ORA DI PUNTA

Giustizia

è fatta

di Ennio Simeone

L'Italia finora è stata iscritta nell'album delle eccellenze europee per la sua giustizia-tartaruga, che partorisce record di anno in anno più vertiginosi di lentezza dei processi, sia civili che penali. Ma da oggi potrà ambire a un titolo ancor più ambizioso: quello della giustizia più severa nei confronti di chi froda lo Stato evadendo le tasse. Un titolo acquisito con la decisione del Tribunale di sorveglianza nei riguardi di uno dei cittadini più illustri del Paese, il cavaliere (momentaneamente sospeso dal titolo) Silvio Berlusconi.

Riconosciuto definitivamente  colpevole - dopo un processo protrattosi per anni grazie a un codice di procedura che nessun rottamatore pare intenzionato a riformare e all'abilità di avvocati remunerati anche con un seggio parlamentare -  di aver frodato lo Stato per svariati milioni di euro, questo signore si è visto cancellare la condanna a 4 anni di carcere per tre quarti da un indulto e trasformare il restante anno in "assegnazione in prova ai servizi sociali", che si tradurrà in 4 ore settimanali di permanenza in un centro anziani a un tiro di schioppo da casa sua, mentre per il resto   della giornata potrà dedicarsi tranquillamente, oltre che alle sue redditizie attività imprenditoriali, all'attività politica.

Il poverino non potrà candidarsi alle elezioni, ma il suo nome potrà campeggiare sui muri della campagna elettorale di Forza Italia e, accanto al simbolo di questo partito, sulla scheda che gli italiani si troveranno tra le mani il 25 maggio quando andranno a votare per le elezioni europee. Un messaggio esemplare per quei cittadini che sono in galera per aver frodato, in misura molto minore,  lo Stato. Un messaggio esemplare per i familiari di quei piccoli imprenditori o commercianti  che si sono suicidati all'arrivo della cartella delle tasse che non potevano pagare. Un messaggio esemplare, che darà lustro al semestre durante il quale l'Italia assumerà la guida dell'Europa.

  Giovedì 17 Aprile 2014
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ORA DI PUNTA

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il "We are sorry"

dai politici

di Stefano Clerici

"We are sorry",  ovvero "chiediamo scusa": è il messaggio che Rupert Murdoch, magnate dell'informazione mondiale ha fatto pubblicare, a pagamento, sui principali quotidiani del Regno Unito, per spiegare come mai ha dovuto tirare il collo al "News of the world", la sua gallina dalle uova d'oro che gli rendeva milioni di dollari. Semplice: s'era scoperto che per far uova dorate quella gallina  doveva uscir fuori dai recinti della legalità, ingannando milioni di persone inconsapevoli. Mentre il suo proprietario (o chi per lui) doveva in cambio versare tonnellate di "mangime" speciale per ingrassare la leggendaria Scotland Yard.
Fatte le debite differenze e proporzioni, ci piacerebbe tanto leggere sui giornali di domani una bella lettera di scuse, a tutta pagina, con sotto una valanga di firme. Le firme di tutti i politici che, al momento di votare la super-manovra finanziaria, hanno detto sì all'immediato aumento dei ticket sanitari, al rincaro della benzina e a ogni altro istantaneo balzello per noi poveri cristi. Rinviando, invece, a data da destinarsi gli sbandierati tagli alla Casta: riduzione del numero dei parlamentari e "sforbiciate" a stipendi, benefit e privilegi. Tra i firmatari vanno compresi - sia ben chiaro - anche quegli eletti del centrosinistra che si sono pilatescamente tirati indietro al momento di votare sull'abolizione delle Province.
Onorevoli, se avete ancora un briciolo di dignità, scrivete e mandate ai giornali e alle tv una lettera di pubbliche scuse. Ma non spacciatela come pubblicità-progresso, mettendola in bilancio a chissà quale ministero: abbiate almeno la buona creanza di pagarvela da soli.

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LUCIANA LITTIZZETTO
a "Che tempo che fa"14 aprile 2014


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