Botta&Risposta

Figli di papà

La fretta può giocare brutti scherzi anche a chi ne ha fatto la sua arma preferita, come il capo del governo e del Pd Matteo Renzi. Il quale, a proposito delle devastazioni compiute dai black bloc a Milano, ha dichiarato, poco dopo che erano state spente dai pompieri le fiamme delle auto incendiate: «Hanno sciupato la festa? Hanno cercato di rovinarcela. Quattro teppistelli figli di papà non riusciranno a rovinare Expo». Ma se a mettere a soqquadro il centro di Milano erano “quattro teppistelli figli di papà” come mai chi ha la responsabilità dell’ordine pubblico, cioè il governo, non è stato capace di fermarli e li ha lasciati fare indisturbati? La domanda nasce spontanea. Gliel’ha rilanciata Salvini. Che ringrazia Renzi per l’assist (che in gergo calcistico significa passare la palla al compagno per fare gol).

Anticonformisti

La battagliera deputata piacentina del Pd Paola De Micheli, bersaniana e lettiana, miracolosamente ammansitasi dopo essere stata arruolata recentemente nel governo Renzi con la qualifica di sottosegretario, ha spiegato in una intervista a “Repubblica” il suo brusco mutamento di valutazione sulla legge elettorale. E invece di ammettere semplicemente che, essendo entrata a far parte del governo, non poteva non votare la fiducia (anche a se stessa), si è spinta ben oltre, affermando che non si sente “una traditrice  ma un’anticonformista”. E la spiega così: «I veri anticonformisti siamo noi. Giochiamo la partita più difficile, più scomoda. Vogliamo condizionare l'azione del governo, come fatto finora. E per farlo non bisogna essere obbligatoriamente renziani o antirenziani». Insomma nel Pd potrebbe nascere una nuova corrente da lei capeggiata, quella degli “Anticonformisti”. Potrebbero giocare in tandem con i “Responsabili”, capeggiati da Scilipoti.

Ennio Simeone

 

  Sabato 02 Maggio 2015
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Processo Saras: a Cagliari condannati in tre

Tre imputati condanne per omicidio colposo e due assoluzioni. Esclusa la responsabilità amministrativa della Saras e del suo rappresentante legale Gian Marco Moratti. Questa la sentenza del Tribunale di Cagliari per la morte di tre operai nella raffineria di Sarroch il 26 maggio 2009 durante un intervento di manutenzione. La Saras in precedenza aveva pagato un risarcimento di cinque milioni di euro alle famiglie delle vittime. Il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste dei pubblici ministeri condannando a due anni Guido Grosso, 43enne di Cagliari, direttore dello stabilimento (indagato successivamente anche per il recente infortunio mortale costato la vita a un operaio di una ditta d'appalto siciliana, l'11 febbraio scorso), Francesco Ledda, 45 anni, rappresentante legale della CoMeSa di Sarroch, la ditta per la quale lavoravano le tre vittime, e Dario Scaffardi, 53 anni, di Milano, direttore generale della Saras.

Assolti i 52enni di Quartu, Antonello Atzori, responsabile dell'area in cui morirono gli operai, e Antioco Mario Gregu, direttore delle operazioni industriali. Erano tutti accusati di omicidio colposo. Nessuna sanzione come detto per la Saras, chiamata in causa attraverso il suo legale rappresentante Gian Marco Moratti: non dovrà pagare la sanzione di 800mila euro chiesta dai magistrati applicando la recente norma sulla responsabilità amministrativa. All’esterno del Tribunale ad attendere la sentenza: un presidio del sindacato Fiom.

La storia. Il 26 maggio 2009 nello stabilimento che si trova a circa 20 chilometri da Cagliari, persero la vita tre operai della ditta d'appalto CoMeSa srl. Bruno Muntoni, 58 anni, Daniele Melis e Pierluigi Solinas, entrambi di 30, rimasero intossicati dalle esalazioni mentre effettuavano lavori di manutenzione e bonifica di un serbatoio durante una delle fermate programmate dell'impianto.

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