ORA DI PUNTA

Repubblica

parlamentare!

Ma davvero?

di Ennio Simeone

Nella polemica con Matteo Renzi il segretario della Fiom, Maurizio Landini,  tra tanti argomenti  giusti e pienamente condivisibili, ne ha usato uno improprio: “Non è stato eletto” alla carica che ricopre. È lo stesso argomento adoperato frequentemente anche da esponenti dell’opposizione, che Renzi non ha mai rintuzzato ma che questa volta, a un uomo di sinistra, non ha lasciato passare liscio. E ha replicato: “Ricordo che l'Italia è una Repubblica parlamentare e che è il Parlamento ad assicurare la fiducia al governo".

Renzi ha ragione di richiamarsi alla Costituzione. Nella quale è scritto, infatti, che il presidente della Repubblica affida a un cittadino che ne abbia i requisiti (ma non necessariamente eletto dai cittadini) l’incarico di presidente del Consiglio con il mandato di proporgli una lista di ministri per la formazione di un governo che potrà entrare in funzione solo dopo aver  ricevuto l’investitura dal voto di fiducia delle due Camere. 

Ma è facile rinfacciargli che da quando, un anno fa, ha ottenuto il voto di fiducia Renzi ne ha chiesti un’altra quarantina per far approvare, senza discussioni o quasi, leggi e decreti che non al governo ma al parlamento spetterebbe fare. E la presidente Boldrini si è preso qualche insulto per averlo ricordato, sia pur con molto (troppo) garbo.

Insomma, che l’Italia è una repubblica parlamentare, Renzi se ne ricorda solo quando gli fa comodo. Per il resto considera le Camere un intralcio, come Berlusconi. E non gli basta eliminarne (o quasi) una: vuole che anche quella che rimane sia composta in maggioranza da nominati da lui. Il guaio è che nemmeno la sinistra del suo partito fa ciò che dovrebbe per ricordarglielo.

 

  Mercoledì 25 Febbraio 2015
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Alfiero Grandi

UNA FOLLIA I TAGLI

AGLI INCENTIVI

PER LE RINNOVABILI

- La decisione del governo di inserire nel decreto legge finalmente consegnato alla Presidenza della Repubblica un taglio del 30 % degli incentivi alle energie rinnovabili è una follia economica e sociale.

Premesso che il ministro Prestigiacomo ha dichiarato che questa misura non c’era nel testo del decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, è del tutto evidente che il taglio del 30 % degli incentivi alle energie rinnovabili è un favore fatto da Tremonti e Berlusconi alla Lega che, con il potere di ricatto che ha sul governo, è in grado di ottenere il consenso a misure assurde come questa.

Con questa misura il settore delle energie rinnovabili riprecipita nel caos. Dopo il secondo decreto del ministro per lo Sviluppo che, pur non avendo sanato del tutto i guasti del primo, aveva pur sempre promesso certezze nel tempo alle imprese e agli investitori, ora il governo smentisce sé stesso e rimette le mani negli incentivi abbassandoli drasticamente. Così gli investimenti privati subiranno un arresto e uno dei pochi settori senza crisi come quello delle rinnovabili vedrà di nuovo a rischio l’occupazione e la vita stessa delle imprese.

UNA FOLLIA IL TAGLIO

AGLI INCENTIVI

PER LE RINNOVABILI

- Con questa misura il governo ha compiuto un atto gravissimo che non darà praticamente nulla ai cittadini perché l’onere degli incentivi sulle bollette sia misurabile in pochi centesimi. Parlare di taglio delle bollette è non solo demagogico ma del tutto falso, mentre gli effetti sull’occupazione e gli investimenti saranno devastanti e questo proprio nel momento in cui altri paesi come la Germania hanno deciso di puntare sulle rinnovabili, anche con gli incentivi. Per di più così l’Italia si allontana dal raggiungimento degli obiettivi concordati con l’Europa del 20/20/20 nel 2020 e questo la esporrà a pagare penali pesanti che verranno scaricate sulle bollette.

Come spiegheranno la Lega Nord e il governo questo danno al paese ?

 Alfiero Grandi

 Presidente del Comitato SI alle energie rinnovabili NO al nucleare"

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