto grave" la scelta di ricorrere al voto segreto, sfidando il Carrocio a sostenere il voto palese "affinchè ciascun deputato metta la faccia sul proprio voto". Mentre Italia dei valori ha fatto sapere che oggi in aula alla Camera i suoi deputati renderanno "fisicamente chiaro" il loro voto.

PARLA PAPA

"Io oggi, pieno di dolore, dal punto di vista umano affronto questa prova che arriva dopo diversi mesi di travaglio che non auguro a nessuno e che vivo però con un'intima serenità e una grande pace interiore": così ha detto in Aula Alfonso Papa. "Sono turbato unicamente dal pensiero dei miei figli, di dieci e dodici anni, ai quali stanotte ho dovuto spiegare come e perchè questo fine settimana potrei non tornare a casa", ha aggiunto.

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