ORA DI PUNTA

Giustizia

è fatta

di Ennio Simeone

L'Italia finora è stata iscritta nell'album delle eccellenze europee per la sua giustizia-tartaruga, che partorisce record di anno in anno più vertiginosi di lentezza dei processi, sia civili che penali. Ma da oggi potrà ambire a un titolo ancor più ambizioso: quello della giustizia più severa nei confronti di chi froda lo Stato evadendo le tasse. Un titolo acquisito con la decisione del Tribunale di sorveglianza nei riguardi di uno dei cittadini più illustri del Paese, il cavaliere (momentaneamente sospeso dal titolo) Silvio Berlusconi.

Riconosciuto definitivamente  colpevole - dopo un processo protrattosi per anni grazie a un codice di procedura che nessun rottamatore pare intenzionato a riformare e all'abilità di avvocati remunerati anche con un seggio parlamentare -  di aver frodato lo Stato per svariati milioni di euro, questo signore si è visto cancellare la condanna a 4 anni di carcere per tre quarti da un indulto e trasformare il restante anno in "assegnazione in prova ai servizi sociali", che si tradurrà in 4 ore settimanali di permanenza in un centro anziani a un tiro di schioppo da casa sua, mentre per il resto   della giornata potrà dedicarsi tranquillamente, oltre che alle sue redditizie attività imprenditoriali, all'attività politica.

Il poverino non potrà candidarsi alle elezioni, ma il suo nome potrà campeggiare sui muri della campagna elettorale di Forza Italia e, accanto al simbolo di questo partito, sulla scheda che gli italiani si troveranno tra le mani il 25 maggio quando andranno a votare per le elezioni europee. Un messaggio esemplare per quei cittadini che sono in galera per aver frodato, in misura molto minore,  lo Stato. Un messaggio esemplare per i familiari di quei piccoli imprenditori o commercianti  che si sono suicidati all'arrivo della cartella delle tasse che non potevano pagare. Un messaggio esemplare, che darà lustro al semestre durante il quale l'Italia assumerà la guida dell'Europa.

  Giovedì 17 Aprile 2014
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IL RICORDO  Via D'Amelio: 19 anni fa l'attentato a Borsellino

Stragi, per non dimenticare

Napolitano e Fini: "Non bisogna abbassare la guardia" 

foto_via_damelio_vittimedi Mario Medori

19 luglio 1992: dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si reca insieme alla sua scorta in via Mariano D'Amelio, dove viveva sua madre. Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell'abitazione della madre contiene circa 100 kg di tritolo. Ovviamente, gli uomini della scorsa non possono saperlo. L’autobomba esplode uccidendo il giudice antimafia e i cinque agenti: Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Unico sopravvissuto: Antonio Vullo, che si salva perché stava parcheggiando uno dei veicoli della scorta. Sono passati quasi 20 anni. Oggi a Palermo si ricorda quella tristissima giornata che seguì di circa due mesi l’attentato a Giovanni Falcone. Erano giorni difficili, di grande tensione. Commemorazioni sono in programma anche in altri comuni siciliani. Alle 16.58 sarà osservato un minuto di silenzio in via D'Amelio. Alle 20 partirà una fiaccolata da piazza Vittorio Veneto che giungerà in via D'Amelio.

Le parole della figlia di Paolo Borsellino. "Non è mai troppo il tempo che passa perché queste ferite possano rimarginarsi. Vedere che il mondo non dimentica ci spinge ad andare avanti. Il raggiungimento della verità sulla strage di via D'Amelio farebbe bene all'umanità intera". Queste le parole di Lucia.

Messaggio di Giorgio Napolitano. In un messaggio inviato ad Agnese Borsellino, moglie del magistrato, il presidente della Repubblica scrive: “La strage di via D'Amelio rappresentò il culmine di una delle fasi più gravi e inquietanti della sanguinosa offensiva della criminalità organizzata contro le istituzioni democratiche. Con l'attentato di via D'Amelio si volle colpire sia un simbolo della causa della legalita' che, con rigore e abnegazione, stava svolgendo indagini in grado di piegare le più agguerrite forme di delinquenza, sia un uomo che, con il suo esempio di dedizione e la sua dirittura morale, stava mobilitando le migliori energie della societa' civile dando a esse crescente fiducia nello stato di diritto".

Il pensiero del presidente della Camera. Intervenendo al Palazzo di giustizia di Palermo, Gianfranco Fini dice: "E' necessario mantenere alta l'attenzione morale contro l'assopimento delle coscienze. La mafia punta a svuotare lo Stato incuneandosi nelle zone d'ombra che possono essere presenti e sfruttando aree di contiguità".

 

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LUCIANA LITTIZZETTO
a "Che tempo che fa"14 aprile 2014


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