ORA DI PUNTA
di Stefano Clerici
Ma mostrateci
almeno i conti
Ma che cos'è questo pasticciaccio brutto dell'Iva e dell'Imu, che un giorno ce le tolgono e il giorno dopo ce le rimettono? Uno scherzo di pessimo gusto? Un indecoroso balletto? Un insopportabile gioco delle parti? O, più semplicemente, la drammatica realtà di uno Stato che, per decenni saccheggiato, costringe ora il governo a gettare la spugna?
Il ministro Saccomanni ha detto esplicitamente che per allontanare lo spettro di Imu e Iva ci vogliono otto miliardi. Otto miliardi, per carità, non sono bruscolini. Ma quando l'italiano medio - il quale non è di professione economista, ma neanche fesso e ben sa fare i conti della spesa - legge sull'ultimo bollettino Bankitalia che nel solo mese di aprile "lo Stato ha incassato 29,9 miliardi di entrate tributarie, con un aumento del 3,9 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente", per forza si domanda: "Ma allora i soldi ci sono, la verità non sarà forse che per oscuri interessi o più o meno lecite pressioni delle lobby non vogliono, o non possono, trovarli?". E, di conseguenza, scatta la seconda domanda: "Ma che fine ha fatto la tanto sbandierata spending review?"
All'italiano medio - il quale, come detto, non è di professione economista ma neanche fesso - viene in mente (tanto per fare un solo esempio) l'inchiesta pubblicata poco più di un mese fa dal settimanale L'Espresso sulle faraoniche spese del ministero della Difesa. A parte l'ultranota storia dei caccia F35 (spesa ultramiliardaria per 90 aerei da combattimento di ultima generazione), c'è poi il cosiddetto programma Forza Nec, che prevede di trasformare tutto l'Esercito in un'unica rete digitale. Il preventivo è di 22 miliardi di euro, un record che surclassa persino le stime per gli F35. "Con questi denari - scriveva L'Espresso - si stanno "digitalizzando" solo 558 soldati: veri uomini d'oro, perché ognuno si porta addosso apparati hi-tech per un valore di mezzo milione di euro, incluse ovviamente le spese di sviluppo".
Qualcuno obietta: ormai il dado è tratto. Ad esempio - come documentato dall'inviato de La Stampa mercoledì 8 maggio - nello stabilimento italiano che assembla gli F35, allestito nei campi del vecchio aeroporto militare di Cameri in provincia di Novara (stabilimento nuovo di zecca, costato oltre 700 milioni di euro), fervono i lavori per preparare i primi cinque supercaccia, grazie all'accordo tra Alenia Aermacchi, società italiana controllata da Finmeccanica, e l'americana Lockheed Martin (vi ricorda niente lo scandalo Lokheed degli anni '70?). E c'è anche una data di consegna: 18 luglio 2013, cioè tra meno di un mese.
E' un po' come la storia di quell'altra faraonica e improbabile impresa del Ponte sullo Stretto di Messina: quando s'aprono i cantieri non si può tornare indietro, se non a costo di dover pagare penali altrettanto faraoniche.
Ora, noi ci sentiamo italiani medi - i quali, come detto, non sono di professione economisti ma neanche fessi -, perciò se Enrico Letta e i suoi ministri non sono in grado di trovare in questo mare magnum di spese e di sprechi otto miliardi per dare (adesso, subito) un po' di ossigeno a piccole imprese e lavoratori, ebbene lo dicano chiaramente. Spiegando nei dettagli all'italiano medio per colpa di chi e di che cosa. Facendo i conti della spesa. Altrimenti, il governo a guida Pd, che è stato già capace di resuscitare Berlusconi, finirà anche con il resuscitare Beppe Grillo e la sua feroce antipolitica.
Venerdì 14 Giugno 2013
Atmosfera tipicamente americana a Trigoria, mancavano solo le majorettes. Presentazione in pompa magna per il nuovo proprietario Thomas Di Benedetto, che presto diventerà presidente, e per il neotecnico giallorosso Luis Enrique (i due si stringono la mano nella foto). Le note degli inni romanisti in sottofondo (“Roma Roma” e “Grazie Roma” di Venditti), speaker ufficiali, e un mare di fotografi, giornalisti e operatori televisivi; c’era anche una troupe della tv araba Al Jazeera. Presentate le nuove maglie (nella foto)
Zio Tom. Quello che ormai per tutti i tifosi della Roma è lo “zio Tom”, ha esordito dicendo: "Sta per cominciare una nuova era che cambierà il modo di fare calcio con un nuovo management, un'ambizione e un sogno che sia condiviso anche con i tifosi. Questo sogno richiederà un po' di tempo per potersi realizzare però è un sogno sul quale lavoreremo tutti quanti noi e daremo il massimo. Il nostro sogno è poter sviluppare una nuova cultura e insieme una squadra che possa operare dando il meglio di se stessa creando le condizioni per far rendere al meglio i giocatori. Speriamo di poter vincere il campionato il più presto possibile".
Omaggio a Totti. Da Di Benedetto parole di elogio per il Capitano: "Totti è il più grande giocatore che la Roma abbia mai avuto. Forse, il più grande che ci sia stato in Italia. Lui è un vincente, noi vogliamo vincere con lui". Il nuovo azionista di maggioranza si dimostra intelligente e abile con le parole quando afferma: “Roma wasn't built in a day", Roma non è stata costruita in un giorno. Un messaggio anche a De Rossi: "Il rinnovo del contratto? Noi ammiriamo la sua capacità, noi vorremmo fermamente che lui rimanesse alla Roma. Lavoreremo con lui in maniera professionale per far sì che questo avvenga".
Largo ai giovani. Di Benedetto ribadisce che il nuovo progetto Roma ruota intorno ai giovani: "Il nostro obiettivo primario è quello che avviene sul campo e nelle prossime settimane avremo le idee più chiare sul futuro della squadra. Stiamo inseguendo dei giovani, puntiamo su di loro, e dobbiamo avere pazienza se faranno degli errori. Di certo la priorità è creare il miglior team di management, mettendo la squadra al centro di tutto". Sorridente e quasi commosso Di Benedetto quando ringrazia chi lo ha preceduto: la famiglia Sensi.
Luis Enrique. Il nuovo allenatore giallorosso è chiaro: "Io voglio un gioco d'attacco, voglio che i tifosi della Roma si divertano. Mi piace attaccare, mi piace il calcio di qualità e mi piace impressionare i tifosi. La Roma mi ha scelto per questo. Vedremo se i risultati ci daranno ragione. Il paragone con Guardiola piace ai giornalisti, lo capisco. Io sono lontano dai successi di Guardiola e da quello che lui rappresenta. Non vengo qui per portare il modello del Barcellona. Il sistema di gioco dipende dalle qualitá e dalle caratteristiche dei giocatori. La base è una: tenere il pallone. Se la mia squadra gestisce il possesso del pallone, gli avversari soffrono. Quando la società ha deciso di prendere me, ha scelto uno staff di giovani con idee e valori".
Franco Baldini arriva a ottobre. Il presidente ad interim Roberto Cappelli, presente con l’amministratore delegato Fenucci, ha ufficialmente annunciato che il direttore generale sarà liberato dalla Football Association alla fine del programma di qualificazione per Euro 2012, in autunno.

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