ORA DI PUNTA

La riforma 

che deforma

di Felice Besostri

Riforma è una nobile parola, che non merita l’uso che se ne fa. La riforma designa un rinnovamento in senso migliorativo, non un mero cambiamento. Renzi non sta riformando la Costituzione. Egli la deforma. Lo stesso si deve dire  dell’Italikum (nella pronunzia non si coglie la differenza, ma va scritto con la “kappa” al posto della “c”). Una riforma della legge elettorale comportava di eliminare le incostituzionalità denunciate dalla Corte Costituzionale e ancor più dalla sentenza della Prima Sezione della Cassazione; non, invece, di legiferare come se non ci fossero.  L’ultimo testo licenziato dal Senato dimostra che si persegue surrettiziamente un mutamento della forma di governo. Già nel porcellum era una violazione delle prerogative presidenziali l’indicazione da parte di una coalizione di un capo politico della stessa, ma almeno aveva il senso di  superare una delle critiche alle leggi elettorali proporzionali, di presentarsi con le mani libere davanti agli elettori, per decidere dopo le elezioni. Le coalizioni non ci sono più, il premio che dà la maggioranza va alla lista e quindi al suo capo. Con il ballottaggio, espediente per sfuggire ad una soglia minima in voti e/o seggi, s’introduce  di fatto un’elezione diretta del Primo Ministro.

Il processo in atto è iniziato, prima di Renzi, con l’elezione diretta generalizzata del sindaco, per di più portatore di un premio di maggioranza  di cui sono beneficiarie le liste collegate.  E’ poi seguita quella diretta dei presidenti di Regione, con l’anomalia di premi di maggioranza attribuiti ancora una volta sul consenso del candidato presidente.  Renzi ha in mente il modello del sindaco d’Italia – e lo dice apertamente –, quindi la riduzione del ruolo del Parlamento ne è una diretta e logica conseguenza. La nomina dei parlamentari grazie alle liste bloccate, in luogo della loro elezione, ha svuotato l’art. 67 della Costituzione, come anche la disciplina di Partito, una formazione politica senza una legge  regolativa, come richiesto dall’art. 49 della Costituzione e in vigore nella maggioranza dei paesi europei.

Renzi ipeteossessivamente il mantra secondo cui “si deve sapere chi ci governerà la sera stessa delle elezioni”. Una pretesa che non hanno neppure i sistemi elettorali uninominali maggioritari a turno unico (Britannia docet) o i sistemi presidenziali o semi-presidenziali, per non parlare della stabilissima e governabilissima Germania: la Merkel con il suo 43% (superiore al 41%  di Renzi alle Europee)  non avrebbe dovuto, con un Tedeskum, tradotto dall’Italikum, aspettare due mesi per fare la Cancelliera. Eppure la domanda se in Europa conta di più la Germania o l’Italia neppure può essere posta per non essere retorici. Obama e Hollande alla sera della loro elezione sapevano di essere Presidenti dei loro paesi, ma la capacità di realizzare il loro programma di governo sarebbe dipesa dal risultato delle elezioni parlamentari. Anzi negli Usa al Presidente gli piazzano a metà mandato un turno elettorale, che lo può mandare in minoranza nei due rami del Congresso, come accaduto con il secondo mandato di Obama.

    A Renzi dobbiamo un passo avanti con il nuovo Senato e la Del Rio nonché le elezioni di secondo grado: un progresso perché così... si saprà chi governerà la sera prima delle elezioni... E’ avvenuto senza suscitare emozioni tra settembre e ottobre 2014 nelle Province e nelle Città Metropolitane, complici un po’ tutti, comprese forze all’opposizione in Parlamento. Il consenso si strappa facilmente, basta assicurare qualche posto. Un buon numero di presidenti di Provincia, candidati unici e liste bloccate uniche con un numero di candidati pari ai posti da eleggere.

    Nelle Regioni, ultime l’Umbria  e la Puglia in febbraio, si stanno approvando leggi elettorali sempre più maggioritarie, con premi di maggioranza al 60% o 62% se si calcola il seggio del presidente. Il consenso degli alleati si compra con soglie d’accesso differenziate. Basse se si sta in coalizione, alte fuori. La maggioranza è la metà più uno dei seggi, ma non basta al partito di maggioranza, che vuole avere la maggioranza assoluta da solo e non dipendere dai partiti minori: ecco spiegato un premio pari al 60% dei seggi. Avremmo così un partito egemone e una corte di satelliti: una situazione che ha analogie solo con le democrazie popolari est-europee prima del crollo del Muro di Berlino.

Come già sottolineato da molti la previsione di un ballottaggio tra le due liste più votate è un espediente per sottrarsi ad una soglia minima in voti o seggi per l’attribuzione di un premio di maggioranza, come richiesto dalla Corte Costituzionale con le sentenze n. 15 e 16 del 2008.  La percentuale dei votanti non basta per alterare l’uguaglianza del voto: premio di maggioranza e ammissione delle liste al ballottaggio devono essere vincolate a percentuali degli aventi diritto al voto. Un 40% dei votanti non rappresenta la volontà degli elettori di un governo stabile, se vanno a votare poco più di un terzo degli elettori iscritti, come è avvenuto in Emilia Romagna. E la maggioranza assoluta al ballottaggio non legittima la distorsione della rappresentanza se le due liste al primo turno non rappresentassero almeno il 50% degli aventi diritto. Su questo c’è spazio per la Camera dopo le modifiche introdotte dal Senato al testo della legge elettorale.

