ORA DI PUNTA

Repubblica

parlamentare!

Ma davvero?

di Ennio Simeone

Nella polemica con Matteo Renzi il segretario della Fiom, Maurizio Landini,  tra tanti argomenti  giusti e pienamente condivisibili, ne ha usato uno improprio: “Non è stato eletto” alla carica che ricopre. È lo stesso argomento adoperato frequentemente anche da esponenti dell’opposizione, che Renzi non ha mai rintuzzato ma che questa volta, a un uomo di sinistra, non ha lasciato passare liscio. E ha replicato: “Ricordo che l'Italia è una Repubblica parlamentare e che è il Parlamento ad assicurare la fiducia al governo".

Renzi ha ragione di richiamarsi alla Costituzione. Nella quale è scritto, infatti, che il presidente della Repubblica affida a un cittadino che ne abbia i requisiti (ma non necessariamente eletto dai cittadini) l’incarico di presidente del Consiglio con il mandato di proporgli una lista di ministri per la formazione di un governo che potrà entrare in funzione solo dopo aver  ricevuto l’investitura dal voto di fiducia delle due Camere. 

Ma è facile rinfacciargli che da quando, un anno fa, ha ottenuto il voto di fiducia Renzi ne ha chiesti un’altra quarantina per far approvare, senza discussioni o quasi, leggi e decreti che non al governo ma al parlamento spetterebbe fare. E la presidente Boldrini si è preso qualche insulto per averlo ricordato, sia pur con molto (troppo) garbo.

Insomma, che l’Italia è una repubblica parlamentare, Renzi se ne ricorda solo quando gli fa comodo. Per il resto considera le Camere un intralcio, come Berlusconi. E non gli basta eliminarne (o quasi) una: vuole che anche quella che rimane sia composta in maggioranza da nominati da lui. Il guaio è che nemmeno la sinistra del suo partito fa ciò che dovrebbe per ricordarglielo.

 

  Mercoledì 25 Febbraio 2015
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Processo Saras: a Cagliari condannati in tre

Tre imputati condanne per omicidio colposo e due assoluzioni. Esclusa la responsabilità amministrativa della Saras e del suo rappresentante legale Gian Marco Moratti. Questa la sentenza del Tribunale di Cagliari per la morte di tre operai nella raffineria di Sarroch il 26 maggio 2009 durante un intervento di manutenzione. La Saras in precedenza aveva pagato un risarcimento di cinque milioni di euro alle famiglie delle vittime. Il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste dei pubblici ministeri condannando a due anni Guido Grosso, 43enne di Cagliari, direttore dello stabilimento (indagato successivamente anche per il recente infortunio mortale costato la vita a un operaio di una ditta d'appalto siciliana, l'11 febbraio scorso), Francesco Ledda, 45 anni, rappresentante legale della CoMeSa di Sarroch, la ditta per la quale lavoravano le tre vittime, e Dario Scaffardi, 53 anni, di Milano, direttore generale della Saras.

Assolti i 52enni di Quartu, Antonello Atzori, responsabile dell'area in cui morirono gli operai, e Antioco Mario Gregu, direttore delle operazioni industriali. Erano tutti accusati di omicidio colposo. Nessuna sanzione come detto per la Saras, chiamata in causa attraverso il suo legale rappresentante Gian Marco Moratti: non dovrà pagare la sanzione di 800mila euro chiesta dai magistrati applicando la recente norma sulla responsabilità amministrativa. All’esterno del Tribunale ad attendere la sentenza: un presidio del sindacato Fiom.

La storia. Il 26 maggio 2009 nello stabilimento che si trova a circa 20 chilometri da Cagliari, persero la vita tre operai della ditta d'appalto CoMeSa srl. Bruno Muntoni, 58 anni, Daniele Melis e Pierluigi Solinas, entrambi di 30, rimasero intossicati dalle esalazioni mentre effettuavano lavori di manutenzione e bonifica di un serbatoio durante una delle fermate programmate dell'impianto.

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