ORA DI PUNTA

Lo strazio di oggi

le speranze

di 60 anni fa

di Nuccio Fava

Cade in un momento molto critico e tuttavia appropriato la visita lampo di Renzi a Bagdad ed Erbil. Si è spenta la precaria speranza di un prolungamento della tregua tra Gaza ed Israele; oscure nubi incombono al confine orientale dell’Ucraina, dove neppure corridoi umanitari riescono a realizzarsi. Tutto sembra confermare tragicamente l’allarme di papa Francesco “siamo di fronte ad una terza guerra mondiale , anche se spezzettata in tanti focolai differenti". La maggiore preoccupazione riguarda l’esplosione sanguinaria dell’odio fondamentalista dei fanatici combattenti per il califfato. Hanno esibito l’orribile strumento del ricatto attraverso lo sgozzamento di un reporter Usa loro prigioniero da mesi. Era stato costretto, pochi minuti prima, ad accusare il presidente Obama come vero responsabile della sua morte e chiedere la cessazione delle incursioni dei bombardieri degli Stati Uniti in Kurdistan.

A queste atrocità si accompagnano le sofferenze indicibili delle centinaia di migliaia di profughi che cercano qualche riparo nei campi e nelle tende allestiti, non senza difficoltà, dall’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite per i rifugiati. Particolarmente significativa in questo quadro la visita del nostro presidente del Consiglio mentre nelle stesse ore i ministri Mogherini e Pinotti (Esteri e Difesa), riferiscono in Parlamento sull’invio di aiuti anche militari indispensabili per contrastare l’avanzata jihadista. Renzi a Bagdad incontra il futuro presidente dell’Iraq positivamente impegnato nella formazione di un nuovo governo di unità nazionale. Nel breve viaggio Renzi farà tappa anche a Erbil per visitare i campi profughi.

La missione non è solo in rappresentanza del nostro Paese, ma di tutta l’Europa che, dinnanzi a vicende tanto drammatiche, è riuscita a decidere con una sola voce. Un segnale certo eccezionale eppur promettente per il futuro politico della Ue. Proprio sul Ced (Comunità europea difesa) nel lontano 1953 si ruppe la prospettiva di un significativo avanzamento politico della costruzione europea. Era il sogno e l’obiettivo del presidente del Consiglio di allora, Alcide De Gasperi, morto sessant’anni fa con questa pena nell’anima.

  Mercoledì 20 Agosto 2014
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La nave dei folli continua a fare danni

Mancano poche ore all’esito dei referendum. E’ un appuntamento di grande valore sociale e politico e può avere conseguenze importanti non tanto, o comunque non solo, sulla vita del Governo quanto sul merito delle scelte politiche da compiere nel nostro paese. I referendum sono un potenziale scossone.

Gli argomenti oggetto di referendum sono sostanzialmente 3, anche se sull’acqua sono in realtà 2 e quindi le schede per gli elettori in totale sono 4.

Sono argomenti di grande peso come acqua bene pubblico, no al nucleare e no al tentativo di creare una giustizia diversa tra potenti e persone normali.

Forse questi argomenti non sono sufficienti per un programma di Governo, ma certo ne sarebbero una parte rilevante.

Il Governo è obiettivamente coinvolto dai referendum dal momento che il decreto dell’ex Ministro Ronchi è oggetto di uno dei referendum sull’acqua. Contro la legge voluta dall’ex Ministro Scaiola c’è il referendum sul nucleare. Il legittimo (si fa per dire) impedimento è una legge ritagliata sull’esigenza di Berlusconi di non farsi processare. Quindi il Governo c’entra, eccome, tuttavia l’esito dei referendum non è detto che abbia conseguenze dirette ed immediate sul Governo.

L’esito dei referendum pone problemi anche all’opposizione. Anche se alla fine c’è stato un largo compattamento dell’opposizione a sostegno dei referendum - e questo è un risultato positivo - nell’opposizione all’inizio non c’è stata grande simpatia per la via referendaria. E’ sperabile che in futuro l’opposizione capisca che il nostro paese ha bisogno di scelte nette per uscire dalla palude e lo strumento dei referendum può contribuire a fare delle scelte chiare.

In sostanza questi referendum sono un patrimonio a cui l’opposizione dovrebbe attingere con coraggio per rinnovare la sua capacità di iniziativa e di risposta ai problemi del paese.

Ora occorre arrivare al quorum minimo del 50 % più un voto per renderli validi e alla maggioranza dei SI per abrogare le leggi oggetto di referendum. Le ore che mancano al voto debbono servire a spingere il maggior numero di elettori possibile ad andare a votare.

Tuttavia occorre anche ricordare i problemi che ci sovrastano in modo preoccupante. Infatti conclusi i referendum saremo nel pieno della discussione sulle misure economiche e qui la situazione è molto grave e preoccupante. L’unico che sembra non accorgersene è il Presidente del Consiglio che continua a premere per sgravi fiscali per cercare di recuperare i consensi perduti dal Governo e questo proprio nel momento in cui la sua firma è in calce al documento inviato a Bruxelles con gli impegni sul risanamento dei conti pubblici italiani.

Il decreto che deve ridurre il disavanzo di 43/45 miliardi di euro entro il 2014 va nella direzione contraria a quella che Berlusconi vorrebbe. L’unico spazio per riduzioni fiscali è aumentare le tasse da altre parti (per lo meno a somma 0) e se la via prescelta dovesse essere l’aumento dell’Iva il futuro economico italiano sarà veramente preoccupante. L’aumento dell’Iva finirebbe infatti con il dare una spinta all’inflazione, che già sta erodendo il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati.

Anche il cosiddetto federalismo fiscale sta cambiando pelle, ora è diventato il veicolo individuato dal Ministro dell’economia per ridurre le spese nella sanità e in generale nello stato sociale. La riduzione delle disponibilità finanziarie alle Regioni e agli Enti locali mette seriamente a rischio diritti fondamentali dei cittadini perché se una Regione non riuscirà a stare negli spazi finanziari concessi la conseguenza (il di più) la pagheranno i cittadini interessati che inevitabilmente verranno chiamati ad accollarsi la differenza, oppure a rinunciare al diritto alla salute.

Infine. La ripresa economica in Italia non c’è. Ormai il grosso dell’Europa è in ripresa, più o meno forte, mentre l’Italia è ferma al palo e questo ha conseguenze su tutto.

I giovani non hanno prospettive e in Italia c’è il triste record della disoccupazione giovanile. L’occupazione non cresce, il reddito dei lavoratori perde terreno, la precarietà dilaga e con questa non crescita economica anche risanare i conti pubblici sarà molto più difficile e inevitabilmente concentrato sui tagli e poiché gli investimenti pubblici sono al tappeto restano solo i tagli allo stato sociale.
Quindi finiti i referendum occorre affrontare questi argomenti seriamente e cercare di offrire al nostro paese una prospettiva prima che sia troppo tardi e che la nave dei folli abbia fatto danni irreparabili.

Alfiero Grandi

 

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