  Martedì 31 Marzo 2015
Commenti Autori
Commenti Autori
La "guerra" nel Gop e le due Camere *...
L'angoscia di quella trappola infernale a diecimila metri *...
AIIB: un passo verso una nuova governance monetaria *...
Immagine
COMMENTI DEI LETTORI

I lettori che desiderano inviare commenti non legati direttamemnte agli articoli pubblicati possono inviarli all'indirizzo mail  direttore@altroquotidiano.it 

caro_altro_ti_scrivo



 

 

Politica e processi. Fino a mercoledi lo snodo di Berlusconi

Le 5 giornate del Cavaliere

Il Senatur: "Vogliamo 4 ministeri  pesanti in Lombardia"

di Marco Valerio

berlusconi_pugileDomani a Pontida la Lega nord chiederà il decentramento di quattro ministeri: Lavoro, Semplificazione, Riforme ed Economia. Lo ha detto il leader della Lega nord, Umberto Bossi, a Bergamo. Oltre a quello del Lavoro, che nei disegni della Lega dovrebbe finire a Milano, "domenica a Pontida - ha precisato il Senatur- chiederemo altri tre ministeri che verranno in Lombardia a Monza. Da domani  saprete che a Monza ci saranno tre ministeri". Umberto Bossi ha poi scherzato: "Vi dico anche i nomi: Calderoli, Bossi e Tremonti" che corrispondono appunto al ministero della Semplificazione, a quello delle Riforme e a quello dell'Economia.

Sono giornate frenetiche per Silvio Berlusconi. Il Cavaliere si sente assediato e replica: “Non ho paura di nessuno”. E’ rimasto chiuso un’intera giornata a palazzo Grazioli prima di partire per Milano per essere presente all’udienza per il processo Mills. “Anche di sabato questi giudici!”. Pare si sia sfogato così con i suoi collaboratori il premier furioso. Contatti con la Lega prima di Pontida e una serie di incontri per elaborare insieme al segretario Pdl Angelino Alfano e al suo staff, il discorso con cui martedì e mercoledì si presenterà in Parlamento alla verifica di maggioranza. Si raccolgono testimonianze sullo stato d’animo del presidente del Consiglio. La deputata Micaela Biancofiore racconta che Berlusconi ostenta sicurezza per la tenuta del governo ma anche per quello che succederà sul Po. Non che i big del Carroccio gli stiano rendendo facili queste giornate. Lo stesso Roberto Maroni che giovedì in piena conferenza stampa aveva gelato il suo ottimismo, ieri ha dato un altro contributo a tenere alta la tensione. "E' un appuntamento importante - ha spiegato il ministro dell'Interno - in cui si diranno molte cose che certamente influiranno sulla scena politica. La Lega è sempre determinante".Sarà perché come spiega spesso è un inguaribile ottimista, ma Silvio Berlusconi sembra volersi convincere di poter essere sereno perché "l'asse con Bossi è assolutamente saldo e forte". Eppure in questi ultimi giorni il livello della sua 'attenzione' nei confronti delle richieste della Lega è stato particolarmente alto. Il Cavaliere sa che quella di Pontida potrebbe non essere una piazza facile e che al solo suono del suo nome potrebbe partire una contestazione. Anche per questo sta facendo di tutto per 'tenere buono' il Carroccio sui temi più cari ai padani: gli immigrati, il ritiro dalla Libia, il decentramento dei ministeri, l'immondizia di Napoli. Nel Pdl c'è grande attesa per quello che dirà il senatur. E c'è chi teme un gesto clamoroso nei confronti del premier (nei giorni scorsi era circolata l'ipotesi che i ministri rimettessero le loro deleghe nelle mani del senatur), ma in molti sospettano che si tratti soltanto di una strategia per tenere alta la tensione sull'appuntamento, vista anche l'insofferenza della base. E' anche per questo che il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha spiegato che "l'alleanza con la Lega è un elemento solido della vita politica italiana" e "se si mettesse in difficoltà questa alleanza è evidente che si andrebbe ad elezioni anticipate". E ora come ora, è il retropensiero di molti nel partito di maggioranza relativa, nemmeno la Lega farebbe un bagno elettorale.


Troppo poco per sentirsi sereni sul futuro, ma il premier preferisce aggrapparsi alla convinzione che comunque non ci sia alternativa al governo da lui presieduto. Non che il premier non veda nell'inchiesta P4 un tentativo di accerchiamento nei confronti del suo fortino a palazzo Chigi. Ma il premier si sarebbe detto sicuro che si tratta di un procedimento "sul nulla" e che per giunta colpisce un uomo come Gianni Letta che è un "gentiluomo" su cui "tutti metterebbero le mani sul fuoco".

Nel frattempo il Cavaliere si concentra sul discorso che terrà alle Camere per la verifica, anche se non è stato ancora stabilito se sarà seguito da un voto di fiducia. Di fatto, Berlusconi ancor più che per la situazione dell'esecutivo, è sembrato preoccupato per gli affari suoi, ossia per quella sentenza Mondadori che lo potrebbe costringere a pagare centinaia di milioni di euro al nemico di sempre: Carlo De Benedetti. Così è se vi pare.

Aggiungi commento



Anti-spam: complete the taskJoomla CAPTCHA

Articoli Correlati



tit passaparola

L'avvocato Giulia Bongiorno
e Raffaele Sollecito commentano l'assoluzione in Cassazione
Roma
30 marzo 2015


comenti recenti tittolo

giornaleonline_01
giornaleonline_03
giornaleonline_02
giornaleonline_04

settegiorni
rubriche_02
noiconsumatori
motori

Seguici su          facebook-icon   twitter-icon  

videofile

JUVENTUS-GENOA: IL SUPER GOL DI TEVEZ22 MARZO 2015